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venerdì 20 marzo 2020

SUGARPIE and the CANDYMEN: SWEET CLASSICS (Irma La Douce 2019)


In tempo di coronavirus cosa c'è di meglio per allietare le lunghe giornate casalinghe, pervase di noia e immobilità, che un disco brillante, allegro pieno di verve e di swing.
Io in questi giorni ho risolto con l'ultima fatica dei Sugarpie and the Candymen: Sweet Classics (Irma Records 2019). 


I Sugarpie and the Candymen sono un gruppo di jazz italiano nato nel 2008 con al suo attivo ben sei album e con uno spiccato senso per il ritmo che fonde lo swing con il jazz elettrico, particolarmente nel precedente "Cotton Candy Club" del 2017 e nel presente "Sweet Classics".



Il gruppo è formato da una vocalist (Sugapie): Lara Ferrari dal 2016, in precedenza Georgia Ciavatta, e un compatto nucleo di musicisti (The Candymen): Jacopo Delfini, Renato Podestà, Roberto Lupo ai quali di volta in volta si aggiungono altri; in questo caso Claudio Ottaviano al double-bass e Mauro Negri al clarinetto, sax tenore, piano.
I 14 brani contenuti in questo album sono tutti grandi classici e spaziano da Irving Berlin a Cole Porter , da Duke Ellington a Benny Goodman ecc., tutti interpretati con grande feeling.


Una menzione particolare merita la splendida voce dell'affascinante Lara Ferrari che qui potete ascoltare nel brano che apre questo disco:



Per concludere un disco che infonde serenità e allegria e ti ricarica di energia. Da non perdere.

lunedì 11 novembre 2019

Il nuovo disco di Martino Vercesi "New Thing" (Alessio Brocca edizioni 2019)


Questo nuovo disco del chitarrista milanese Martino Vercesi, che non conoscevo prima, è stato per me una piacevole sorpresa per più di un motivo.
Innanzi tutto, non avendo io una grande dimestichezza con la chitarra-jazz, strumento che non rientra fra quelli che ascolto più di frequente, sono rimasto affascinato dalle qualità di sensibile strumentista e di originale compositore (tutti i brani del disco sono opera sua) di Vercesi che, in questa sua fatica, è coadiuvato da alcuni eccellenti musicisti: Rudi Manzoli al sax tenore, Danilo Gallo al basso e Matteo Rebulla alla batteria.

Il quartetto ripreso in una recente esibizione al Bonaventura Music Club di Buccinasco (MI) (foto di Roberta Priolo)
Altro motivo si sorpresa è stato il titolo che, al primo impatto, per un vecchio fruitore di jazz può essere equivocato, infatti mi ha subito ricordato lo storico album del 1965 New Thing at Newport con John Coltrane ed Archie Shepp, con il timore che si trattasse di un revival del Free-jazz.
In realtà il titolo si riferisce ad una "nuova cosa" che è accaduta nella vita di Martino, l'arrivo di un figlio, che certamente ne ha scombussolato la vita, addolcendone anche la creatività.
I sei brani contenuti nel disco sono tutti godibili e spaziano dal Mainstream più classico a spunti più sofisticati con atmosfere post-bop, in cui il sax di Rudi Manzoli richiama suggestioni alla Stan Getz.
In conclusione un album tutto da ascoltare e riascoltare per goderne a pieno l'affiatamento e le eccellenti performances individuali dei quattro componenti del quartetto.
A conferma di quanto detto propongo in questo video uno dei brani che ho maggiormente apprezzato: Funciful Dream terza traccia del disco



lunedì 14 ottobre 2019

Francesco Mascio & Alberto La Neve: "I Thàlassa Mas" (Manitù Records 2019)



Il sassofonista cosentino Alberto La Neve, del quale in queste pagine abbiamo parlato spesso (qui), dopo aver realizzato alcuni eccellenti album da solo o con il solo accompagnamento vocale della cantante napoletana Fabiana Dota, ha affrontato, con questo album, una nuova esperienza discografica.
L'album con il chitarrista romano Francesco Mascio è il coronamento di una collaborazione che va avanti da diverso tempo in spettacoli dal vivo nei locali romani e non solo.


