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martedì 20 dicembre 2011

Ziggurat L'Altra Bergamo (1977) disco di esordio di Tino Tracanna e Claudio Angeleri

Repost from Splinder (10 feb. 2010)


Questo album rappresenta il disco d'esordio di alcuni giovani musicisti che operavano nell'area bergamasca in una specie di Collettivo Musicale il cui nome Ziggurat, probabilmente rievocava il famoso tempio mesopotamico di 4000 anni fa. Fra di essi i più noti sono Tino Tracanna e Claudio Angeleri, all'epoca poco più che ventenni, entrambi sono del 1956.
Tino Tracanna
Claudio Angeleri

Il disco è una specie di manifesto delle concezioni musicali giovanili di quegli anni, fra il free jazz e la musica contemporanea, fra l'esaltazione del “collettivo” e momenti più riflessivi, fra la volontà di rompere gli schemi senza però tagliare il legame con l'influenza nero-americana e la necessità di essere comunque “progressivi” per essere accettati nella realtà politico-sociale e studentesca di quegli anni. (Da tener presente che siamo nel 1977).

Credits

Ziggurat: L'altra Bergamo
Red Record VPA 115
Bergamo (Collettivo Musicale)
febbraio 1977

Tino Tracanna  (sax t. e s., fl)
Claudio Angeleri (pf)
Roberto Zonca (bs)
Roberto Marchesi (btr)
Roger Rota (fagotto in B1)
Tutti i brani sono di Roberto Zonca


Side A
1.Arancione (La Civetta)
2.Lo Stesso


Side B
1.Aria
2.Maga

Un album interessante, anche se un po' datato, perché permette di riascoltare gli esordi di questi giovani musicisti autodidatti che, pur nella loro inesperienza, denotano il possesso di indiscusse qualità musicali, ed esprimono un sincera volontà di proseguire in una ricerca che non sia sterile e ripetitiva acquisizione di modelli in voga.

Tino Tracanna sul Web

Claudio Angeleri sul Web

domenica 11 dicembre 2011

Jazz a Milano (1982)

Pubblicato il 7 aprile 2010


Un importante istituto di credito lombardo, agli inizi degli anni '80, realizzò per i propri clienti VIP un cofanetto di 2 LP con una serie di incisioni inedite di alcuni autorevoli jazzisti italiani che all'epoca operavano su Milano. Il tutto corredato da un elegante fascicolo con un' introduzione di Arrigo Polillo, interventi di diversi critici e ricco di belle foto.


Trattandosi di un'opera a tiratura limitata, mai più ripubblicata, oggi rappresenta una vera rarità per collezionisti. Tutti i brani sono stati registrati presso lo studio Barigozzi nei mesi di luglio e settembre 1982, salvo diversa indicazione.




A1. Wolverine Blues 4'02”
A2. I Surrender Dear 3'58”
A3. That's a Plenty 3'20”
BOVISA NEW ORLEANS JAZZ BAND
Fausto Rossi (tr)
Luciano Invernizzi (tbn)
Marcello Noia (cl)
Alberto Bandel (p)
Fabio Turazzi (bjo)
Franco Clerici (bs)
Terenzio Belluzzo (btr)

A4. Ain't Misbehavin' 4'05”
A5. Tin Roof Blues 4'10”
A6. Rosetta 3'20”
ORIGINAL LAMBRO JAZZ BAND
Antonio Foletto (tr)
Francesco Cavallari (tbn)
Renato Gerbella (cl)
Carlo Giuseppe Manto (p)
Mario Pratella (cht)
Raffaele Linares (bs)
Stefano Bagnoli (btr)


B1. China Boy 3'15”
B2. Louisiana 2'36”
B3. Singin' the Blues 2'17”
B4. Jazz Me Blues 3'08”
LINO PATRUNO & HIS BIX SOUND
Giorgio Alberti (cnt)
Carlo Bagnoli (sax b)
Lino Patruno (cht)
Marco Ratti (bs)

B5. If Dreams Come True 4'06”
B6. Things Ain't What They Used to Be 4'02”
B7. 'S Wonderful 2'33”
LA SWINGHERA
Vittorio Castelli (sax t, cl)
Guido Cairo (p)
Pierluigi Sangiovanni (bs)
Attilio Rota (btr)


