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giovedì 12 aprile 2012

Omaggio a Herbie Hancock



Herbie Hancock, artista eclettico e fuori dagli schemi, oggi 12 aprile compie 72 annni e da 50 è sulla scena musicale. Il suo primo album Takin' Off è del 1962 e comprendeva Watermelon Man brano che scalerà le Hit Parade di mezzo mondo. Di seguito ne riproponiamo una recente esecuzione dell'autore.




Nella sua lunga carriera Hancock ha spaziato dal jazz alla musica d'intrattenimento ed alle colonne sonore di film di successo. nel 1966 Antonioni gli commissionò la colonna sonora per il suo "Blow Up" Palma d'Oro a Cannes. 20 anni dopo nel 1986 vinse l'Oscar per la colonna sonora di "Round Midnight".



Nel 1963 Hancock entra a far parte dello storico "secondo quintetto" di Miles Davis (quello con Wayne Shorter, Ron Carter e Tony Williams) collaborazione che durerà circa 5 anni, testimoniata da ben 13 album ufficiali e da centinaia di concerti in giro per il mondo. Nel 1964 il gruppo suonò a Milano (vds. anche qui) come testimonia il seguente video.


Mentre faceva parte del quintetto di Davis, Hancock continuò a pubblicare album a proprio nome per la Blue Note, il più famoso dei quali resta "Empyrean Isles" del 1964, con un quartetto comprendente altri due membri del quintetto di Davis (Ron Carter e Tony Williams) e la tromba di Freddie Hubbard. Da quell'album ho tratto Cantaloupe Island, la sua composizione in assoluto più famosa, divenuta un vero standard jazzistico.


Lasciato Davis, dopo una serie di dischi a suo nome nel 1976 ricostituisce un quintetto che per 4/5 ricalca quello di Davis (che all'epoca si era ritirato dalle scene) con Freddie Hubbard alla tromba, ma lo stile sarà orientato più verso il funky-jazz in voga all'epoca. Il gruppo con il nome di V.S.O.P. avrà una enorme risonanza e si esibirà in numerosi concerti. Qui un brano tratto da una esibizione al Festival del Jazz di Newport nel 1976.


Un'altra pagina storica della carriera di Hancock è rappresentata dal suo incontro con Chick Corea nel 1979 da cui scaturì un disco doppio di grande successo dal quale è tratto il brano seguente


Nel 1986 con la colonna sonora del film culto di Bertrand Tavernier "Atour de Minuit ['Round Midnight]" Hancock ottiene l'Oscar come miglior colonna sonora. Di seguito un breve assaggio di un disco che non dovrebbe mancare a chi ama questa musica.


Concludiamo questo omaggio a Hancock in occasione del suo 72° compleanno, ricordando un altro eccellente album "River - The Joni letters" dedicato all'amica Joni Mitchell, del 2007 che vinse il Grammy Award come miglior album dell'anno e come miglior disco di jazz contemporaneo, primo disco di jazz a vincere il premio come miglior album dell'anno dopo 43 anni, dai tempi di Getz/Gilberto del 1965. Il brano scelto è quello in cui è presente la stessa Mitchell.

martedì 3 gennaio 2012

Charles Mingus e Joni Mitchell: un incontro inconsueto.


In questi giorni di festa rovistando fra le vecchie cianfrusaglie conservate nei posti più impensati, mi è capitata fra le mani un vecchia musicassetta acquistata più di 30 anni fa che avevo dimenticato di possedere. Nei vari traslochi era finita in fondo ad un cassetto e pertanto non l'avevo più ascoltata. 


Riascoltarla (new link) dopo tanti anni è stata una vera sorpresa. Questo connubio fra la musica di Mingus e i testi e la voce della Mitchell, realizzata quando lui era alla fine dei suoi giorni, all'epoca non ebbe il successo che avrebbe meritato. Non apprezzato dai fans della cantante (fu in assoluto il suo disco meno venduto) e mal visto dai puristi del jazz che considerarono un sacrilegio un'alleanza con una star del rock, a distanza di anni questo ritratto atipico del geniale maestro del jazz merita invece, a mio avviso, di essere riascoltato.