Anche Mascio ha alle spalle una lunga esperienza concertistica e la pubblicazione di diversi album a suo nome, con una spiccata propensione per  la World Music, l'ethno-jazz e la sperimentazione.
Il risultato di questo connubio è un suggestivo album dedicato al Mediterraneo - il titolo altro non è che il nome del mare in greco - che spazia fra le varie sonorità dei paesi rivieraschi dai Balcani al Nord Africa fino alla penisola iberica e alla Francia mediterranea.



L'album comprende 9 brani di cui due a firma di La Neve, 4 a firma di Mascio e uno scritto in collaborazione da Mascio e Babou Saho.
Il brano di apertura è un suggestivo richiamo alla nostra bellissima Pantelleria (Ben El Rhia era il nome dell'isola in arabo) che si può ascoltare in questo video promozionale.



Segue il brano che dà anche il titolo al disco, composto da La Neve, in cui il sax soprano dell'autore assume sonorità balcaniche, mentre la chitarra sembra trasformarsi in un bouzouki greco.
Con Cano ci trasferiamo in Africa con la voce e lo strumento tipico africano Kora di Jali Babou Saho che si uniscono ai due protagonisti, con il sotto fondo di Fabiana Dota.
In Soul in september si esce un po' dalle atmosfere mediterranee, il brano è stato composto da Mascio prima della nascita di questo progetto, e si torna ad atmosfere più jazzistiche.



La voce di Esharif Ali Mhagag, cantante di origine libica in Sognando un'altra riva, ci riporta sulle tribolate coste nordafricane. Questo eclettico artista ha già collaborato con Mascio in altri progetti.
Il vivace Vento da Est è caratterizzato da atmosfere più orientali come si può gustare in questo secondo video



Il successivo Holy Woods sempre composto da Mascio è più intimistico.
L'album si chiude con due brani dedicati all'Italia: Neglia i Luna (Nebbia di Luna) composto da La Neve è cantato in dialetto calabrese da Fabiana Dota; e Portrait d'Italie, scritto da Mascio, che chiude in bellezza questo proficuo incontro fra due musicisti che hanno trovato un amalgama artistico che auspichiamo non vada perduto.
In sintesi, come scrive nelle note di copertina Sonia Lippi, grazie a queste magiche atmosfere: Chiudendo gli occhi possiamo immergerci nella musica, nuotare fra le onde e riemergere rigenerati nel corpo e nello spirito.

martedì 11 giugno 2019

Alberto La Neve: Night Windows (Manitù Records 2019)


Lo scorso week-end ho finalmente ascoltato questo nuovo CD di Alberto La Neve, uscito il primo di giugno, come segnalato nel post precedente.
Questo terzo lavoro del sassofonista di Cosenza conferma i lusinghieri risultati conseguiti con NEMESI del 2016 (qui) e LIDENBROCK, con Fabiana Dota, del 2017 (qui).
Questo nuovo disco, che potremmo definire un "concept album", si ispira all'opera pittorica di Edward Hopper, uno dei più noti artisti statunitensi del XX secolo. Infatti gli otto brani, tutti originali, prendono il titolo da altrettante opere del pittore, dalle quali il sassofonista ha tratto ispirazione per le sue composizioni, create con il solo sassofono con l'ausilio di loop machine e multi effetti.


Il risultato è decisamente suggestivo, arricchito, nel brano Room in Brooklyn, dalla particolare vocalità di Fabiana Dota, che si inserisce nel fluire del brano come uno strumento in più.


 Edward Hopper: Room in Broolyn (1932) Museum of Fine Arts Boston

Il brano che da il titolo all'album ricorda un quadro, parzialmente riportato anche nella copertina, che è emblematico dell'opera del pittore e sta a rappresentare "l'essenza dell'intero album" come dichiarato nelle note di copertina "Finestre Notturne come anime di edifici dalle quali poter osservare ogni interno da un esterno e ogni esterno da un interno."


Edward Hopper: Night Windows (1928) MoMA New York

Un altro brano che mi ha particolarmente impressionato è Nighthawks, ispirato dall'omonimo quadro, noto anche come i Nottambuli, in cui La Neve sfodera tutta la sua abilità di strumentista e, ad un certo punto, crea un'atmosfera sonora che dà l'impressione di stare ascoltando la sessione sassofoni di una big band.