Disco 2
new link (mega)
zippy


A1. Beppe's Ride 3'03”
A2. For Easy 6'50”
A3. Sylvia 3'35”
GUIDO MANUSARDI TRIO
Guido Manusardi (p)
Marco Vaggi (bs)
Gianni Cazzola (btr)

A4. I Hear a Rhapsody 4'15”
A5. If You Could See Me Now 4'25”
A6. Lunet 3'35”
GIANNI BASSO QUARTETTO
Gianni Basso (sax t)
Riccardo Zegna (p)
Luciano Milanese (bs)
Giancarlo Pillot (btr)


B1. Kikorì 2'17”
B2. Skil 1'08”
B3. Incentive 6'30”
B4. Borzak Borzak Alleluja 3'59”
JAZZ TRIO
Franco Cerri (cht)
Enrico Intra (p)
Lucio Terzano (bassetto)

B5. Blues Print 6'55”
FRANCO D'ANDREA (p)
5 giugno 1980

B6. Rag and Blues 7'30”
QUARTETTO FRANCO D'ANDREA
Franco D'Andrea (p)
Tino Tracanna (sax a)
Attilio Zanchi (bs)
Gianni Cazzola (btr)
aprile 1982

giovedì 17 novembre 2011

Paolo Fresu Quintet: da 23 anni sulla breccia.

Pubblicato lunedì 7 maggio 2007


Il 26 marzo u.s. è uscito l'ultimo album dello storico quintetto di Paolo FresuRosso, Verde, Giallo e Blu, il quinto della serie registrata per la Blue Note, ciascuno dei quali dedicato alle musiche di uno dei membri del gruppo.
Questa serie, grazie ad una major come la Blue Note-EMI, è stata pubblicata in tutto il mondo, offrendo così al gruppo la possibilità di farsi conoscere anche fuori d'Europa.
Nel 2005 erano usciti Kosmopolites dedicato alle musiche del pianista Roberto Cipelli e P.A.R.T.E. dedicato al bassista Attilio Zanchi, nel 2006 Incantamento con le musiche del sassofonista Tino Tracanna e Thinking dedicato al batterista Ettore Fioravanti ed infine l'ultimo dedicato alle musiche del Leader.
Sopra ho usato il termine "storico" riferendomi a questo quintetto in quanto i suoi membri suonano insieme da ben ventitré anni. Sicuramente una delle formazioni più longeve nella storia del jazz italiano e non solo, che ha realizzato moltissimi dischi sia in quintetto sia nella versione allargata a sestetto con l'aggiunta di Gianluigi Trovesi.
La foto coglie i membri del gruppo all'epoca del loro primo album.



Quando nel 1985 uscì Ostinato (Spalsc(h) H106), il loro primo LP, mi trovavo a Bucarest dove, all'epoca, non arrivava nulla da fuori (uno dei tanti benefici del comunismo), tuttavia la mia posizione in Ambasciata mi consentiva di ricevere, tramite la benemerita I.R.D., le principali novità discografiche italiane.
L'arrivo di questo album suscitò in me molta curiosità per questo nuovo gruppo, avendo già avuto modo di ascoltare ed apprezzare Fresu con il quintetto di Giovanni Tommaso; inoltre mentre vivevo a Bergamo avevo spesso sentito commenti molto lusinghieri su Tino Tracanna, sopratutto dal mio giovane amico pianista Claudio Angeleri, che suonava spesso con lui. Il disco era molto gradevole, con alcuni temi interessanti come l'Ostinato in due takes con Monk in mezzo, o la divertente sequenza di Paraponzi e Venti Freddi, anche se mostrava qualche pecca di amalgama fra i giovani componenti del gruppo. Trovai comunque eccessiva la poco lusinghiera recensione di Salvatore G. Biamonte apparsa sulla rivista "Musica Jazz" (nov. 1985) che parlava di «curiose sensazioni di stanchezza e ripiegamento su formule scontate (manierismi, i soliti pedali ecc.)..»e concludeva parlando di «materiale non di prima scelta, come ci si aspetterebbe da un gruppo del genere».
Da Angeleri seppi che questa recensione aveva amareggiato parecchio i ragazzi, ma non li aveva scoraggiati, anche perché da altre parti erano giunti molti incoraggiamenti, così continuarono comunque l'esperienza e l'anno dopo uscì l'eccellente Inner Voices (Splasc(h) H110) con la partecipazione di David Liebeman e da allora iniziò il loro straordinario percorso artistico che prosegue tuttora.
La formula vincente stà nel continuo tentativo di realizzare cose sempre nuove e diverse, sfruttando al meglio le caratteristiche strumentali e timbriche dei vari membri del gruppo con un calibrato rapporto fra scrittura ed improvvisazione, evitando il rischio della routine che sempre incombe su questo genere di gruppi.
Un esempio tipico di questa filosofia è costituito dai cinque albums per la Blue Note già citati, che nel loro insieme costituiscono un ricco mosaico di tessere colorate che si arricchiscono sempre di nuovi colori (si vedano anche le cinque copertine uguali nella foggia, ma diverse nei colori o i colori del titolo del quinto album).
Sui singoli dischi è già stato scritto e detto molto nei vari siti specializzati o su altri blog, e solo l'ascolto può dare un'idea della qualità della musica presentata e della straordinaria maturità raggiunta dai cinque musicisti.
Un assaggio di queste qualità in questo Almeno tu nell'Universo dall'ultimo CD 


