Dieci anni dopo il famoso Birth of the Cool di cui ho già parlato nel post dedicato a Gerry Mulligan, Miles Davis realizza un altro album storico un caposaldo nella storia del jazz: Kind of Blue.
Ian Carr nel suo Miles Davis, una biografia critica (Arcana Editrice, 1982) scrive che quell'album «col tempo si sarebbe dimostrato il disco più importante nella storia del jazz». (p.137).
Affermazione forse un po' eccessiva, ma è fuor di dubbio che questo disco ha rappresentato uno dei vertici della creatività musicale di Davis ed un punto di svolta nelle storia del jazz, oltre ad essere tuttora uno dei dischi di jazz più venduti in assoluto.
Nel 1959 Davis era al culmine della popolarità; l'anno precedente aveva già realizzato alcuni album importanti dei quali ho già parlato in un paio di post lo scorso anno (qui) e (qui).
Dopo quegli album si pensava che la musica di Davis avesse ormai raggiunto i massimi vertici espressivi, ma anche questi vertici vennero superati da questo nuovo album, realizzato in due sessioni il 2 marzo e il 22 aprile, alla testa di un sestetto comprendente John Coltrane (sax t) Julian “Cannonball” Adderley (sax a), Bill Evans e Wynton Kelly, al piano, Paul Chambers (bs), Jimmy Cobb (brt). La presenza di due pianisti verrà spiegata in una successiva intervista da Jimmy Cobb: «Non era la prima volta che Miles si comportava così. Ogni tanto portava in studio due strumentisti per certe idee che aveva […] Per il blues voleva determinate cose e sapeva che Wynton era l'uomo giusto, per certa musica più delicata ne voleva altre e l'uomo giusto era Bill».
Questo album era la prosecuzione del nuovo cammino abbozzato con il precedente Milestones, che ora prendeva concretamente forma con l'improvvisazione modale, improvvisazione non basata sugli accordi di un tema (sistema tonale), ma su diversi tipi di scale o modi (da cui modale, appunto).
Nella prima sessione del 2 marzo vennero registrati i primi tre brani: So What, Freddie Freeloader e Blue in Green, il primo e il terzo con Evans al piano e il secondo con Kelly. Nell'ultimo brano non suona Cannonball.
La genesi di questa sessione fu particolare, Miles aveva portato in studio solo degli abbozzi di quello che ogni musicista doveva suonare per stimolarne la spontaneità e tutto venne registrato al primo tentativo.
Il 22 aprile vennero registrati gli altri due brani che completano l'album: Flamenco Sketches e All Blues, che, però questa volta non vennero registrati al primo tentativo, in quanto di entrambi i brani esistono due takes.
Ciò detto non resta che invitarvi a riprendere in mano ed a riascoltare quest'album (per chi già lo possiede) o correre ad acquistarlo (per chi ancora non ce l'ha) per gustarne a pieno la qualità. Più lo si ascolta e più se ne apprezza la bellezza. Come assaggio vi propongo questo video, realizzato lo stesso anno, in cui viene proposto il brano più famoso dell'album. La formazione che lo esegue non è proprio la stessa, mancano Cannonball Adderley, quel giorno indisposto e Bill Evans sostituito da Wynton Kelly, ma l'atmosfera è la stessa. L'orchestra sullo sfondo è quella di Gil Evans, riunita per altre riprese.
Continuando nella segnalazione di alcuni storici LP che quest'anno compiono 50 anni, oggi voglio presentarne altri due.
La volta scorsa i protagonisti erano stati Miles Davis e due suoi straordinari collaboratori: John Coltrane e Cannonball Adderley, oggi restiamo ancora alla corte del “divino” Miles con Gil Evans (1912 -1988) il più geniale e innovativo arrangiatore della seconda metà del secolo scorso. Il critico Bruno Schiozzi ne ha qui sintetizzato perfettamente le straordinarie caratteristiche musicali:
«”Scrittore” dotato di sobrietà e originalità che non trovano riscontro, riusciva ad “interpretare” le varie composizioni approfondendone valori e significati, addentrandosi tra le pieghe del tema [...] con una sensibilità e una precisione quasi irreali, rifacendosi a codici espressivi assolutamente personali» (Jazztime: Gil Evans, F.lli Fabbri, Milano, 1989).
Gli Album che qui voglio ricordare sono due:
New Bottle, Old Wine uscito a nome di Evans con orchestra e solista principale Cannonball Adderley;
Porgy and Bess a nome di Miles Davis, con arrangiamenti scritti e orchestra diretta da Evans.