Edward Hopper: Nighthaks (1942) Art Institute of Chicago

In sintesi non posso che complimentarmi con questo artista che ancora una volta ha centrato pienamente l'obiettivo, confermando i miei precedenti giudizi sulla sua creatività, capace di creare un antidoto alla banalità della musica che oggi va per la maggiore.
Concludo proponendo l'ascolto del video promozionale di uno dei brani contenuti nel disco.







sabato 1 giugno 2019

Oggi esce “Night Windows”, il nuovo disco di Alberto La Neve

Dopo gli ottimi "NEMESI" del 2016 (qui) e "LIDENBROCK" con Fabiana Dota del 2017 (qui) il sassofonista Alberto La Neve si cimenta in una nuova avventura artistica.
Di seguito il comunicato stampa:
"Uscito ufficialmente sabato 1 giugno 2019, disponibile in copia fisica e sulle più famose piattaforme digitali, Night Windows è il nuovo album del sassofonista e compositore Alberto La Neve. Pubblicato dall’etichetta indipendente Manitù Records, è un disco decisamente orientato verso una direzione sperimentale, molto distante da una catalogazione solistica precisa e ben definita.  Night Windows  trae ispirazione da alcune opere pittoriche di Edward Hopper, artista statunitense del Novecento noto in particolar modo per i suoi ritratti della solitudine nella vita americana contemporanea. Questo CD comprende otto brani originali figli dell’eruttivo cerebro di La Neve, in cui lui è alle prese con sax soprano (in Night Windows, quinta traccia, e in  Chop Suey) e sax tenore. Nel terzo brano, intitolato  Room in Brooklyn, il sassofonista si avvale della collaborazione di Fabiana Dota (voce), che figura come ospite in questo progetto discografico. L’elettronica, invece, che Alberto La Neve  utilizza parcamente, rappresenta un valore aggiunto.  Night Windows è un album incardinato su una profonda ricerca introspettiva, nel quale il musicista calabrese dipinge parabole sonore  fluttuanti, eteree.  Ma sopratutto un disco denso di spirito descrittivo, volto a manifestare le sensazioni interiori di La Neve attraverso le sue note". (Stefano Dentice)
Nel video seguente un assaggio di cosa di può trovare nel disco.


mercoledì 10 gennaio 2018

Il prossimo 19 gennaio esce "We Play for Tips" (EFLAT 2018) il nuovo album di Francesco Cafiso


Francesco Cafiso non ha ancora compiuto 29 anni, li compirà il prossimo 24 maggio, ma è già un veterano con oltre 15 anni di esperienza alle spalle. A soli 13 anni suona con Wynton Marsalis. In questo video realizzato amatorialmente a Lucca è possibile apprezzarne la grinta e la padronanza dello strumento




Nel 2009 viene invitato a Washington D.C. per i festeggiamenti per l'elezione di Barack Obama. Nello stesso anno a Umbria Jazz viene nominato "ambasciatore della musica jazz italiana nel mondo".
Questa intensa attività musicale è documentata in una quindicina di dischi che testimoniano la sua maturazione artistica.
Nel 2015 pubblica il ponderoso triplo CD "3" comprendente tre diversi album che lo vedono nelle vesti di compositore, arrangiatore ed esecutore.



Il nuovo disco, che l'artista mi ha inviato in anteprima, costituisce una specie di estensione di uno dei tre dischi contenuti nell'album precedente, quello in quartetto intitolato "20 Cents Per Note".
Realizzato con un nonetto, un gruppo di giovani talentuosi artisti, sei fiati più ritmica, comprende dieci brani, tutte composizioni originali del leader, che spaziano dal blues allo swing, con riferimenti alla città di New Orleans, a cominciare dal titolo che richiama i musicisti di strada che suonano con la speranza delle Tips (le mance).



Un disco che, pur nel solco della tradizione, ci offre interessanti novità compositive, piene di energia e robuste sonorità, che, a volte, fanno pensare di ascoltare una big band anziché un nonetto.