Concludo offrendo agli amici l'ascolto di una rara versione di Ostinato, il brano che dava il titolo al loro album d'esordio, registrata dal vivo a Lugano il 17 novembre 1989. Mentre nell'LP il brano era intercalato da 'Round about Midnight di Monk, qui Fresu fà solo un accenno a Monk all'inizio e successivamente esegue il brano. I quattro anni che separano le due esecuzioni ci mostrano un gruppo più affiatato, gli assoli sono più brillanti con un Tracanna in gran forma.

'Round Midnight + Ostinato by Paolo Fresu quint. on Grooveshark

Le Signore della canzone e il Jazz

Repost from Splinder  (23 oct. 2006)

Dopo una lunga parentesi dovuta a motivi tecnici, riprendo le mie esternazioni. Mia Martini è stata sicuramente una delle voci più interessanti e particolari del panorama musicale italiano e l'idea di Maurizio Giammarco di farle incidere nel 1991 un album di musica con  flavours jazzistici "Mia Martini in Concerto" (FONIT CETRA CDL 294) è stata senz'altro meritoria. Purtroppo non è stato possibile ripetere questa lusinghiera esperienza a causa della tragica socomparsa della cantante. Riascoltare oggi quell'album non solo ci fa rimpiangere la brava e sfortunata "Mimì", ma ci fa anche rammaricare per quello che ancora sarebbe stato possibile realizzare se l'esperimento fosse proseguito
Questo tipo di contaminazioni, molto frequenti all'estero, sono piuttosto rare e non riscuotono mai grande successo.

Ci ha provato un paio di volte 
Ornella Vanoni con risultati altalenanti.
Un primo tentativo lo fece nel 1986 con Ornella &.... (CGD CDS 6032) in cui la cantante si cimentava in una serie di canzoni italiane di successo, accompagnata da jazzisti di fama come Lee Konitz, Gil Evans, herbie Hancock ad altri ancora, con risultati di scarso interesse jazzistico.

Si trattò di un "matrimonio non consumato" quello fra Ornella ed il Jazz come felicemente scrisse Giuseppe Piacentino recensendo il disco su "Musica Jazz".





Undici anni dopo, nel 1997,  uscì invece Argilla, un album gradevolissimo, frutto della collaborazione con Paolo Fresu ed altri jazzisti italiani del suo i entourage, come Antonello Salis, Tino Tracanna, Furio Di Castri ecc..
 Le differenze con il precedente progetto "grezzo e limitato", sempre per citare Piacentino, è abissale e anche se non si tratta di un capolavoro ma di un prodotto commerciale, bisogna riconoscere che l'imprinting di Fresu & C. ne fa qualcosa di valido e gradevole da ascoltare sempre con grande piacere.
Qualcosa ha tentato anche Giorgia esibendosi in alcuni festivals con Herbie Hancock, l'esperimento tuttavia non mi risulta che sia stato ripetuto in sala d'incisione.
Infine un rimpianto, non aver avuto, almeno fino ad ora, il piacere di un analogo progetto con protagonista Mina. In un'intervista rilasciata a "Musica Jazz" nel giugno del 1988 Giovanni Tommaso dava quasi per certa la realizzazione di un album di Ballads con la cantante, ma purtroppo della cosa non se ne fece più nulla. Dopo quasi 20 anni la speranza rimane ancora, ma purtroppo penso che resterà tale.