Entrambi rientrano nel filone iniziato l'anno precedente con Miles Ahead, con cui Evans aveva ripreso la collaborazione con Davis, iniziata dieci anni prima con Birth of the Cool. Il successo di quell'esperienza indusse Evans a tentare qualcosa di simile con Cannonball Adderley e nacque New Bottle, Old Wine.
L'album è una specie di breve storia del jazz realizzata arrangiando in chiave moderna (New Bottle) alcuni brani classici (Old Wine). Si va da St.Louis Blues (di William C. Handy) a Manteca (di Dizzy Gillespie), da Struttin' With Some Barbecue (di Lillian Hardin Armstrong) a Bird Feathers (di Charlie Parker), da Willow Tree (di Fats Waller) a Lester Leaps In (di Lester Young) e infine da King Porter Stomp (di Jelly Roll Morton) a 'Round Midnight (di Thelonious Monk). In questi arrangiamenti la sensibilità, l'eleganza, la modernità della scrittura di Evans si evidenziano perfettamente, offrendoci un disco che a distanza di mezzo secolo è ancora estremamente attuale e godibilissimo.
Di seguito propongo tre esempi
In 'Round Midnight, il famoso e bellissimo brano di Monk viene rivisitato con un particolare arrangiamento in cui risaltano, oltre la superlativa performance di Cannonball, gli intrecci fra flauto, corno, tuba e tromba con sordina. Il brano, già di per sé un capolavoro musicale, trova qui una nuova veste che lo rende ancor più godibile.
St. Louis Blues, lo storico brano di W. C. Handy, forse il brano di jazz in assoluto più eseguito al mondo, viene qui presentato in forma moderna con un particolare impasto di fiati, mentre Cannonball ancora una volta si supera in un'esecuzione calda e personalissima.
Lester Leaps In, uno dei brani più noti scritti ed eseguiti da Lester Young, viene invece affrontato in una versione velocissima, con la sezione dei sassofoni in evidenza. Oltre al solito straordinario Adderley meritano di essere segnalati Chuck Wayne alla chitarra e Frank Rehak al trombone.
I rimanenti 5 brani non sono da meno e vi lascio la curiosità, chissà che a qualcuno, che non ce l'ha, non venga la voglia di procurarsi il CD.
Il secondo LP segue una linea analoga, solo che gli arrangiamenti questa volta riguardano la più importante opera di ispirazione jazzistica e folkloristica negra, l'indiscusso capolavoro di Gershwin.
Qui il solista torna ad essere Davis, come in Miles Ahead, mentre Cannonball resta solo come membro dell'orchestra e anche in questo caso la scrittura di Evans trasforma la musica di Gershwin, scritta per essere cantata, in una partitura per orchestra jazz, affidando al solista il compito di sostituirsi ai cantanti; il lavoro di Evans infatti si concentrò in particolare sulla partitura per canto.
Il risultato finale di questa nuova collaborazione fra Davis ed Evans fu strepitoso, l'album ebbe un successo straordinario e resta ancora oggi il disco di Miles Davis più venduto in assoluto dopo Bitches Brew.
Di seguito due brani notissimi, tratti dall'album:
- Bess, You Is My Woman Now
- I Loves You, Porgy
e presi da Youtube
Per concludere, non esistendo video relativi a questi album, per onorare l'imprinting di questo blog ho scelto un video che ci offre comunque quell'atmosfera anche se è riferito al precedente Miles Ahead.
Ultimamente sono stato quasi sempre fuori Firenze, ed ho portato con me l'i-pod caricato con diversi vecchi album in vinile rippati e pescati fra quelli che ogni tanto riascolto volentieri. Nel selezionarli ho notato che diversi erano stati pubblicati nel 1958 e quest'anno compivano 50 anni, pertanto ho pensato che questa ricorrenza poteva costituire un pretesto per parlarne (o riparlarne). Però, poiché gli album sono diversi, dividerò l'esposizione in due parti, per non farla troppo lunga.
Il primo album che voglio segnalare è la colonna sonora del film di Louis Malle Ascensore per il Patibolo, realizzata da Miles Davis. In realtà con questo disco siamo border line in quanto le registrazioni avvennero nel dicembre 1957, ma l'album uscì in Francia su un LP 25 cm. nel 1958, assieme al film.