Il Francesco Cafiso Nonet è formato da: Francesco Cafiso sax alto, flauto; Marco Ferri sax tenore, clarinetto; Sebastiano Ragusa sax baritono, clarinetto basso; Francesco Lento tromba, flicorno; Alessandro Presti tromba, flicorno; Humberto Amésquita trombone; Mauro Schiavone pianoforte; Pietro Ciancaglini contrabbasso; Adam Pache batteria.





martedì 2 gennaio 2018

ALBERTO LA NEVE & FABIANA DOTA: LIDENBROCK concert for sax and voice (Manitù 2017)


Alberto La Neve con questo suo secondo disco continua la sua coraggiosa opera di sperimentazione, iniziata con Nemesi, coadiuvato questa volta dalla straordinaria vocalità di Fabiana Dota.
Si tratta di un concept album, una suite in quattro parti,  dedicata al protagonista del romanzo di Jules Verne "Viaggio al centro della terra" che ripercorre le fasi principali del libro. 


«Un viaggio sonoro, un cerchio narrativo e musicale, un omaggio a colui che ha ispirato la mia fantasia, costantemente, nel corso del tempo.» come dichiara lo stesso artista.
Stefano Dentice nelle note di copertina analizza perfettamente il clima che pervade questo disco, parole che mi trovano completamente concorde.
Una peregrinazione ascetica, suffragata da un climax surreale e di inebrianti traiettorie sonore che spalancano le porte di un universo parallelo. Lidenbrock è un disco che travalica scientemente qualsivoglia etichetta di genere musicale, locupletato da un genuino e generoso spirito descrittivo, dal quale trasuda manifestamente una lodevole autenticità comunicativa. Un album cosmico, iconoclasta, che inneggia alla sperimentazione e alla creatività
Da parte mia, avendo già in passato espresso in queste pagine l'apprezzamento per Alberto La Neve, vorrei sottolineare le grandi qualità vocali di Fabiana Dota, cantante napoletana emergente, che fornisce un interplay eccellente alla creatività strumentale del sassofonista, integrandosi perfettamente nel discorso narrativo con punte di coinvolgente intensità emotiva.


Già in occasione del suo primo disco scrissi che la creatività di La Neve era una specie di antidoto alla banalità della musica che quotidianamente ci opprime. L'ascolto di questo nuovo disco conferma questa mia convinzione e può dare la possibilità  di "respirare" un po' di aria pura, grazie ad una musica che esprime originalità, creatività, ricerca, fantasia, fuori da schemi obsoleti e stantii.

mercoledì 19 aprile 2017

Il fascino del vibrafono-jazz nel nuovo CD del quartetto di Marco Pacassoni: GRAZIE (Nasswetter Music Group 2017)

Ho sempre nutrito una particolare predilezione per le sonorità ovattate del vibrafono sin dai tempi di Milt Jackson e del Modern Jazz Quartet, gruppo che ho particolarmente amato nei primi anni in cui ho cominciato ad appassionarmi a questa musica.
È stato quindi con grande piacere che mi sono accinto ad ascoltare questo nuovo album dell'eccellente strumentista di Fano, Marco Pacassoni.




Non sono molti i jazzisti italiani in attività che si sono interamente dedicati a strumenti così particolari come il vibrafono e la marimba, riuscendo ad arrivare a risultati di altissimo livello artistico, come ha fatto Marco Pacassoni con questo album, coadiuvato da eccellenti musicisti come Enzo Bocciero, piano e tastiere, Lorenzo De Angeli al basso acustico e Matteo Pantaleoni alla batteria e percussioni. 
Il disco, come si evince dal titolo, è anche un gesto di gratitudine da parte del leader nei confronti del padre, mancato da poco, "che è stato il primo a credere in lui oltre ogni ragionevole dubbio". 
I 10 brani che compongo l'album sono tutte composizioni originali, sei del leader e quattro di Bocciero, e spaziano fra elegante compostezza e allegra vivacità, offrendo a tutti gli interpreti lo spazio necessario per mettere in evidenza le loro qualità strumentistiche.
Citazione a parte meritano gli ultimi due brani "Prelude to One Day" e "One Day (We'll Play Together)" il primo eseguito in solo alla marimba e l'altro con la presenza di due ospiti di grande spessore: Riccardo Bertozzini alla chitarra classica che ci offre un accattivante intervento solistico  con tinte spagnoleggianti, seguito dal flicorno di Amyk Guerra con spunti altrettanto appassionati.
Questo album, in sintesi, è una eccellente pagina di musica tout court, senza etichette, che non rinnega il jazz, che è sempre sottotraccia, ma che può essere ampiamente goduta da chi non ne è particolarmente coinvolto.
Per dare un idea di cosa stiamo parlando proponiamo questo swingante "Freedom", ripreso durante uno dei numerosi concerti per promuovere il disco.





