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lunedì 12 dicembre 2011

Gonzalo Rubalcaba, pianista versatile e talentuoso con venature latine

Repost from Splinder (16 feb. 2009)


Solo adesso ho potuto ascoltare l'ultimo album di Gonzalo RubalcabaAvatar (Blue Note 2008) uscito la scorsa primavera. Quest'ultima fatica del pianista nato a Cuba nel 1963 e da quasi vent'anni attivo sulla scena jazzistica newyorkese ed internazionale, mi ha confermato nella valutazione estremamente positiva che già avevo di lui. Pertanto ho deciso di non limitare questa pagina alla presentazione del disco, bensì di arricchirla con altre annotazioni ed alcuni video per dare un'idea complessiva delle sue straordinarie qualità musicali.
Sentii parlare di Rubalcaba per la prima volta nell'estate del 1992, mentre mi trovavo negli Stati Uniti in visita ad una figlia che all'epoca viveva in Missouri. Da un amico del posto, appassionato di jazz, mi venne consigliato il CD Blessing (Blue Note 1991), primo album registrato in studio a nome del pianista, con Charlie Haden al basso e Jack DeJohnette alla batteria. Se due artisti di quel calibro avevano accettato di accompagnarlo non potevano esserci dubbi e così è stato.



In effetti l'elevata qualità della musica espressa, ricorda altri storici trio quali quelli guidati da Bill Evans, da Keith Jarrett, ecc., ed è frutto di un perfetto interplay fra tre grandi strumentisti. Un disco ancora oggi tutto da ascoltare in cui si evidenzia il pianismo sensibile ed appassionato intriso di sapori afro-cubani del giovane Rubalcaba.
Un assaggio della sua personalità esuberante e della sua tecnica straordinaria ce lo dà il video seguente, realizzato solo tre mesi dopo il disco, in Giappone al Fuji Jazz Festival nell'agosto del 1991, in cui duetta con un altro genio della tastiera Chick Corea. I due sono in grande spolvero e lo stimolo reciproco serve ad evidenziarne la creatività. All'inizio, almeno a giudicare dagli sguardi, il più preoccupato del confronto sembra Corea, poi il tutto evolve in maniera eccellente per concludersi in uno scoppiettante finale che trascina il pubblico all'entusiasmo.



Dopo questo brillante esordio Rubalcaba ha continuato ad incidere dischi, spesso con il suo mentore, Charlie Haden, e ad esibirsi in giro per il mondo. Il successivo video lo riprende quattro anni dopo durante un concerto in memoria di Tom Jobim in cui esegue il noto Agua da Beber accompagnato da Herbie Hancock alle testiere, Ron Carter al basso, Alex Acuna alle percussioni e Harvey Manson alla batteria.



Anche in questo caso è possibile apprezzare la straordinaria verve improvvisativa e l'eccellente tecnica del pianista, qui aiutato anche dalle sue radici latino-americane e la standing ovation finale è più che meritata.

Negli anni la sua collaborazione con la casa discografica Blue Note è stata molto prolifica e il nuovo disco Avatar è il tredicesimo inciso per quell'etichetta.

1. Looking in Retrospective
2. This is It
3. Aspiring to Normalcy

4. Peace

5. Hip Side

6. Infantil - (Dedicated to John McLaughlin)

7. 
Preludio Corto No. 2 For Piano (Tu Amor Era Falso)
Questa volta Rubalcaba capeggia un quintetto composto da giovani musicisti emergenti, alcuni dei quali cubani o comunque di origine cubana, come il trombettista Mike Rodriguez, che aveva già suonato con lui in Land of the Sun di Charlie Haden o il sassofonista Yosvany Terry, anche autore di tre brani del disco. La ritmica invece è composta da due giovani statunitensi Matt Brewer al basso, lui pure autore di uno dei brani più interessanti Aspiring to Normalcy e dal promettente batterista Marcus Gilmore, che le bacchette le ha nel sangue, essendo nipote di Roy Haynes. A mio parere di questi due giovani sentiremo ancora parlare.
Dopo questo album Rubalcaba è stato reclutato da Richard Galliano per il suo ultimo disco Love Day (Los Angeles Sessions) (Milan 2008) in quartetto con l'amico di sempre Charlie Haden e il batterista e percussionista parigino Mino Cinelu noto per le sue collaborazioni con Miles Davis, con i Weather Report e con Pino Daniele.
Questo interessantissimo album è stato, a suo tempo,  adeguatamente recensito nel blog MONDO JAZZ e su di esso non mi dilungo, ma per chiudere vi propongo un video realizzato nel corso della tournée europea per promuovere detto album. Nella formazione, rispetto al disco, manca Cinelu sostituito da Clarence Penn, ma la sostanza non cambia.



