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mercoledì 24 giugno 2015

70 anni fa con i "V-Disc" il Jazz rientrava in Italia

Una pagina di storia

Sono trascorsi 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e nei ricordi di quelli che, come me, quell'epoca l'hanno vissuta, più o meno giovani, ci sono ancora le grandi novità che arrivavano insieme alle truppe americane; il chewing gum, la Coca Cola, i piselli in polvere, il minestrone in scatola Campbell's, le Lucky Stike, le Camel, le Chestefield e la musica dei V-Disc.


Questi ultimi erano dischi a 78 giri particolari, realizzati appositamente per le truppe al fronte e stampati nell'insolito formato da 30 cm, più grande dei dischi normali, per contenere più musica, inoltre erano infrangibili, per poter essere impacchettati e spediti intorno al mondo. La V stava per Victory. 
Prodotti su iniziativa del governo degli Stati Uniti per allietare i momenti di riposo dei militari nel turbine della guerra, contenevano un repertorio fra i più vari che andava da Bing Crosby a Toscanini, dalle canzoni popolari alla musica folk, ma la parte del leone la faceva il jazz, e in particolare, lo Swing, che all'epoca era popolarissimo fra i giovani statunitensi. 




Alcuni motivi come questo In the Mood di Glenn Miller o il Boogie Woogie di Tommy Dorsey rappresenteranno una specie di colonna sonora di quello straordinario periodo.







La maggior parte di quelle incisioni erano brani originali realizzati apposta per quell'esigenza, spesso introdotti da un breve saluto dell'artista ai militari, come in questo Pee Wee Speaks con Pee Wee Russell e La Muggsy Spanier V-Disc All Stars





oppure registrazioni di trasmissioni radiofoniche, sempre dedicate. Se si considera poi che a causa del recording ban - lo sciopero dei musicisti contro le case discografiche per problemi di royalties - dal 1942 al 1944 non venne registrato nessun brano nuovo, questi dischi hanno avuto anche un valore documentario.
In Italia, con il divieto di importazione dei dischi di jazz dal 1938, in pratica il jazz era bandito, e quel poco che circolava grazie ai musicisti italiani era mascherato con titoli assurdi tipo Tristezza di San Luigi (per S. Louis Blues) o Animo Sereno (per Mood Indigo) o ancora Anime Gemelle (per I Wish I Where Twins) e così via, ma vi erano anche orchestre italiane, come quella di Pippo Barzizza, che suonavano pezzi italiani con arrangiamenti stile Big Bands. Un esempio è questo brano del 1942, dello stesso Barzizza, in cui è possibile anche apprezzare la qualità dei solisti da Sergio Quercioli al clarinetto, a Gaetano Gimelli alla tromba e Francesco Bausi alla batteria.


Questo lungo digiuno ebbe fine con l'arrivo della 5a Armata americana che, con i suoi militari, oltre alla fine della guerra e la liberazione dal fascismo, portò nuova allegria.
Adriano Mazzoletti, di un paio d'anni più vecchio di me, ricorda:
Le feste da ballo erano all'ordine del giorno ed i militari della quinta armata giungevano con sotto braccio i pacchi appena giunti dagli Stati Uniti con dentro decine di V-Disc nuovi fiammanti e, alla fine della serata, molto spesso quei dischi infrangibili rimanevano lì, sul tavolo, accanto al grammofono a manovella e non mi vergogno di dire che con gli amici si faceva man bassa.
Fu così che molti scoprirono Pee Wee Russell, Jack Teagarden, Bobby Hachett, oltre ai grandi Duke Ellington, Louis Armstrong, Lionel Hampton, Benny Goodman, Glenn Miller ecc.
Poi verso il 1948 il Dipartimento della guerra, proprietario dei diritti sui V-Disc, decise di distruggere tutte le matrici e i pezzi rimasti in circolazione divennero rarità da collezione.
All'inizio degli anni '80 una casa discografica italiana decise di ripubblicare su Lp il meglio di quei dischi in una serie di 10 volumi con il titolo "Gli anni d'oro della musica americana", e la rivista "Musica Jazz", che proprio allora aveva iniziato ad allegare al giornale un Lp, offrì ai propri lettori un disco appositamente realizzato, con una selezione della suddetta raccolta. Dopo oltre 30 anni anche questo disco è divenuto una rarità e pertanto lo riproponiamo per dare la possibilità ai più giovani che non conoscono quella musica di farsi un'idea ed ai più vecchi di rinfrescarsi la memoria.