Per chi volesse saperne di più:
http://www.marcopacassoni.com/
https://www.youtube.com/channel/UCAWTAieVh09NWecPiECGWDg
https://www.facebook.com/marco.pacassoni?fref=ts

martedì 28 marzo 2017

Darshan - Apramada Project (Alessio Brocca edition 2017) il primo album di una trilogia concepita dal sassofonista Giuseppe Santangelo.



"Darshan", album di esordio del sassofonista siciliano trapiantato a Milano Giuseppe Santangelo,  è il primo di una prevista serie di tre, con il suo quartetto composto da Giulio Stromendo al piano, Marco Brambilla al basso e Riccardo Bruno alla batteria, in cui affronta un percorso filosofico-spirituale di ispirazione orientaleggiante, definito Apramada Project.


Tutti i brani da lui composti, tranne uno, hanno come titolo parole tibetane, il cui significato viene ampiamente spiegato nelle note di copertina.

Come ci spiega lo stesso autore, questo primo album è dedicato alla "ricerca di se stessi".
Prescindendo da queste motivazioni un po' elitarie, che esprimono soprattutto il pensiero del leader, la musica è gradevole e non richiede, necessariamente, di approfondire le, a volte un po' contorte, spiegazioni semantiche dei titoli. 
Di seguito il video promozionale dell'album che completa quanto sopra.



In sintesi, come tutti i "concept" album, oggi tanto di moda, questo resta, soprattutto, un'opera "concettuale", riservata ad un pubblico intellettualmente "coltivato", all'altezza della profondità del pensiero filosofico-musicale di Santangelo.



lunedì 20 marzo 2017

Rosario Bonaccorso ci racconta "Una bellissima storia" con il suo ultimo CD "A Beautiful Story" (Jando Music-Via Veneto Jazz 2017)

Nel precedente post avevo segnalato l'uscita di questo  nuovo CD di Bonaccorso, finalmente ho potuto ascoltarlo e posso parlarne con cognizione di causa.



Aprendo l'elegante confezione del CD la prima cosa che mi ha colpito è la frase (quasi un in esèrgo se si trattasse di un libro) posta all'interno:
Living a dream which comes true is "A Beautiful Story"
La realizzazione di un sogno non può che creare quell'atmosfera di affiatamento e di armonia che caratterizza questo disco.
Dopo l'eccellente Viaggiando uscito nel 2015 col precedente quartetto comprendente: Fabrizio Bosso, Javier Girotto e Roberto Taufic, Bonaccorso ha deciso di rinnovare il quartetto sia nella forma, togliendo un fiato e inserendo il pianoforte, sia nei componenti puntando su musicisti più giovani.

nella foto da sx Paternesi, Bonaccorso, Rubino e Zanisi



Esperimento decisamente riuscito con la scelta di tre talentuosi musicisti con già alle spalle diverse esperienze discografiche. Dino Rubino, il più "anziano" dei tre, negli anni ha alternato alla tromba e al flicorno, il pianoforte collaborando anche con Cafiso, Mazzarino, Fioravanti, ecc..

Enrico Zanisi, il più"giovane" è considerato oggi uno dei migliori giovani pianisti in circolazione e con il proprio trio - di cui fa parte anche Alessandro Paternesi, batterista molto apprezzato - ha realizzato già alcuni dischi che hanno riscosso il plauso della critica e non solo.
Il disco si apre con il brano che da il titolo all'album, in cui il suadente suono del flicorno si intreccia con le note del pianoforte, mentre il basso del leader e le spazzole di Paternesi arricchiscono la magica atmosfera, e prosegue nei due brani successivi con il mescolarsi di eleganti fraseggi, in cui di volta in volta prevale l'intensità espressiva di Rubino o il delicato e preciso pianismo di Zanisi, sostenuti dall'autorevole guida di Bonaccorso e dalla discreta ritmica di Paternesi.
Con Duciddu le atmosfere cambiano: il basso in apertura si impone sugli altri componenti per fondersi poi tutti intorno a Rubino che nel finale prende il sopravvento.
In Storia di una farfalla la combinazione dei quattro strumenti ci fa quasi percepire il fluttuare della farfalla.
Tango per Pablo riesce a creare una gradevole atmosfera da ballo, mentre Lulù e la Luna si apre con un un delicato dialogo piano-basso per poi proseguire con il fraseggio "lunare" di Rubino.
Il disco si chiude con il romantico, fin dal titolo, You Me Nobody Else, in cui prevale la presenza del pianoforte di Zanisi.
Ascoltando il disco tutto di seguito, si ha veramente la sensazione di essere all'interno di una "Bellissima Storia" narrata da quattro artisti che padroneggiano con maestria il proprio strumento sotto la guida sicura del Leader.