Buona visione!

Rava L'opera va (1993)

Repost from Splinder (26 jan. 2009)


Nei giorni scorsi ho parlato dell'ultima fatica di Enrico Rava, in nuovo album New York Days.
Oggi faccio un salto indietro di 15 anni per proporvi un video relativo ad un altro suo famoso album: Rava l'Opera Va (Label Blue-MCA-BP631 1993)
1 E Lucevan le Stelle (Puccini, Tosca) 3:49
2 Tosca: Extraits du 1er Acte (Puccini) 5:14
3 Tosca: Extraits du 3eme Acte (Puccini) 5:40
4 Tosca: Improvisation Sur le 3eme Acte (Puccini) 4:48
5 La Fanciulla del West: Extraits (Puccini) 1:50
6 Stabat Mater (Pergolesi) 10:37
7 Chant d'Amour (Bizet) 9:33
8 Manon Lescaut: Intermezzo (Puccini) 5:29


Enrico Rava (trumpet)
Battista Lena (guitar)
Palle Danielsson (bass)
Jon Christensen (drums)
Richard Galliano (accordeon)
Bruno Tommaso avec
L'Insieme Strumentale di Roma

Il video è stato girato nello splendido Teatro Olimpico di Vicenza nel giugno 1994 durante la tournée per promuovere il disco. La formazione è leggermente diversa, ma la sostanza non cambia. Al basso c'è Enzo Pietropaoli, alla batteria Daniel Humair e Bruno Tommaso dirige in quest'occasione l'orchestra stabile del teatro.


Enrico Rava - Lucean le Stelle da "Rava l'Opera... di giangijazz

Con questo disco Rava ebbe per primo l'idea d'ispirarsi al grande patrimonio musicale italiano rappresentato dall'opera lirica. Idea ripresa negli anni successivi anche da altri artisti.
Un disco particolarmente interessante anche per chi non è appassionato solo di jazz.

martedì 6 dicembre 2011

Richard Galliano & Gary Burton: Hymne a l'Amour

Pubblicato  lunedì 21 gennaio 2008


In un precedente post avevo già espresso tutta la mia ammirazione per Richard Galliano, presentando il suo bellissimo album Luz Negra.
Recentemente mi sono, finalmente, procurato l'altro album, più o meno coevo del precedente, quell'Hymne a l'Amour in cui incontra Gary Burton, il miglior vibrafonista jazz oggi in circolazione.



Il disco, edito dalla benemerita casa discografica italiana Cam Jazz, è stato registrato alla fine di novembre del 2006, quindi poco prima di Luz Negra, al termine di una tournée che aveva visto i due artisti esibirsi anche i Italia, ma è uscito dopo, verso giugno del 2007.
Il disco è tutto da ascoltare e spazia da tanghi e milonghe di Astor Piazzolla, ben cinque, a Bach, da l'omaggio a Edith Piaf con il brano che dà il titolo all'album, a un omaggio a Jobim dello stesso Galliano, per concludere con il delicato Waltz for Debbie di Bill Evans e il commovente In bicicletta (dalla colonna sonora de Il Postino).
Un album pieno di atmosfere soffuse e colorate, di momenti melanconici e di spazi di vitalità, che conferma la grande maturità espressiva raggiunta da questo straordinario musicista, che ha riportato in auge uno strumento divenuto desueto come la fisarmonica.
Dopo l'uscita del disco il gruppo si è ricomposto ed ha ripreso a girare l'Europa. Il video amatoriale che segue è tratto da una data di detta tournée al Next Door di Mosca, nel novembre scorso e pur essendo  appena acccettabile, consente comunque di rendersi conto della qualità della musica proposta dal gruppo.