Nel dicembre 1957, mentre era a Parigi e suonava al Club St. Germain come solista ospite con un gruppo “stanziale” composto da Kenny Clarke (parigino d'adozione) alla batteria, e i francesi Barney Wilen al sax tenore, Pierre Michelot al basso e René Utreger al piano, Miles venne in contatto, tramite la comune amica Juliette Greco, con il regista che gli offrì l'opportunità di relizzare la colonna sonora del film che stava girando. Miles accettò e si mise al lavoro con gli stessi musicisti che suonavano ogni sera con lui. Quell'esperienza, per sua stessa ammissione gli insegnò molto e gli dischiuse nuove direzioni improvvisative che lo porteranno gradualmente alle esperienze modali, come vedremo più avanti parlando dell'album Milestones.
Secondo molti critici il film di Malle, dalla trama tutto sommato banale, oggi non meriterebbe neppure di essere ricordato se non fosse per quella musica. A mio giudizio, anche la musica senza immagini perde parte del suo valore e la maniera migliore per gustarla e apprezzarla è rivedere il film, come ho fatto io prima di queste note. Di seguito il brano Florence Sur Les Champs Elysées sul quale tornerò più avanti
Il secondo album è Something Else di Cannonball Adderley che vede la partecipazione, in via amichevole di Miles Davis, essendo il sassofonista membro del suo gruppo stabile.
Si tratta di un disco veramente eccellente, da molti considerato il miglior disco in assoluto di Cannonball, con alcune vere e proprie gemme musicali, come la bellissima versione del grande successo francese Les Feuilles Mortes, (tradotto in Autumn Leaves e, forse, voluto proprio da Miles in omaggio a Parigi e alla sua amica e amante Juliette Greco). Un brano con caratteristiche del tutto estranee al jazz, ma che grazie alla personale, ispirata interpretazione che ne viene data, diventerà d'ora in poi un vero e proprio standard jazzistico. Notevole l'interpretazione del classico di Cole Porter Love for Sale con spunti latino-tribalistici, così come la lettura che Cannonball, qui unico solista, dà di Dancing in the Dark. Davis, che non era uno prodigo di complimenti, apprezzava molto questa interpretazione, che diceva ricordargli quella di Sarah Vaughan. Anche i restanti tre brani dell'album non sono da meno, un album tutto d'ascoltare.
Per chi ancora non la conoscesse o per chi vuole riascoltarla di seguito Autumn Leaves.
Prima di tornare su Miles Davis e sul suo Milestones, mi voglio soffermare su un album dell'altro suo grande partner: John Coltrane. Il 1958 fu un anno prolifico per il sassofonista che, oltre a registrare con Davis, realizzò numerosi album a suo nome, almeno una decina. Fra questi ho sempre trovato Soultrane uno dei più interessanti. Realizzato in febbraio con una ritmica “davisiana”: Red Garland al piano, Paul Chambers al basso e Art Taylor alla batteria, è una specie di vetrina dello stile coltaniano dell'epoca detto sheet of sounds, tessuti di suono, una specie di simultanea cascata di suono, e forse fu proprio ascoltando questo disco che il critico Ira Gitler sempre nel 1958, su Down Beat, coniò questo termine entrato ormai nella storia del jazz.
Il titolo dell'album deriva da una ballad, scritta da Tadd Dameron un paio d'anni prima ed eseguita con lo stesso Cotrane nell'album Prestige Mating Call, che non è contenuta in questo. La casa discografica Prestige pensò tuttavia che quel titolo fosse appropriato in quanto giocava sul nome di Coltrane. I cinque brani dell'album sono tutti godibili.
La facciata A contiene due lunghi brani Good Bait (12') e I Want to Talk About You (10'), il primo abbastanza vivace e allegro con lunghi assoli di tutti i componenti del gruppo, il secondo invece è una ballad, un po' languida che offre a Coltrane l'occasione per deliziarci come di consueto fa quando affronta questo genere.
La facciata B si apre con You Say You Care, forse l'esecuzione più interessante di tutto l'LP, (che propongo più sotto) in cui Coltrane sviluppa una serie variazioni di accordi in un contesto veloce che evidenziano la sua capacità creativa. Il tutto sostenuto da una ritmica eccellente.
Il secondo brano Theme for Ernie è dedicato al sassofonista Ernie Henry scomparso alcuni mesi prima all'età di 31 anni. Un omaggio permeato di tristezza.
L'album si chiude con una veloce versione di Russian Lullaby di Irving Berlin.