Gli anni d'oro della musica americana
(compilation)

Musica Jazz 12/1981
(su licenza Fonit Cetra)



A1. The Tattooed Bride (part one)
Duke Ellington and his orchestra

A2. Caldonia
Woody Herman and his orchestra

A3. Gee Baby Ain't Good to You
Count Basie and his orchestra
(vocal Jimmy Rushing)

A4. Souther Scandal
Stan Kenton and his orchestra

A5. Let's Fall in Love
Benny Goodman Quintet

A6. I'm Confessin' That I Love You
Louis Armstrong and his V-Disc All Stars




B1. Tin Roof Blues
Muggsy Spanier and his V-Disc Dixieland

B2. Where or When
Art Tatum

B3. The Man I Love
Coleman Hawkins

B4. Frim Fram Sauce
King Cole Trio 

B5. There'll Be A Jubilee
Mildred Bailey

B6. Washboard Blues
Yank Lawson and his Dixieland Blues

Buon ascolto!

sabato 3 novembre 2012

Vecchi dischi da riscoprire: Joe Williams/Count Basie - Memories ad Lib (1958)



Il disco di oggi è un vecchio album di Joe Williams con Count Basie: Memories Ad-Lib del 1958. Le particolarità di questo album sono diverse. Innanzi tutto da molti anni non viene ripubblicato neanche in CD, poi è uno dei pochissimi album in cui Basie suona esclusivamente l'organo. Inoltre è uno dei pochi in cui è possibile ascoltare alcuni brevi assolo di chitarra di Freddie Green, il fedelissimo chitarrista, a fianco di Basie per tutta la sua carriera e che di solito si limita al sostegno ritmico. Si tratta infine del primo disco in cui Joe Williams non è accompagnato dalla Big Band, ma solo da un Combo composto oltre che da Basie e Freddie Green, da George Duvivier al basso, Jimmy Crawford alla batteria e, in alcuni brani, da Harry "Sweet" Edison alla tromba.

Count Basie, Eddie Jones (non presente nel disco), Joe Williams e sullo sfondo Freddie Green alla chitarra

Nel 1980 l'intero album venne distribuito in edicola nel numero dedicato al cantante della serie "i grandi del JAZZ" dei F.lli Fabbri, una eccellente iniziativa che fece conoscere il jazz a molti giovani. Anche questo ormai un pezzo da collezione.



Joe Williams (1918 -1999) dal 1954 al 1961 è stato la voce maschile della Big Band di Count Basie in uno dei periodi più felici dell'orchestra, immortalato nei numerosi dischi Roulette, prendendo l'eredità dei grandi Joe Turner e Jimmy Rushing, senza farli rimpiangere, cosa non facile. Nel 1955 la sua popolarità raggiunse l'apice grazie all'interpretazione con la Big Band di un noto blues di Memphis Slim Every Day I Have the Blues, che ottenne un successo straordinario e gli fece attribuire, sia pure con molti distinguo, il titolo di Re del Blues.


Nel disco in esame tuttavia non compaiono blues, ma quasi esclusivamente vecchi standards, che consentono di apprezzare in pieno il suo grande talento vocale, grazie anche allo straordinario apporto di Basie all'organo e degli altri musicisti del gruppo.


Il brano che apre il lato A dell'LP è il celebre Ain't Misbehavin' scritto nel 1929 da Fats Waller. Questa versione di Joe Williams non sfigura nei confronti di quelle di molti altri celebri interpreti, fra i quali lo stesso autore. Nel secondo chorus è possibile ascoltare una degli assoli della chitarra non amplificata di Freddie Green.