giovedì 17 novembre 2011

Luz Negra: l'ultimo disco di Richard Galliano


Pubblicato martedì 1 maggio 2007

Dopo una settimana in Paradiso, trascorsa da immergersi nelle acque cristalline dello stretto di Tiran e ad abbronzarsi sull'assolata spiaggia di Naama Bay a Sharm el Sheikh


sono tornato in quella specie di girone infernale che è diventata Firenze, stravolta da un traffico caotico e dissennato, che rende l'aria irrespirabile e i movimenti difficili, deturpata da migliaia di extracomunitari (vù cumpà, lavavetri, borsaiuoli e zingari) che, consapevoli del lassismo e del buonismo dell'amministrazione, diventano sempre più arroganti e prepotenti arrivando a ribellarsi ai vigili urbani che chiedono loro i documenti o a pestare i controllori sugli autobus, ed infine invasa da un turismo mordi e fuggi che ne mette a rischio la sopravvivenza. Un magnifico museo a cielo aperto che, grazie alle politiche dissennate di un'amministrazione incompetente, incapace ed inetta, si stà trasformando in un suk magrebino.
Dopo questo insolito sfogo, torniamo al jazz, partendo per il Paradiso avevo caricato il mio lettore mp3 con una buona scorta musicale: tutti gli ultimi albums acquisiti di recente. I primi mesi del 2007 sono stati prodighi di dischi interessanti, soprattutto di musicisti italiani o europei.
Mi riferisco al bellissimo The Words and the Days di Enrico Rava, su cui tornerò prossimamente, ai due dischi di Gianluigi Trovesi, dei quali ho già scritto, a Traps di Roberto Gatto, agli ultimi due dischi del quintetto di Paolo Fresu per la Blue Note: Thinking (uscito il 18 dicembre 2006) e Rosso, Verde, Giallo e Blue (uscito il 30 marzo), a Solitude di Martial Solal, già presentato precedentemente, e a Luz Negra di Richard Galliano, solo per citarne alcuni.
Partiamo da quest'ultimo, a mio avviso il più interessante per le diverse novità che presenta, mentre sugli altri tornerò nei possimi giorni.
Richard Galliano è uno dei musicisti più interessanti del panorama jazzistico europeo, per la particolarità del suo strumento, per la straordinaria qualità di esecutore e per le sue capacità compositive ed oggi è indubbiamente il fisarmonicista più conosciuto ed apprezzato.
La sua straordinaria versatilità gli ha consentito di esibirsi nei contesti più diversi e le sue collaborazioni discografiche e concertistiche spaziano da Juliette Greco a Chet Baker, dai Michel Petrucciani, Martial Solal, Michel Portal a Toots Thielemans, Ron Carter, Joe Zawinul. Particolarmente proficua la sua collaborazione al progetto Rava l'Opera Và di Enrico Rava, sia nella tourné concertistica sia nel disco.


Nel 1997 ebbi occasione di ascoltarlo dal vivo con i solisti dell'ORT (Orchestra della Toscana) nella suggestiva cornice del cortile del Palazzo Ducale di Massa, una straordinaria, indimenticabile serata.
Quell'esperienza sfociò successivamente in un interessante album Passatori (Dreyfus Jazz 2000).

Reduce da un periodo di attività ridotta dovuto a problemi di salute, con il nuovo album Luz Negra, Galliano ritorna sulla scena alla grande e con alcune novità. Innanzi tutto, dopo più di vent'anni ha rotto la collaborazione con la casa discografica francese Dreyfus, giustificando questa scelta con la necessità di sottrarsi ai ritmi assilanti e di rompere la routine delle registrazioni parigine che sentiva ormai come un lavoro in fabbrica.
Così nel dicembre del 2006 è andato in Brasile ed ha realizzato questo album interessante avvalendosi di un gruppo di musicisti brasiliani, molto bravi, il Tangaria quartet, ritornando un pò anche al suo esordio discografico avvenuto nel 1980 con il Boto Brazilian quartet, nello storico album Salsamba e con una guest star d'eccezione: Chet Baker.
Il disco presenta un mèlange di atmosfere francesi da bal musette e ritmi brasiliani, di sapori latini del tango e aromi mediorientali. Troviamo anche un omaggio all'Italia ed a Fred Buscaglione con una gustosa versione jazz di Guarda che Luna.
Ancora una volta Galliano ci offre un disco eccellente, che merita di essere segnalato all'attenzione degli amici appassionati di jazz e non solo.