Concludiamo questa prima parte tornando a lui, al divino Miles ed al suo Milestones realizzato in due sedute di registrazione consecutive il 2 e il 3 aprile, con il sestetto comprendente Coltrane al sax tenore, Cannonball Adderley al sax alto, Red Garland al piano, Paul Chambers al basso e P.J. Jones alla batteria. Questa sarà anche l'ultima volta di Garland e Jones nel gruppo, sostituiti il mese successivo con Bill Evans e Jimmy Cobb. La nuova formazione sarà quella con cui, l'anno dopo, Davis realizzerà Kind of Blue.
Milestones è un album spartiacque nella discografia di Davis, caratterizzato da diverse novità. Innanzi tutto la composizione che dà il titolo all'album fu il suo primo tentativo di composizione modale, inoltre per la prima volta in un suo album non troviamo standards, ma solo brani originali composti da lui, o da colleghi come T. Monk, Jackie McLean, John Lewis o Ahmad Jamal. Altra novità in un album a suo nome non prende assoli in un brano, Two Bass Hit (di John Lewis) in cui lascia spazio nell'ordine a Cannonball e Coltrane, mentre il brano Billy Boy (di A. Jamal) è affidato addirittura alla sola sezione ritmica, anche se l'imprinting musicale resta il suo.
Nella sua autobiografia a proposito di questo album egli scriveva: «... mi piacque molto il suono della band in questo disco e capii che avevamo fatto qualcosa di speciale. Trane e Cannonball avevano veramente fatto grandi cose e ormai si erano veramente abituati l'uno all'altro. Questo fu l'album in cui cominciai a scrivere veramente in forma modale, e in Milestones, il pezzo che dava il titolo al disco ho usato proprio questo stile.»1
Un album storico, una vera e propria "pietra miliare" non solo per la discografia di Davis, ma anche per la storia del jazz.
Chiudo proponendo l'ascolto del brano Sid's Ahead, un pò lungo (circa 13') però in esso si trova più di un riferimento a quel Florence Sur Les Champs Elysées proposto all'inizio, a conferma che quell'esperienza lasciò una traccia non trascurabile.
Il mese scorso, l'11 settembre, moriva a Vienna, all'età di 75 anni Joe Zawinul, eclettico pianista e dotato compositore, uno dei fondatori, con Wayne Shorter del jazz-rock o fusion.
Mesi orsono dedicai una pagina alla sua composizione più famosa, quel Birdland(qui) che lo aveva fatto conoscere universalmente anche al di fuori del mondo del jazz.
La sua morte lo ha riportato alla ribalta, tutti i principali quotidiani o telegiornali ne hanno parlato, ricordandolo, prevalentemente, circondato dalle sue tastiere e con il caratteristico scuffiotto multicolore.
Queste due bellissime foto, opera di un caro amico di Battipaglia, appassionato di jazz e provetto fotografo, lo ritraggono in un concerto tenuto a Vicchio (Firenze) nel marzo scorso.
Per quanto sopra detto non stò quindi a rievocarne i fasti più o meno recenti e voglio invece tornare ai suoi esordi jazzistici, in giacca e cravatta, quando verso la metà degli anni '60 entrò a far parte del quintetto di Julian "Cannonball" Adderley, il quale per primo ne intuì le notevoli doti pianistiche. Di lui diceva «il ragazzo ha tocco elegante di Shearing e l'anima soul di Ray Charles». La conferma di questo giudizio si può avere da le due clip scelte per ricordare quegli anni, che sono, appunto, con quel quintetto che comprendeva anche Nat Adderley alla tromba, Sam Jones al basso e Louis Hayes alla batteria. Un gruppo in quegli anni molto popolare che raggiunse anche i vertici del Hit Parade con quel Mercy, Mercy, Mercy scritto proprio da Zawinul.
I brani eseguiti sono nell'ordine: Arriving Soon e Unit Seven
Un altro suo brano notissimo è A Silent Way, scritto per Miles Davis nel 1968, quando iniziò la loro collaborazione, e che dette il titolo al famoso album elettrico dello stesso Davis.
Nel 1991 Miles Davis era in tournée a Parigi, in una delle sue ultime apparizioni in pubblico prima della sua morte, avvenuto il 28 settembre di quello stesso anno. In zona c'era anche Zawinul, con Wayne Shorter anche lui protagonista di quella famosa incisione, e Miles li invitò per una storica reunion dedicata a A Silent Way.
Chiudo con una curiosità, qui sotto ho inserito la versione di A Silent Way, interpretata sempre da Davis e c. come in origine era stata scritta da Zawinul prima dello stravolgimento della versione elettrica.