Il brano successivo è I'll Always Be in Love with You altro standard del 1929 in cui si evidenzia il dialogo fra voce e organo




Segue un altro celebre brano: Sweet Sue Just You in cui in particolare Basie evidenzia la sua maestria con l'organo



In If I Could Be with You abbiamo il primo intervento della tromba sordinata di Harry Edison, mentre Basie crea un sottofondo superbo.



Ancora un celebre vecchio successo: Dinah del 1925, trattato con grande sensibilità da Williams


Conclude il lato A un altro standard del 1925: Sometimes I'm Happy,  con un altro eccellente assolo della tromba di Edison


Il lato B si apre con Baby Won't You Please Come Home un altro classico del jazz 


Segue una dolce ballad: Call Me Darling, una delle poche del repertorio di Williams, in cui è possibile anche ascoltare un suggestivo intervento della chitarra di Green.


Il terzo brano è The One I Love Belongs to Somebody Else, altro celebre standard portato al successo da Frank Sinatra, in cui Williams non sfigura nel paragone. Anche in questo brano è possibile godere di un intervento solistico di Freddie Green.


Segue Memories of You, composizione di Eubie Blake introdotta nel jazz negli anni '30 da Louis Armstrong in cui Williams sembra particolarmente ispirato.


Il brano seguente è un altro celebre successo di Fats Waller: Honeysuckle Rose, dove torna prepotentemente in primo piano l'organo di Basie


Il disco si conclude con una elegante versione dello standard All of Me in cui si evidenzia la perfetta sintonia del gruppo che accompagna il cantante


A questo punto non resta che augurarvi buon ascolto.

N.B.
Per chi volesse ascoltarselo con calma ho inserito anche un link.

mercoledì 25 luglio 2012

I miei standards preferiti: I Cried for You (1923)

I Cried For You venne scritta dai musicisti Gus Arnheim e Abe Lyman e dal paroliere Arhur Freed nel 1923 ed è uno degli standards più vecchi e longevi della storia del jazz. La canzone ebbe subito un notevole successo di vendite sia di dischi, sia di spartiti.


Di seguito possiamo ascoltare la versione strumentale originale registrata da un'orchestra dell'epoca.


Nel 1936 la canzone ebbe una sua seconda giovinezza grazie a Teddy Wilson, che la riprese e ne realizzò la prima vera versione jazzistica, con un gruppo di musicisti che sarebbero diventati tutti famosi: Jonah Jones alla tromba, Johnny Hodges al sax alto, Harry Carney al sax bar., Teddy Wilson al piano, Lawrence Lucie alla chitarra, John Kirby al basso e Cozy Cole alla batteria. La parte vocale venne affidata a Billie Holiday, una giovane cantante ventunenne, che si stava facendo conoscere sia per la sua voce particolare, sia per le qualità interpretative.



Il brano riscosse un successo inaspettato ed il disco vendette un numero di copie enorme per l'epoca, contribuendo alla affermazione della cantante.


Questo motivo rimase sempre nel repertorio della Holiday, che, lungo la sua carriera, ne registrò diverse versioni.
Il successo del disco indusse molti altri artisti a riprendere il brano, che divenne un vero e proprio standard. Fra le molte versioni di quegli anni, quasi tutte vocali, proponiamo il filmato di quella, strumentale, dell'orchestra di Jimmy Dorsey del 1940.


Anche nel dopoguerra il brano continuò ad essere interpretato da nuovi artisti. Una cantante che lo tenne a lungo nel suo repertorio fu Sarah Vaughan, che qui possiamo ascoltare in una vera e propria rarità discografica, nella quale alla cantante  si unisce il sassofono di Lester Young. La cosa avvenne casualmente nel 1947, i due si alternavano con i loro complessi in un concerto alla Town Hall di New York ed in occasione della canzone di chiusura del set di Sarah, Lester Young e il suo trombettista Shorty McConnell si unirono alla sessione ritmica che la accompagnava. Un connubio insolito che per quanto ne so non si è mai più ripetuto.