In un'intervista rilasciata a Leonard Feather e apparsa sul numero di novembre 1979 di Down Beat, la cantante rivelò la genesi di quell'opera. Mingus, all'epoca già gravemente malato e confinato sulla sedia a rotelle, dopo aver ascoltato alcuni suoi dischi, aveva pensato di realizzare con lei una specie di “Cantata” sui testi dei Quattro quartetti di T. S. Eliot, ma dopo alcuni incontri non se ne fece nulla, per le difficoltà insite nel progetto. Dopo poco Mingus le inviò alcune composizioni, scritte appositamente per lei, affinché ne scrivesse i testi e le cantasse. Purtroppo nel gennaio del 1979 la morte lo colse prima che i brani fossero completati.  



In giugno finalmente l'album vide la luce e conteneva quattro brani con musica di Mingus e parole della Mitchell, più due composizioni originali della cantante, inframezzati da alcuni frammenti contenenti la voce di Mingus, registrata in diverse occasioni dalla moglie Sue.


Il gruppo che accompagnava la cantante era una vera All Stars comprendente Jaco Pastorius, Wayne Shorter, Herbie Hancock, Peter Eskine, Don Allias e Emil Richards Wolves.
Nel video seguente è possibile ascoltare un brano eseguito in concerto con una formazione comprendente solo alcuni dei suddetti componenti del gruppo.


lunedì 12 dicembre 2011

Gonzalo Rubalcaba, pianista versatile e talentuoso con venature latine

Repost from Splinder (16 feb. 2009)


Solo adesso ho potuto ascoltare l'ultimo album di Gonzalo RubalcabaAvatar (Blue Note 2008) uscito la scorsa primavera. Quest'ultima fatica del pianista nato a Cuba nel 1963 e da quasi vent'anni attivo sulla scena jazzistica newyorkese ed internazionale, mi ha confermato nella valutazione estremamente positiva che già avevo di lui. Pertanto ho deciso di non limitare questa pagina alla presentazione del disco, bensì di arricchirla con altre annotazioni ed alcuni video per dare un'idea complessiva delle sue straordinarie qualità musicali.
Sentii parlare di Rubalcaba per la prima volta nell'estate del 1992, mentre mi trovavo negli Stati Uniti in visita ad una figlia che all'epoca viveva in Missouri. Da un amico del posto, appassionato di jazz, mi venne consigliato il CD Blessing (Blue Note 1991), primo album registrato in studio a nome del pianista, con Charlie Haden al basso e Jack DeJohnette alla batteria. Se due artisti di quel calibro avevano accettato di accompagnarlo non potevano esserci dubbi e così è stato.



In effetti l'elevata qualità della musica espressa, ricorda altri storici trio quali quelli guidati da Bill Evans, da Keith Jarrett, ecc., ed è frutto di un perfetto interplay fra tre grandi strumentisti. Un disco ancora oggi tutto da ascoltare in cui si evidenzia il pianismo sensibile ed appassionato intriso di sapori afro-cubani del giovane Rubalcaba.
Un assaggio della sua personalità esuberante e della sua tecnica straordinaria ce lo dà il video seguente, realizzato solo tre mesi dopo il disco, in Giappone al Fuji Jazz Festival nell'agosto del 1991, in cui duetta con un altro genio della tastiera Chick Corea. I due sono in grande spolvero e lo stimolo reciproco serve ad evidenziarne la creatività. All'inizio, almeno a giudicare dagli sguardi, il più preoccupato del confronto sembra Corea, poi il tutto evolve in maniera eccellente per concludersi in uno scoppiettante finale che trascina il pubblico all'entusiasmo.



Dopo questo brillante esordio Rubalcaba ha continuato ad incidere dischi, spesso con il suo mentore, Charlie Haden, e ad esibirsi in giro per il mondo. Il successivo video lo riprende quattro anni dopo durante un concerto in memoria di Tom Jobim in cui esegue il noto Agua da Beber accompagnato da Herbie Hancock alle testiere, Ron Carter al basso, Alex Acuna alle percussioni e Harvey Manson alla batteria.



Anche in questo caso è possibile apprezzare la straordinaria verve improvvisativa e l'eccellente tecnica del pianista, qui aiutato anche dalle sue radici latino-americane e la standing ovation finale è più che meritata.

Negli anni la sua collaborazione con la casa discografica Blue Note è stata molto prolifica e il nuovo disco Avatar è il tredicesimo inciso per quell'etichetta.

