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sabato 17 dicembre 2011

Phil Woods European Rhythm Machine: Live at Montreux 1972 (Pierre Cardin ILS 9024)

Repost from Splinder (29 0ct. 2009)




A1. The Executive Suite
B1. Falling
B2. It Does Not Really Matter Who You Are

Phil Woods: sax alto
Gordon Beck: piano acustico, piano elettrico
Ron Mattewson: basso acustico
Daniel Humair. batteria

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Questo disco costituisce una vera rarità sia per la casa discografica che lo produsse, sia per la musica, mai ripubblicata in CD.
All'inizio degli anni '70, lo stilista italo-francese Pierre Cardin, grande appassionato di musica, fondò una casa discografica a suo nome, che ebbe vita brevissima e che si distingueva per la veste grafica particolarmente elegante, disegnata da lui stesso.

Nel breve periodo di attività pubblicò diversi dischi, non solo di jazz, fra i quali anche l'edizione francese del Concerto Grosso dei New Trolls.
Di particolare interesse le registrazioni effettuate durante il Festival del Jazz di Montreux del 1972 dei concerti di Jean-Luc Ponty, del Lubat, Louis e Engel Group, oltre a questo dell'European Rhythm Machine di Phil Woods, che all'epoca venne salutato come un capolavoro.
Il critico britannico David Waddington, su Musica Jazz definì questo album «un saggio titanico d'improvvisazione fluida e mozzafiato». Il lato A del disco con i coinvolgenti venticinque minuti dell' Executive Suite venne anche descritto dai critici Brian Case e Stan Britt, nella loro Illustrated Encyclopedia of Jazz: «un tour de force del sax contralto, con sequenze senza accompagnamento in cui Woods da sfogo alla sua straordinaria maestria strumentale dall'urlante estremo acuto al gemebondo estremo grave dello strumento».
In Inghilterra l'album venne pubblicato dalla Verve, su concessione dell'editore francese, con una differente veste grafica.

A distanza di ormai quasi quarant'anni il disco mantiene la sua validità e rappresenta una straordinaria testimonianza della tendenza evolutiva del jazz di quegli anni. Un grande ammiratore italiano di Woods, Paolo Piangiarelli, il quale all'artista ha addirittura dedicato la sua casa discografica, la Philology, che da oltre 20 anni è una delle più prolifiche e autorevoli etichette italiane di jazz,


in una intervista rilasciata sul blog Jazz from Italy, dell'amico Roberto Arcuri, a proposito di quell'esperienza ha detto: «Andatevi a sentire il periodo dell'European Rhythm Machine, quello non era un emulo di nessuno, quello era un musicista meraviglioso, super, che è rimasto tale».

Adesso a voi il giudizio.

Helen Merrill: Music Makers (1986)

Repost from Splinder (19 jul. 2009)


Nelle calde serate estive a Marina di Massa mi capita, ogni tanto, di pescare a caso fra vecchi dischi che non ascoltavo più da anni e ritrovare perle dimenticate, che il tempo ha ricoperto di polvere, ma che meritano di essere ricordate.
Oggi voglio riportare all'attenzione un piccolo gioiello, realizzato più di 20 anni fa da una cantante molto apprezzata dagli appassionati, anche se non molto conosciuta dal grande pubblico: Helen Merill, classe 1930.
Il disco si intitola Music Makers (OWL JULIA 044) ed è del 1986.



Round Midnight
Sometimes I Feel Like a Motherless Child
A Tout Choisir
When Lights Are Low
And Still She Is With Me
Music Makers
Laura
As Times Goes By
A Girl in Calico
Solitude
Lady Br Good
Nuages

    Si tratta del secondo disco “francese” della cantante, cui la casa discografica parigina aveva dato una chance per uscire dalle concessioni commerciali imposte dalle majors statunitensi. Il primo era No Tears, No Goodbyes (OWL JULIA 038) del 1984, in duo con il raffinato pianista britannico Gordon Beck, che ritroviamo anche in questo secondo album.
    Quando Music Makers uscì mi trovavo a Parigi e venni indotto al suo acquisto da una lusinghiera recensione apparsa su Jazz Hot di ottobre di quell'anno e ne rimasi subito conquistato. Si tratta di un disco particolare, diverso dagli altri lavori della cantante. Un disco intimista, raffinato in cui, oltre a Gordon Beck, troviamo due ospiti straordinari: Steve Lacy al sax soprano nei primi sei brani e Stephane Grappelli al violino nei rimanenti sei.
    L'apporto di Gordon Beck è particolarmente efficace sia al piano acustico, che a quello elettrico, così come è curioso trovare Steve Lacy che si cimenta nell'interpretazione di standards. Che dire poi di Stephane Grappelli sempre brillante e pieno di ritmo.
    In questo album però, più ancora che nel precedente, si evidenziano, soprattutto, le straordinarie capacità vocali della cantante, la cui voce cangiante affronta con grande personalità alcuni famosi standards, senza cadere nella banale ripetitività, cercando soluzioni vocali innovative. Una voce unica capace di esprimere sentimenti e passioni dal profondo dell'anima ed in grado di «trasformare la più insignificante melodia in un raggio di sole» (Jazz Hot).
    Il successo riscosso, soprattutto in Francia, da questo album ed in generale dal duo Merrill-Beck, fece sì che i due per anni fossero presenti nei vari festivals estivi.
    Il video, amatoriale di scarsa qualità, che presento di seguito, è tratto da uno di questi festival di alcuni anni dopo, in cui i due presentano il noto standard My Favorite Things.