Sempre nel 1947 Louis Armstrong ne realizzò una strepitosa versione durante il famoso concerto degli All Stars alla Shymphony Hall di Boston, cantata da Velma Middleton, in cui la tromba e la voce si alternano in uno straordinario connubio.


Nel 1950, a causa della crisi delle big band, Count Basie fu costretto a sciogliere la sua e mise insieme un piccolo gruppo composto da una sessione ritmica e da tre fiati scelti fra giovani musicisti provenienti dal be bop come Wardell Gray al sax tenore, Clark Terry alla tromba e Buddy De Franco al clarinetto. Nel filmato seguente al gruppo si unisce Helen Humes, in una vivace e allegra interpretazione del nostro motivo.



Fra le interpretazioni maschili più interessanti ricordiamo quella di Frank Sinatra dal film Il Jolly è impazzito (The Joker is Wild 1957)


ma soprattutto quella strepitosa di Jimmy Rushing tratta dall'LP Rushing Lullabies del 1959 .


All'epoca il cantante aveva 58 anni ed aveva perso una parte della brillantezza vocale che negli anni '30 lo aveva reso celebre nei ranghi dell'orchestra di Count Basie come miglior blues singer in circolazione, ma aveva acquisito un fraseggio più maturo ed esuberante come dimostra la scatenata versione proposta.
In tempi recenti una cantautrice inglese Katie Melua ha scritto un brano con lo stesso titolo, ma che non ha niente a che vedere con lo standard di cui ci siamo occupati.
Visto il gradimento riscosso da alcuni pezzi precedenti sempre sugli standards elenco qui tutti i link








sabato 17 dicembre 2011

Diane Schuur & the Count Basie Orchestra (1987)

Repost from Splinder (2 aug. 2009)


Proseguendo nell'ascolto di vecchi dischi lasciati da tempo in disparte e ripescati per allietare le lunghe serate estive, ieri mi è capitato di riascoltare un vecchio CD, anche questo una vera chicca, degno di essere riportato all'attenzione degli appassionati.
Il disco è Diane Schuur & the Count Basie Orchestra (GRP 9550) realizzato nel 1987.


Deedles' Blues
Caught a Touch of Your Love
Travelin' Light
I Just Found Out About Love
Travelin' Blues
 Love You porgy
You Can Have It
Only You
Everyday
We'll Be Together Again
Until I Met You
Climbing Higher Mountains

Un disco completamente diverso da quello segnalato la volta scorsa, come diverse sono le sue protagoniste. In questo caso il vero protagonista è lo swing, la vivacità; una vera festa del jazz che questa eccellente cantante ci offre, sostenuta da quella straordinaria fabbrica del ritmo che è la Count Basie orchestra, qui diretta da Frank Foster, la quale a distanza di anni dalla scomparsa del suo leader continuava a offrire prestazioni straordinarie.
Tornando alla cantante, che all'epoca, dopo anni di gavetta in Alaska, dove venne scoperta da Dizzy Gillespie, cominciava a collezionare successi (questo CD vinse un Grammy Award), è da considerarsi una delle voci più interessanti e autorevoli comparse nel panorama jazzistico negli ultimi vent'anni. Coloro che, come me, hanno avuto occasione di ascoltarla in una delle sue numerose esibizioni, anche recenti, in Italia, hanno potuto constatare che, nonostante il suo handicap (è cieca dalla nascita) emana una straordinaria vitalità, una sincera gioia di cantare.
Dotata di un'agilità e di una potenza vocale fenomenali, si trova perfettamente a suo agio con questa grande orchestra, non facendo per nulla rimpiangere i grandi vocalists, di ambo i sessi, che nel tempo in essa si sono avvicendati, e in questa occasione snocciola una serie di brani uno più bello e coinvolgente dell'altro: dai vecchi successi di Basie, come Everyday (I have the blues), o Until I Met You (noto anche come Corner Pocket)  ascoltabile nel video qui sotto, all'eccellente We'll Be Together Again, ottimo brano scritto da Frankie Laine, famosa popstar da high parade degli anni '50, considerato il capostipite degli “urlatori” e molto amato dai giovani della mia generazione.


