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martedì 10 gennaio 2012

Il canto jazz coniugato al femminile (parte III)


Visto l'apprezzamento riscosso dalle due precedenti raccolte (qui) e (qui) ho realizzato un'altra playlist, mettendo insieme voci che spaziano dai primi anni '40 fino ai giorni nostri.
Mostri sacri come Dinah Washington (the Queen), Barbra Streisand, Diana Ross, Peggy Lee, Lena Horne, Dianne Reeves, Etta James e la nostra Ornella Vanoni, si alternano con personaggi meno noti come Nellie Lautcher, Ethel Ellis, Erma Franklin (sorella della più famosa Aretha) o Thelma Gracen che ebbero una certa visibilità negli anni '50-60, ma oggi pressoché ignorate. Fra le più giovani troviamo Gladys Knight, Cheryl Bentine (più nota come componente dei Manhattan Transfer), Cassandra Reed, la francese Elisabeth Kontomanou, Patricia Barber, Cybill Sheperd (più nota come star della TV), ed infine il giovanissimo fenomeno vocale Nikki Yanofsky (classe 1994).


Come nelle precedenti selezioni ho, in linea di massima, privilegiato gli standards, che consentono una più facile fruizione per chi non è particolarmente esperto.


YOUNG GIRLS & OLD LADIES part 3
singing and playing
JAZZ
selected by Jazzfan37

Tracks
  1. Dinah Washington - Cry Me River (da “What a Difference a Day Makes!” 1959)
  2. Cybill Shepperd – I Can't Get Started (da “Mad About a Boy” con Stan Getz 1976)
  3. Lena Horne – Love Me or Leave Me (da “It's Love” 1955)
  4. Cassandra Reed – Color of Love (da “Cassandra Reed” 2003)
  5. Etta James – You've Changed (da “Mystery Lady: Songs of Billie” 1994)
  6. Dianne Reeves – Ask Me Now (da “Down Here Below” duet with Jeffery Smith 1999)
  7. Cheryl Bentine – Skylark (da “Let Me Off Uptown” 2005)
  8. Peggy Lee – Where or When (da “50 Sublimes Chanteuses de Jazz” con Benny Goodman 1941)
  9. Elisabeth Kontomanou – I Gotta Right to Sing the Blues (da"Waitin' for Spring" 2007)
  10. Ornella Vanoni – Ev'ry Time You Say Goodbye (da “Argilla” con Paolo Fresu e Tino Tracanna 1997)
  11. Gladys Knight - Stormy Weather (da “Before Me” 2006)
  12. Karrin Allyson – The Meaning of the Blues (da “Jazz Moods Mood Indigo” 2004)
  13. Erma Franklin - Can't See My Way (da “Super Soul Sister” 1968)
  14. Diana Ross – Good Morning Hearthache (da “Love & Life” 1972)
  15. Nikki Yanofsky – Air Mail Special (da “We All Love Ella” 2007)
  16. Barbra Streisand - In the Wee Small Hours of the Morning (da “Love is Answer” 2009)
  17. Patricia Barber – Summertime (da "Distortion of Love" 1992)
  18. Ethel Ennis – Love for Sale ( da “Lullabies for Losers” 1955)
  19. Nellie Lutcher – You Made Me Love You (da “Our New Nellie” 1956)
  20. Thelma Gracen – Harbour Light (da “Thelma Gracen” 1955)
La playlist può essere ascoltata qui di sotto

venerdì 18 novembre 2011

Vinicius de Moraes: poeta, musicista e cantante

Pubblicato mercoledì 9 maggio 2007

Per me fra le "cose per cui vale la pena vivere" (per citare l'amico AMALTEO) prima di tutto ci sono i nipoti (ne ho 5, tutti maschi, di tutte le taglie, da 8 a 16 anni. Uno di loro dovendo scegliere lo strumento per cominciare a studiare musica ha scelto il sassofono, dicendo alla mamma "così il nonno sarà contento"). Poi naturalmente viene il jazz e dopo metterei la musica brasiliana (o meglio la musica e la poesia brasiliana), una passione nata negli anni '60, ascoltando Tom Jobim e Joao Gilberto con Stan Getz, il poeta Vinicius de Moraes, il grande vecchio Dorival Caymmi, poi negli anni Caetano Veloso e la sorella Maria Bethania, donna di grande intelligenza e straordinario fascino, che ostenta con orgoglio sulle copertine dei dischi il suo naso aquilino e non nasconde il trascorrere degli anni, mostrandosi a 60 anni con i capelli grigi nella suggestiva foto di Mar de Sophia (Biscoito Fino 2006).
Poi ancora Elis Regina, il ministro Gilberto GilChico BuarqueJorge Ben e Toquinho, ed infine gli straordinari gruppi vocali MPB-4,  quarteto Em Cy e Os Cariocas.
Per me questa musica è anche rimpianto, in quanto nel mio peregrinare per il mondo non sono mai riuscito ad approdare sulla spiaggia di Bahia, a salire sul Corcovado o a passeggiare lungo le strade di Ipanema.
Eventi, circostanze, problemi di famiglia negli anni mi hanno costretto a rimandare il progetto, arrivando a un punto di non ritorno, rappresentato dall'età e dai relativi acciacchi (per essere ottimisti).
Così mi consolo con i circa 300 fra LP e CD della mia collezione "carioca" e ogni tanto "switchio" (brutto, ma efficace) dal jazz alla musica brasiliana.
Oggi è uno di quei giorni, ieri sera mi sono rivisto il bel film-documentario "Vinicius" dedicato alla vita alla poesia e alla musica di quel grande poeta, cantante e musicista, e anche diplomatico, che è stato appunto Vinicius de Moraes (1913 - 1980).
Il film, disponibile solo in lingua portoghese, è un bellissimo escursus sull'opera del poeta, che rende omaggio ad una delle figure brasiliane più famose al mondo (a parte i calciatori!!!) con interviste, letture di testi poetici, ma soprattutto musica, eseguita da artisti più o meno noti del mondo musicale brasiliano.
Fra le canzoni presentate c'è anche quella che io considero una delle più belle poesie d'amore mai musicate, grazie sia al testo di Vinicius, sia alla musica di Tom Jobim, ossia Eu sei que vou te amar (Io so che t'amerò).
Qui sotto ho riportato il testo originale e la versione italiana. La canzone è abbastanza nota comunque per chi non la conoscesse ho messo anche una versione in musica. Fra le diverse interpretazioni a disposizione anziché seglierne una sola, ho preferito metterne insieme tre diverse: quella dell'autore della musica Tom Jobim (voce e piano), ripetuta metà in italiano da Ornella Vanoni e metà in brasiliano da Maria Creuza, entrambe accompagnate alla chitarra da Toquinho.




