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martedì 3 gennaio 2012

Charles Mingus e Joni Mitchell: un incontro inconsueto.


In questi giorni di festa rovistando fra le vecchie cianfrusaglie conservate nei posti più impensati, mi è capitata fra le mani un vecchia musicassetta acquistata più di 30 anni fa che avevo dimenticato di possedere. Nei vari traslochi era finita in fondo ad un cassetto e pertanto non l'avevo più ascoltata. 


Riascoltarla (new link) dopo tanti anni è stata una vera sorpresa. Questo connubio fra la musica di Mingus e i testi e la voce della Mitchell, realizzata quando lui era alla fine dei suoi giorni, all'epoca non ebbe il successo che avrebbe meritato. Non apprezzato dai fans della cantante (fu in assoluto il suo disco meno venduto) e mal visto dai puristi del jazz che considerarono un sacrilegio un'alleanza con una star del rock, a distanza di anni questo ritratto atipico del geniale maestro del jazz merita invece, a mio avviso, di essere riascoltato.


In un'intervista rilasciata a Leonard Feather e apparsa sul numero di novembre 1979 di Down Beat, la cantante rivelò la genesi di quell'opera. Mingus, all'epoca già gravemente malato e confinato sulla sedia a rotelle, dopo aver ascoltato alcuni suoi dischi, aveva pensato di realizzare con lei una specie di “Cantata” sui testi dei Quattro quartetti di T. S. Eliot, ma dopo alcuni incontri non se ne fece nulla, per le difficoltà insite nel progetto. Dopo poco Mingus le inviò alcune composizioni, scritte appositamente per lei, affinché ne scrivesse i testi e le cantasse. Purtroppo nel gennaio del 1979 la morte lo colse prima che i brani fossero completati.  



In giugno finalmente l'album vide la luce e conteneva quattro brani con musica di Mingus e parole della Mitchell, più due composizioni originali della cantante, inframezzati da alcuni frammenti contenenti la voce di Mingus, registrata in diverse occasioni dalla moglie Sue.


Il gruppo che accompagnava la cantante era una vera All Stars comprendente Jaco Pastorius, Wayne Shorter, Herbie Hancock, Peter Eskine, Don Allias e Emil Richards Wolves.
Nel video seguente è possibile ascoltare un brano eseguito in concerto con una formazione comprendente solo alcuni dei suddetti componenti del gruppo.


lunedì 5 dicembre 2011

BIRDLAND


Pubblicato domenica 29 luglio 2007

Ho deciso di dedicare la pagina odierna, anziché ad un musicista o a un disco, ad un brano che amo moltissimo, presentandone le due versioni più famose.
Si tratta di Birdland scritta nel 1977 da Joe Zawinul per lo storico gruppo di jazz-rock (o fusion) Weather Report e apparsa per la prima volta nell'album Heavy Weather. Quel disco riscosse un successo strepitoso ed il brano divenne subito popolarissimo, un vero e proprio standard. Il titolo si ispira al noto jazz club newyorkese sulla 52nd street, il cui nome derivava dal soprannome "bird" di Charlie Parker, e dove negli anni '50 si esibivano i più famosi jazzisti. Da ciò molti pensarono che il brano si ispirasse o fosse dedicato a Parker, ma in  un intervista Zawinul smentì questa interpretazione, spiegando che il brano si ispirava alle atmosfere della big band di Count Basie che spesso aveva suonato in quel locale.
Il filmato scelto è stato ripreso nel 1978 durante un concerto live a Francoforte; la formazione del gruppo è leggermente diversa da quella del disco, infatti oltre a ZawinulShorter e Pastorius troviamo Peter Erskine alla batteria e percussioni, invece dei due percussionisti dell'album.


Nel 1979 il cantante e paroliere Jon Hendricks, aggiunse al brano un testo e questa nuova versione venne inclusa dai The Manhattan Transfer nell'album Extensions  e successivamente ripreso nel loro famoso album Vocalese del 1985. Anche in questo caso il brano riscosse un successo strepitoso e venne addirittura scelto dal gruppo come sigla.
Il video scelto per questa versione è stato realizzato in concerto dal vivo a Tokio nel 1986.