Un disco tutto da ascoltare e facilmente reperibile a prezzo contenuto, per chi fosse interessato, anche nei vari siti di vendita specializzati.

giovedì 15 dicembre 2011

Prez & LadyDay: un felice connubio artistico e personale.

Repost from Splinder (16 jul. 2009)

Lester Young con il suo originalissimo stile strumentale ha ribaltato alcuni valori fondamentali dell'estetica jazzistica, aprendo la via al jazz moderno. (Pino Candini)
Billie Holiday cantava jazz. Era lei stessa il jazz. (Trummy Young)
Suonare per lei non era come suonare per una cantante, ma per un altro strumento: perché ad ogni stimolo Billie Holiday reagiva con il feeling del musicista di jazz. (Mal Waldron)

Giusto cinquant'anni fa, nel 1959, nel giro di 4 mesi, da marzo a luglio, si assistette alla scomparsa di due delle più significative figure del mondo del jazz dell'epoca, unite da un profondo legame professionale ed umano, che nel bene e nel male, segnò indelebilmente le loro esistenze.
Ai primi di marzo di quell'anno, infatti, mentre si trovava a Parigi in tournée, Lester Young, colto dall'ennesimo collasso dovuto all'abuso di alcool e di droghe, su sua pressante richiesta, venne trasferito in patria, dove pochi giorni dopo, il 15 marzo, moriva a New York. Non aveva ancora 50 anni, li avrebbe compiuti il 27 agosto.
Il 17 luglio dello stesso anno sempre a New York, a soli 44 anni, anche lei distrutta nel fisico dall'abuso di alcool e di droghe, moriva Billie Holiday.
I due erano legati da un feeling particolare che andava oltre la sintonia musicale e l'attrazione fisica e che, con alti e bassi, durò per tutta la vita.


Nella sua biografia Billie Holiday parla molto di Lester, soprattutto relativamente ai primi anni di carriera, e ne deriva un quadro di collaborazione, di complicità, di stima e simpatia reciproche, ma non vi è mai un accenno ad amore o a rapporti intimi, forse dati per scontati, e che se vi furono, furono di breve durata e soprattutto furono insignificanti rispetto alla grande affinità artistica che li univa, tale da far dire che: i loro sounds appaiono una singola voce spaccata in due (Whitney Balliett) .
Lei diceva di lui:
Mi sembrava che lui fosse sempre più grande degli altri. In questo paese i re, i duchi e i baroni non contano nulla o quasi nulla, mentre il pezzo più grosso che ci fosse allora era F. D. Roosvelt ed era il presidente. Sicché presi a chiamarlo Presidente e, anche se presto fu abbreviato in “Prez”, ha sempre avuto quel significato che volevo io: l'uomo cioè, che è in cima a tutti gli altri.
Lester in una delle sue rare interviste, rilasciata poco prima di morire, riferendosi a Billie diceva:
Quando arrivai a New York la prima volta stavo da Billie. Lei mi insegnava a vivere nella città, mi diceva dove e come andare. Sai? È ancora la mia Lady Day.
I due si incontrarono la prima volta nel gennaio del 1937, Lester era stato chiamato da Teddy Wilson a sostituire Ben Webster, per una seduta d'incisione per la Brunswick. Da quel momento si creò fra i due una «istintiva sympatheia che era al contempo musicale ed esistenziale» (Luciano Federighi), che la stessa Billie così descrive:
Da quel momento Lester seppe quanto mi piaceva che si mettesse a suonare i suoi begli assoli dietro di me, e così, tutte le volte che gli era possibile, capitava nei posti dove io lavoravo, ad ascoltarmi o a suonare per me mescolato nell'orchestra.