martedì 15 novembre 2016

L'armonica di Giuseppe Milici in un nuovo affascinante album "The Look of Love" (Irma Records 2016)


L'armonica nel jazz è uno strumento poco utilizzato (Toots Thielemans e Bruno De Filippi sono gli unici nomi che mi vengono in mente), ma in questo nuovo disco Giuseppe Milici ne ripropone tutto il fascino, coadiuvato da diversi bravissimi musicisti e cantanti.
Egli è un talentuoso strumentista con alle spalle una straordinaria esperienza che spazia dalla musica pop e sinfonica alle colonne sonore, dagli spettacoli televisivi alle collaborazioni con jazzisti come Franco Cerri, Philip Catherine, Lino Patruno, Romano Mussolini, Laura Fygi, James Newton ecc.. Particolare menzione merita il suo incontro nel 1997 con il mito dell'armonica jazz: Toots Thielemans, che ne apprezzò il talento e l'abilità strumentale.

Superato il traguardo dei 50 anni (è nato a Palermo nel 1964) Milici ha voluto realizzare un disco, che lui stesso definisce "rapsodico" e che mette insieme una serie di brani che considera pietre miliari della propria carriera e della propria vita. Consiglio la visione di questo video-intervista per farsi un'idea. 

https://www.youtube.com/watch?v=ub7hZBaPlcY

Il disco si apre con il brano che dà il titolo all'album e che vede la presenza dell'interessante voce di una poco conosciuta Francesca Gramegna, e prosegue con un altro celebre standard The Shadow of Your Smile in cui l'armonica duetta con la voce dell'emergente Walter Ricci, promettente crooner alla Michael Bouble.
Seguono altri brani molto noti come il motivo guida del film "Rocky" solo strumentale, una coinvolgente versione dell'hit di Gloria Gaynor I'll Survive interpretato dalla dinamica Naja. Originale anche la versione stile gypsy di Swinging in the Rain, con la chitarra di Moreno Viglione e il violino di Marcello Sirignano.
Eccellente la versione di Estate di Bruno Martino, lo standard italiano per eccellenza, brano che mi emoziona per i ricordi che suscita in me, in cui la tromba di Fabrizio Bosso si fonde magicamente con l'armonica.


La tromba di Bosso è, inoltre, presente in una delle composizioni originali di Milici Dimmi cos'è con la calda voce di Alan Scaffardi.
Notevole anche l'apporto vocale del tedesco Tom Gaebel nello standard Fly Me to the Moon e quello della messicana Ely Bruna nel classico Besame Mucho.
Fra i brani strumentali  spiccano la versione del successo di Steve Wonder Isn't She Lovely e quella in duo con la fisarmonica di Roberto Gervasi di un altro celebre standard Tea for Two.


Per concludere un ottimo disco tutto da ascoltare, distensivo, che infonde serenità con la sua musica.
Visto che Natale si avvicina potrebbe rappresentare un'eccellente idea regalo per parenti  e amici che amano la bella musica.

lunedì 17 ottobre 2016

GB PROJECT: IN THE BLOOM (Alfa Project 2016)


In quest'ultimo week-end sono riuscito, finalmente, ad ascoltare con calma questo disco del quale avevo segnalato l'uscita il mese scorso.
Il GB Project è un gruppo che non conoscevo, ed è stata una scoperta piacevole.
Composto da quattro eccellenti professionisti, tre romagnoli: Alessandro Scala al sax soprano, Gilberto Mazzotti al piano e Michele Iaia alla batteria ed un romano Piero Simoncini al double bass. In un paio di brani troviamo anche Simone Zanchini, uno dei fisarmonicisti più interessanti e originali del panorama musicale odierno.

da sx Gilberto Mazzotti, Simone Zanchini, Piero Simoncini, Michele Iaia e Alessandro Scala

Il disco comprende sette brani originali composti da Mazzotti e si apre con un brillante brano in sei ottavi Sei Otto, che evidenzia le qualità solistiche di Alessandro Scala e prosegue poi con un piacevolissimo Savor dal ritmo latineggiante.