1. Looking in Retrospective
2. This is It
3. Aspiring to Normalcy

4. Peace

5. Hip Side

6. Infantil - (Dedicated to John McLaughlin)

7. 
Preludio Corto No. 2 For Piano (Tu Amor Era Falso)
Questa volta Rubalcaba capeggia un quintetto composto da giovani musicisti emergenti, alcuni dei quali cubani o comunque di origine cubana, come il trombettista Mike Rodriguez, che aveva già suonato con lui in Land of the Sun di Charlie Haden o il sassofonista Yosvany Terry, anche autore di tre brani del disco. La ritmica invece è composta da due giovani statunitensi Matt Brewer al basso, lui pure autore di uno dei brani più interessanti Aspiring to Normalcy e dal promettente batterista Marcus Gilmore, che le bacchette le ha nel sangue, essendo nipote di Roy Haynes. A mio parere di questi due giovani sentiremo ancora parlare.
Dopo questo album Rubalcaba è stato reclutato da Richard Galliano per il suo ultimo disco Love Day (Los Angeles Sessions) (Milan 2008) in quartetto con l'amico di sempre Charlie Haden e il batterista e percussionista parigino Mino Cinelu noto per le sue collaborazioni con Miles Davis, con i Weather Report e con Pino Daniele.
Questo interessantissimo album è stato, a suo tempo,  adeguatamente recensito nel blog MONDO JAZZ e su di esso non mi dilungo, ma per chiudere vi propongo un video realizzato nel corso della tournée europea per promuovere detto album. Nella formazione, rispetto al disco, manca Cinelu sostituito da Clarence Penn, ma la sostanza non cambia.



Buona visione!

sabato 3 dicembre 2011

MILES DAVIS: Milano 1964

Pubblicato domenica 11 novembre 2007




Nei giorni scorsi ho recuperato un filmato relativo al concerto del quintetto di Miles Davis tenuto l'11 ottobre 1964 al Teatro dell'Arte di Milano.
I motivi di curiosità e d'interesse di questo video sono molteplici. Innanzi tutto l'origine del filmato, si tratta di una ripresa professionale, non amatoriale, ma non è RAI (o almeno non c'è il logo) e quindi di difficile attribuzione.
Miles Davis, nella sua lunga carriera si è esibito spesso in Italia ed esistono diversi video (tutti RAI) e tutti posteriori. Quella del 1964 era la sua terza presenza in Italia, (le due precedenti erano state nel 1956 con la tournée di Norman Granz "Birdland 1956" e nel 1960 con il primo storico quintetto, quello con Coltrane), ma, per quel che mi risulta, di quei concerti non esitono video, pertanto questa dovrebbe essere la prima testimonianza filmata di Davis in Italia.
In quell'occasione Davis presentava il suo nuovo quintetto, anche questo destinato ad entrare nella storia del jazz, costituito da un gruppo di giovani musicisti straordinari. Al sax tenore c'era Wayne Shorter (1933), il più vecchio dei quattro, stella emergente, che si era fatto le ossa con i Jazz Messengers di Art Blakey. Al piano Herbie Hancock (1940), altro giovane talento, già abbastanza noto per il successo del suo primo LP Takin' Off (1962) che conteneva quel Watermelon Man, divenuto un vero pezzo da Hit Parade. Al basso Ron Carter (1937) scoperto da Davis e destinato a diventare uno dei più originali ed apprezzati bassisti, che si distingueva anche per sobrietà ed eleganza. Infine alla batteria un'altra scoperta di Davis, il giovanissimo Tony Williams (1945-1997), considerato uno dei più significativi innovatori di quello strumento, che con il suo stile contribuì parecchio alle scelte musicali del suo leader.



Le qualità musicali di questo gruppo straordinario possono essere apprezzate nei due brani che ho stralciato dal video, prima però vorrei evidenziale un ultimo aspetto, quello di "costume"; mi ha fatto un certo effetto vedere Davis e i suoi in smoking, pensando alle sue future acconciature multicolori, ed un cenno lo merita anche il pubblico, tutti in abito scuro, giacca e cravatta, comme il faut.
Scusate questa nostalgica osservazione di chi quei tempi li ha vissuti e che li preferisce alla sciatteria trasandata di oggi. Sarò un "parruccone" ma chi va a teatro come va allo stadio o ad un pic-nic a me dà fastidio.
I due brani scelti sono due classici del repertorio davisiano di quegli anni: Autumn Leaves e My Funny Valentine.