All'epoca Billie era agli inizi della carriera, aveva poco più di 20 anni ed era una giovane donna bella e prosperosa con già alle spalle una vita turbolenta e tormentata. Per un'idea del suo aspetto fisico all'epoca si può vedere il filmato dell'ellingtoniana Symphony in Black (1935) di cui è protagonista del secondo movimento: Blues (noto anche come Big City Blues) alla quale in passato ho già dedicato una pagina in questo blog (qui).
Lester era più vecchio di sei anni ed anche lui, pur suonando da molti anni, solo allora cominciava a farsi conoscere grazie alla scrittura con l'orchestra di Count Basie. Il video seguente è di quegli anni e ce lo mostra durante un'esibizione dell'orchestra ad un Festival estivo.

...


Il loro connubio musicale durò dal 1937 al 1941 per un totale di 13 diverse sedute d'incisione e per una intera stagione con l'orchestra di Count Basie della quale però, per motivi contrattuali non sono disponibili registrazioni discografiche, ad eccezione di un I Can't Get Stated, tratto da una trasmissione radiofonica del 3 novembre 1937.

I risultati di questo connubio sono stati negli anni ripetutamente pubblicati sia a nome di Billie Holiday, sia a nome di Lester Young, nelle diverse raccolte discografiche a loro dedicate ed in tempi più recenti sono comparse diverse raccolte dedicate appositamente alle varie incisioni in comune.


Si tratta di materiale che non può mancare nelle collezioni di chi ama il jazz, e per chi ne fosse sprovvisto, fra le diverse possibilità consiglio una delle due seguenti opzioni:


una più sintetica in due CD: A Fine Romance (Definitive Records 1999) con una selezione abbastanza ricca comprendente 42 titoli.





Una completa in 3 CD : Billie Holiday & Lester Young Complete Recordings (Fremeaux 2002) comprendente 63 titoli, in pratica tutte le master tracks.






Queste incisioni comuni rappresentano solo una minima parte dell'immenso patrimonio discografico lasciatoci singolarmente dai due artisti nel corso della loro carriera e dei quali in questo blog si è parlato più di una volta.

Negli anni successivi a queste registrazioni i due pur rimanendo amici non ebbero più occasione di lavorare insieme.

Solo 16 anni dopo vennero riuniti in uno studio televisivo per la trasmissione The Sound of Jazz (1957) assieme ad altri famosi colleghi. Quell'incontro è stato immortalato in un celebre video in cui eseguono Fine and Mellow, del quale ho già parlato in una precedente pagina (qui) e che ripropongo qui sotto.

Si dice che all'epoca Billie e Lester avessero litigato e non si parlassero. Il clima fra i due, prima dell'incisione, era molto teso, ma appena Lester subentra a Webster per uno straordinario assolo l'espressione di Billie si rasserena e diventa ammiccante, il ghiaccio si è rotto, la sintonia musicale ha avuto la meglio. Purtroppo meno di due anni dopo non ci saranno più.

lunedì 12 dicembre 2011

Ricordo di Roy “Little Jazz” Eldridge a vent'anni dalla scomparsa.

Repost from Splinder (24 feb. 2009)