Con il terzo brano Waltz for You, grazie alla fisarmonica di Zanchini, entriamo in una rarefatta atmosfera pseudo parigina, che mi ha riportato indietro di circa vent'anni alle felici serate nei locali di Montmartre, quando vivevo nella Ville Lumière.
Con Funky Joy, come si evince dal titolo. si gioca con spunti musicali più recenti e un po' scontati, mentre con Salsa Marina si ritorna ai vivaci ritmi latineggianti.
Nel brano successivo Light ritorna la fisarmonica di Zanchini in una struggente atmosfera di ballad.
Il disco si conclude con il brano che da il titolo all'album che, a momenti, presenta spunti bebop, evidenziando la qualità solistiche sia del pianista, sia del sax.
In sintesi un disco decisamente gradevole, rilassante, non monotono e senza velleità innovatrici, eseguito da musicisti di notevole spessore, e che mi riprometto di riascoltare spesso.

martedì 4 ottobre 2016

Nico Morelli: Un[folk]ettable Two (Cristal Records 2016)



Il mese scorso avevo segnalato la pubblicazione di questo disco e in questi giorni finalmente ho avuto la possibilità di ascoltarlo e il risultato è stato decisamente soddisfacente.
Il pianista pugliese Nico Morelli può essere considerato uno dei tanti "cervelli in fuga", in quanto dal 1998 ormai si è stabilito a Parigi, pur non avendo dimenticato l'Italia e, come dimostra questo disco in particolare, soprattutto la sua regione d'origine la Puglia.



Nato a Taranto nel 1965, si diploma al Conservatorio della sua città poi frequenta alcune scuole di perfezionamento di piano jazz in Italia (anche con Franco D'Andrea) e negli USA.
Nel 1994 raggiunta la necessaria maturità mette in cantiere il primo album a proprio nome : Behind The Window, con Roberto Ottaviano e Paolino della Porta.



In questo disco vengono messe in luce sia le sue capacità compositive, sia il suo lirismo interpretativo che si evidenziano in brani come Waltz for Franz.
Trasferitosi a Parigi si impone presto come uno dei più apprezzati pianisti del momento. Nel 2002 esce il suo album nominativo per l'etichetta francese Cristal Records, con la quale ancora oggi continua a registrare.



Lo accompagnano in questa nuova fatica Stefano Di Battista, all'epoca anche lui esule in Francia e altri musicisti francesi fra cui il batterista italo-francese Aldo Romano, con il quale collaborerà in altre occasioni e che quello stesso anno lo chiamerà per partecipare al suo Because of Bechet.



Il richiamo della sua terra, sempre vivo in lui, lo induce a realizzare, nel 2006, il primo capitolo di un progetto dedicato alle sonorità del folklore pugliese con l'originale titolo Un[folk]ettable, che si ispira al celebre standard di Irving Gordon, reso famoso, soprattutto, dall'interpretazione di Nat King Cole, con l'intento di fondere la tradizione salentina della Pizzica e della Tarantella con le sonorità del jazz, altra musica popolare anche essa caratterizzata, alle origini, dalla danza e dal ritmo.



Realizzato inizialmente con musicisti francesi questo progetto non poteva che svilupparsi con un secondo capitolo da realizzarsi in terra pugliese, con il contributo di musicisti locali, ossia Barbara Eramo (voce), Davide Berardi (voce e chitarra), Raffaele Casarano (sax soprano), Vito De Lorenzi (percussioni), Camillo Pace (contrabbasso), Mimmo Campanile (batteria). Così è nato Un[folk]ettable Two. Al progetto ha collaborato la professoressa Flavia Gervasi, etnomusicologa pugliese, docente all'Università di Montreal in Canada.
Il disco contiene quattro brani tradizionali e sei composizioni originali del pianista tutte molto godibili, fra le quali segnalo in particolare Espi e Pizzica fatta in casa.
Poiché più delle parole vale la musica, concludo queste righe proponendo il video di uno dei quattro brani tradizionali Lu Rusciu de Lu Mare.