Eu sei que vou te amar
Por toda a minha vida eu vou te amar
Em cada despedida eu vou te amar
Desesperadamente, eu sei que vou te amar
E cada verso meu será
Prá te dizer que eu sei que vou te amar
Por toda minha vida
Eu sei que vou chorar
A cada ausência tua eu vou chorar
Mas cada volta tua há de apagar
O que esta ausência tua me causou
Eu sei que vou sofrer a eterna desventura de viver
A espera de viver ao lado teu
Por toda a minha vida



Versione italiana di Sergio Bardotti
Io so che ti amerò
Per tutta la mia vita ti amerò
E in ogni lontananza ti amerò
E senza una speranza
Io so che ti amerò
Ed ogni mio pensiero è
Per dirti che
Io so che ti amerò
Per tutta la mia vita
Io so che piangerò
Ad ogni nuova assenza piangerò
Ma il tuo ritorno mi ripagherà
Del male che l’assenza ha fatto a me
Io so che soffrirò
La pena senza fine che mi dà
Il desiderio d’essere con te
Per tutta la mia vita.






Ad integrazione di questo vecchio post aggiungo un video del 1992 con Gal Costa e Tom Jobim


giovedì 17 novembre 2011

Le Signore della canzone e il Jazz

Repost from Splinder  (23 oct. 2006)

Dopo una lunga parentesi dovuta a motivi tecnici, riprendo le mie esternazioni. Mia Martini è stata sicuramente una delle voci più interessanti e particolari del panorama musicale italiano e l'idea di Maurizio Giammarco di farle incidere nel 1991 un album di musica con  flavours jazzistici "Mia Martini in Concerto" (FONIT CETRA CDL 294) è stata senz'altro meritoria. Purtroppo non è stato possibile ripetere questa lusinghiera esperienza a causa della tragica socomparsa della cantante. Riascoltare oggi quell'album non solo ci fa rimpiangere la brava e sfortunata "Mimì", ma ci fa anche rammaricare per quello che ancora sarebbe stato possibile realizzare se l'esperimento fosse proseguito
Questo tipo di contaminazioni, molto frequenti all'estero, sono piuttosto rare e non riscuotono mai grande successo.

Ci ha provato un paio di volte 
Ornella Vanoni con risultati altalenanti.
Un primo tentativo lo fece nel 1986 con Ornella &.... (CGD CDS 6032) in cui la cantante si cimentava in una serie di canzoni italiane di successo, accompagnata da jazzisti di fama come Lee Konitz, Gil Evans, herbie Hancock ad altri ancora, con risultati di scarso interesse jazzistico.

Si trattò di un "matrimonio non consumato" quello fra Ornella ed il Jazz come felicemente scrisse Giuseppe Piacentino recensendo il disco su "Musica Jazz".





Undici anni dopo, nel 1997,  uscì invece Argilla, un album gradevolissimo, frutto della collaborazione con Paolo Fresu ed altri jazzisti italiani del suo i entourage, come Antonello Salis, Tino Tracanna, Furio Di Castri ecc..
 Le differenze con il precedente progetto "grezzo e limitato", sempre per citare Piacentino, è abissale e anche se non si tratta di un capolavoro ma di un prodotto commerciale, bisogna riconoscere che l'imprinting di Fresu & C. ne fa qualcosa di valido e gradevole da ascoltare sempre con grande piacere.
Qualcosa ha tentato anche Giorgia esibendosi in alcuni festivals con Herbie Hancock, l'esperimento tuttavia non mi risulta che sia stato ripetuto in sala d'incisione.
Infine un rimpianto, non aver avuto, almeno fino ad ora, il piacere di un analogo progetto con protagonista Mina. In un'intervista rilasciata a "Musica Jazz" nel giugno del 1988 Giovanni Tommaso dava quasi per certa la realizzazione di un album di Ballads con la cantante, ma purtroppo della cosa non se ne fece più nulla. Dopo quasi 20 anni la speranza rimane ancora, ma purtroppo penso che resterà tale.