Fra un paio di giorni (il 26 febbraio) saranno trascorsi vent'anni dalla morte di Roy Eldridge (1911-1989), «un gigante della tromba», come lo definì il critico statunitense Leonard Feather nel suo necrologio, e che oggi è stato pressoché dimenticato. Per ricordarlo ho scelto di presentare una serie di video che spaziano in quasi 50 anni della sua carriera.
Eldridge è stato un artista di straordinario talento, eccellente strumentista, divertente showman e ottimo cantante, che ha esercitato una profonda influenza su tutti i solisti delle generazioni successive, ma anche un artista di “transizione” che ha vissuto a cavallo fra il jazz classico e il Bebop, senza immedesimarsi in nessuna delle due categorie, e che, nonostante il successo, restò comunque succube dell'incombente presenza prima di Louis Armstrong, di dieci anni più anziano, e poi di Dizzy Gillespie e di Miles Davis.
Le sue eccellenti doti si evidenziarono fin da giovanissimo e all'età di 19 anni si trasferì a New York dalla natia Pittisburgh, dove trovò un ingaggio nell'orchestra di Cecil Scott e dove incontrò Chu Berry, una delle stelle del gruppo, che diventò per lui una specie di guida. Dovettero però passare ancora un paio d'anni prima che la sua dirompente personalità emergesse, grazie anche ad un certo influsso che ebbe su di lui l'incontro con la musica Armstrong. Nel 1932 entrò a far parte dell'orchestra di Elmer Snowden, che comprendeva anche Otto Hardwick, Dick Wells ed altri ex ellingtoniani.
Il primo video che propongo è del 1933 e si riferisce proprio a quell'esperienza. Si tratta di una curiosità storica che ci permette di vedere il giovane Roy, che qui è riconoscibilissimo, (è il più basso del gruppo), alle prime armi in un vivace set di show-music, e fu proprio durante la militanza in questo gruppo che il sassofonista Hardwick (il primo sulla destra) coniò per lui in soprannome di “Little Jazz” che gli rimarrà per tutta la vita.


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Questo filmato è anche interessante come documento di costume. Girato nello storico anno che aprì la strada al New Deal dopo la tragica crisi del 1929, sembra quasi un invito a lasciarsi dietro i disastri passati e a guardare al futuro con allegria, rivolto in particolare alla gente di colore, alla quale il filmato era, quasi certamente, indirizzato.
Negli anno successivi Eldridge continuò a crescere come strumentista e a farsi le ossa in orchestre e complessi sempre più importanti, come i McKinney's Cotton Pickers, l'orchestra di Teddy Hill e quella di Fletcher Henderson. Nel 1937, ormai affermato, mise insieme un proprio gruppo che per un paio d'anni si esibì prevalentemente al “Three Duces” di Chicago.
Ma la grande popolarità gli arrivò grazie all'ingaggio da parte di Gene Krupa che ne fece una vera e propria vedette dell'orchestra. I suoi assolo di tromba, i suoi siparietti canori ed i suoi duetti con Anita O'Day riscossero un successo grandissimo. Di seguito due video dell'epoca che documentano alcuni di quei momenti..



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In realtà per Roy quelli furono anni difficili; far parte come unico artista di colore di un'orchestra di bianchi era molto complicato. Fraternizzare con i colleghi in pubblico era impensabile, alla fine di ogni concerto doveva uscire dalla porta di servizio e non poteva alloggiare nello stesso albergo degli altri. Un vero e proprio calvario che lo amareggiò moltissimo e lo indusse alla prima tournée in Europa a fermarsi a Parigi, dove venne accolto trionfalmente e dove sentì che non esistevano pregiudizi razziali.
Il prossimo video del 1951 lo vede suonare con un gruppo di musicisti francesi. Il pianista potrebbe essere Claude Bolling, ma non ne sono sicuro.

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Dopo circa un anno rientrò negli USA chiamato da Norman Granz che ne fece una stella del suo Jazz at the Philarmonic, ma negli anni tornerà spesso in Europa, dove venne sempre accolto con grande entusiasmo.
La sua militanza nella “scuderia” di Norman Granz, patron anche della casa discografica Verve e poi della Pablo, fece sì che nei successivi anni Roy incontrasse in concerti o su disco quasi tutti i grandi dell'epoca, da Billie Holiday, a Ella Fitzgerald, da Oscar Peterson a Coleman Hawkins, ma quasi sempre come spalla.
Fra i numerosi video disponibili su Youtube ho scelto questa gustosa versione di Sunday del 1961 eseguita con un gruppo di famosi colleghi: Coleman Hawkins al tenore, Johnny Guarnieri al piano, Cozy Cole alla batteria ecc.. Un classico esempio della vitalità e della vivacità di Roy, meritevole di attenzione anche se di scarsa qualità video.


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Per concludere ho scelto un video di quasi 20 anni dopo che ce lo mostra, già gravemente malato, in  una delle sue ultime esibizioni, prima di ritirarsi definitivamente. Il brano è Booty Blues ed è esguito con un gruppo capeggiato da Count Basie  con Zoot Sims ed altri musicisti meno noti. 