https://www.youtube.com/watch?v=isNLPJcHkMI

venerdì 19 agosto 2016

Roberto Del Piano: La Main Qui Cherche la Lumière (Improvising Beings 2016)


Roberto Del Piano è un bassista jazz di grande spessore (non solo fisico), con alle spalle una storia musicale variegata e un'attività discografica cospicua, soprattutto negli anni '70 e '80, mai a proprio nome, ma con gruppi ormai storici come l'Idea Trio di Gaetano Liguori, il Gruppo Contemporaneo di Guido Mazzon, il Jazz Quatter Quartet con il fratello Enrico, ottimo batterista e il trombettista Mario Fragiacomo, per citarne solo alcuni.



Dopo una lunga parentesi di eremitaggio musicale durata una decina d'anni e una graduale ripresa dell'attività, superata abbondantemente la sessantina ha finalmente pubblicato un disco a proprio nome, un doppio CD dal poetico titolo La Main Qui Cherche La Lumière



I due CD sono stati registrati a tre anni di distanza l'uno dall'altro - con la coppia Roberto Del Piano e Massimo Falascone (vecchio compagno di tante avventure musicali) sempre presente, tranne alcuni brani del secondo CD - e sono abbastanza diversi fra loro. Il primo è più radicale, sperimentale, aggressivo mentre il secondo è più intimistico, più fluido.


Hanno contribuito alla realizzazione del primo disco anche Silvia Bolognesi al double bass, Pat Moonchy vocalist, Roberto Masotti e Robin Niko strumenti elettronici, tutti compagni d'avventura dei suddetti nel gruppo sperimentale TAI NO-ORCHESTRA.


I dieci brani ivi contenuti sono molto vari e spaziano fra assonanze e dissonanze, combinazioni di sonorità che sembrano uscire da una "scatola dei rumori", effetti elettronici, guizzanti sberleffi di tipo futurista, un insieme di sperimentazioni che richiamano, per diversi spunti voluti o meno, opere classiche di musicisti come Luigi Nono, Luciano Berio, Edgard Varese, ecc..


Nei vocalizzi della bravissima Pat Moonchy ho trovato una certa assonanza, fatte le debite proporzioni, con Cathy Berberian nei Circles di Luciano Berio.


Il secondo CD si avvale della collaborazione di Marco Colonna, romano classe 1978, talentuoso poli-strumentista con la predilezione per la famiglia dei clarini in versione free-jazz e avanguardia, secondo alcuni critici "uno dei migliori creatori di musica della sua generazione". In cinque brani è presente anche la batteria di Stefano Giust, altro membro della citata TAI NO-ORCHESTRA e creatore dell'etichetta molto "indipendente" Setola di maiale, che si dedica a "il suono delle minoranze rumorose".


Questo disco si differenzia dal primo per un diverso approccio all'improvvisazione: più introspettiva, meno caotica (nel senso di caos creativo), con spazi di atmosfere oniriche e con elaborati dialoghi ance-basso che denotano un affiatamento anche nell'estemporaneità dell'improvvisazione.
In sintesi un disco coraggioso, un po' ostico, adatto agli appassionati del genere. Una testimonianza preziosa degli sforzi di un artista di percorrere strade nuove o poco battute, in un panorama jazzistico italiano abbastanza asfittico.
Mi aspetto già i quesito: ma questo è ancora jazz?
In una situazione come quella odierna in cui "tutti voglion fare jazz" come i gatti di Walt Disney, in cui l'etichetta jazz viene spesso appiccicata a prodotti commerciali per cercare di nobilitarli, una domanda del genere non ha senso.
Il problema eventuale è quello della fruibilità, in quanto l'ascolto non può che essere riservato a un pubblico ristretto, scelto, attento, preparato in grado di apprezzare lo sforzo creativo e di percepire l'atmosfera che circonda i musicisti talvolta in preda ad una specie di trance collettiva.

Come ogni artista che cerca con la propria opera di lasciare una traccia del suo percorso di ricerca, Roberto Del Piano ha voluto imprimere su disco la sua concezione di essere musicista jazz oggi e gliene va reso merito.