Nella speranza che questo fugace ricordo sia servito a stimolare la curiosità verso i suoi dischi chiudo con un'affermazione che anni fa lessi da qualche parte: Little Jazz era Grande Jazz.

venerdì 2 dicembre 2011

Count Basie: post Big Band

Pubblicato venerdì 26 ottobre 2007

Verso la fine degli anni '40, a causa dell'avvento del bebop da una parte e dei costi sempre crescenti dall'altra, tutte le storiche big bands furono costrette a sciogliersi e fra queste anche quella che Count Basie aveva diretto per ben 14 anni.


Basie tuttavia non si perse d'animo e mise insieme un piccolo complesso che comprendeva diversi giovani musicisti "post swing" come il trombettista Clark Terry (1920), il clarinettista "cool" Buddy DeFranco (1923) e i "boppers" Wardell Gray (1921 - 1955) al sax tenore e Serge Chaloff (1923 - 1957) al sax baritono; questi era uno dei famosi Four Brothers di Woody Herman. Questi ultimi due scomparsi prematuramente per abuso di droga.
La sezione ritmica comprendeva il fedelissimo Freddie Green alla chitarra, con lui dagli esordi, Jimmy Lewis al basso e Gus Johnson alla batteria.
Serge Chaloff dovette presto abbandonare il gruppo per motivi di salute, mentre il resto del complesso continuò ad esibirsi con successo per diverso tempo.
Di quel periodo ho trovato due brevi filmati interessanti nei quali è possibile apprezzare il brio e la vitalità che Basie riusciva a trasmettere ai suoi musicisti (peccato solo quegli applausi falsi aggiunti nella trasmissione video, una incomprensibile mania americana).
I brani sono nell'ordine: Basie Convesation e One O'Clock Jump






lunedì 28 novembre 2011

Basie & Ella: A Perfect Match

Pubblicato mercoledì 30 maggio 2007

Pescando dai miei video, torniamo al grande Count Basie, questa volta ripreso nel suo abituale contesto orchestrale al Festival del Jazz di Montreux 1979 con una guest star d'eccezione: Ella Fitzgerald, in una strordinaria esibizione improvvisata. Il titolo del brano Basella è emblematico. Un vero gioiello jazzistico.


Da questo straordinario concerto la Pablo di Norman Granz realizzò anche un bellissimo LP intitolato appunto Ella & Basie: A Perfect Match.

Due giganti: Count Basie e Oscar Peterson


Pubblicato lunedì 28 maggio 2007

Vedendo i commenti dei molti amici che spesso si "affacciano" a questa finestra sul jazz e la sua storia, ho constatato che i video dei grandi maestri sono molto apprezzati e mentre mi stò attrezzando tecnicamente per cominciare ad immettere video provenienti dalla mia collezione, continuo a pescare da YouTube.
Il nuovo video che propongo oggi ci consente di apprezzare un incontro straordinario: quello fra Count Basie e Oscar Peterson, due maghi della tastiera.
I due sono qui ripresi  in un concerto non meglio identificato, accompagnati dal solito N.H.O. Pedersen al basso e da Louie Bellson alla batteria, il brano eseguito dovebbe essere Slow Blues.


L'epoca di questo concerto dovrebbe essere fra il 1974 e il 1978, periodo in cui la Pablo di Norman Granz pubblicò tre o quattro albums dedicati a questi ripetuti incontri. In alcuni brani di questi dischi è possibile ascoltare Basie anche all'organo, strumento cui si dedicava raramente, ma sempre con risultati eccellenti.
Per chi fosse interessato ad approfondire questi incontri, cosa che consiglio vivamente, sui siti specializzati sono disponibili le riedizioni in CD della Original Jazz Classics di:
- Satch & Josh (1974)
- The Timekeepers (1978)
- Night Rider (1978)
tre albums che conservo con grande amore ed ascolto sovente; ne vale la pena.