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mercoledì 11 luglio 2012

Ricordo di George Gershwin a 75 anni dalla sua scomparsa


L'11 luglio di 75 anni fa moriva, per un tumore al cervello a soli 39 anni, George Gershwin, universalmente considerato il più grande compositore statunitense "bianco" del XX secolo.
Figlio di un emigrante ebreo di origine russa, nacque a New York il 26 settembre 1898 come Jacob Gershovitz e in seguito americanizzò il nome in George Gershwin. 
Il seguente breve raro filmato ce lo mostra mentre si esibisce nella sua composizione I Got Rhythm. Naturalmente non si tratta del 1943 come erroneamente riporta la scritta, essendo morto nel 1937.



Il suo straordinario talento musicale spaziava dal musical, di cui è considerato l'iniziatore, all'opera lirica, dal jazz alla musica classica. La sua produzione musicale fu immensa, almeno 700 canzoni, in massima parte scritte assieme al fratello Ira (Israel), eccellente paroliere, decine di musical teatrali e cinematografici da Lady Be Good a Funny Face, da Strike Up the Band a Girl Crazy, oltre a numerose composizioni classiche: Rhapsody in Blue, Concerto in fa, An American in Paris e l'opera lirica Porgy And Bess, ambientata nella Carolina Sud di fine '800, con un cast di colore. Entrato giovanissimo nel mondo della musica come pianista e compositore, si fece presto notare per le sue doti creative. Nel 1920 una sua canzone: Swanee, venne portata al successo dal cantante più famoso del momento: Al Jolson.



Questo evento gli aprì la strada verso la popolarità e le sue composizioni cominciarono ad essere richieste e a diffondersi anche fuori degli Stati Uniti. Fra le numerose canzoni scritte in quei primi anni merita, in particolare, di essere ricordata Somebody Loves Me dalla rivista Scandals del 1924, ancora oggi considerata uno dei capolavori della musica leggera, che divenne presto anche un Jazz Standard ripreso nel tempo da tutti i maggiori jazzisti. La versione qui proposta è quella realizzata nel 1945 da Lester Young con Nat "King" Cole al piano e Buddy Rich alla batteria.




Il 1924 fu anche l'anno del suo primo musical: Lady Be Good, con protagonisti principali Fred Astaire e sua sorella Adele, due giovani cantanti e ballerini molto popolari a Broadway. 


Lo spettacolo fu un vero trionfo grazie sia alla bellissima musica, sia ai bravissimi interpreti. Oltre a quella del titolo almeno altre due canzoni di quel musical diventeranno famose e resteranno nel tempo: Fascinating Rhythm e The Man I Love. La prima, veramente "affascinante" nel suo ritmo sincopato  e frammentario, possiamo ascoltarla qui nella versione originale interpretata proprio da Fred Astaire e sua sorella, accompagnati al piano dallo stesso Gershwin.


La seconda invece ebbe un destino più tormentato, infatti inspiegabilmente non venne accolta con entusiasmo dal pubblico e venne, quasi subito, tolta dallo spettacolo. Fortunatamente fra il pubblico era presente Lady Mountbatten, nobildonna inglese che rimase particolarmente colpita da quel brano e pregò Gershwin di farle avere una copia della spartito. Una volta rientrata in patria la fece suonare durante feste da lei organizzate. Fu così che la canzone cominciò a circolare e presto giunse anche a Parigi. 




Questa fama le fece rivalicare l'oceano e venne ripresa negli USA, dove in breve ebbe il successo che fino ad allora era mancato. Da allora nel tempo divenne la canzone in assoluto più famosa di quelle scritte dai fratelli Gershwin e venne eseguita da tutti i maggiori musicisti. Di seguito riproponiamo quella che, a nostro avviso, resta la migliore interpretazione di sempre, quella di Billie Holiday con Lester Young del dicembre 1939. 


Il 1924 fu l'anno cruciale per Gershwin in quanto il 12 febbraio a New York venne anche eseguita per la prima volta la Rapsodia in Blue con l'orchestra diretta da Paul Whiteman e lo stesso Gershwin al piano.


Il successo fu strepitoso, Un critico musicale l'indomani scrisse: "Tutti noi, che amiamo sul serio la musica, abbiamo oggi nel cuore una sola certezza: l'opera di questo grande creatore vivrà in eterno". In tempi brevi la rapsodia fu eseguita in tutta l'America e si diffuse nel mondo intero, dando all'autore celebrità e ricchezza.
Da allora la sua popolarità crebbe a dismisura, inanellando una serie di trionfi sia negli USA, sia in Europa, dove, durante le tournée, veniva accolto con grande entusiasmo.
Non è possibile rievocare qui tutti i suoi straordinari successi. Ci limitiamo a ricordarne alcuni fondamentali come il Concerto per pianoforte in fa nel 1925, il musical Funny Face del 1927 che comprendeva un'altra famosa canzone: 's Wonderful. Nel 1929 compose un'altro strepitoso successo, An American in Paris un poema sinfonico che, con la Rapsodia, divenne una delle sue opere più note ed eseguite nel mondo. Nel 1951 il regista Vincente Minnelli ne utilizzò il titolo per realizzare un film musical con Gene Kelly e Leslie Caron che era una specie di antologia dei principali successi del compositore. 


Un "cult movie" per quelli della mia generazione. Quando lo vidi avevo circa 15 anni e fu una delle cause della mia futura passione musicale.
Negli anni successivi continuò a produrre senza sosta musiche per spettacoli teatrali, film e commedie musicali, ma l'apice della sua fama di compositore completo venne raggiunta nel 1935 con l'opera lirica Porgy and Bess, alla quale dedicò grande passione, consacrandovi il meglio di se stesso. 


La complessità della partitura e la particolarità dei temi affrontati non ne agevolarono inizialmente il successo e solo dopo la sua morte, avvenuta meno di due anni dopo la prima rappresentazione,  l'opera raggiunse le vette di popolarità che meritava. Se oggi l'opera non viene rappresentata molto spesso, la sua musica fa ormai parte della storia del jazz, grazie a numerose interpretazioni antologiche di alcuni dei più famosi artisti, che si perpetuano ancora oggi, da Louis and Ella, a Miles Davis, da Ray Charles a Paolo Fresu, solo per citarne alcuni.

Concludiamo questa sintetica rievocazione con un video ripreso al New Morning di Parigi, giusto 10 anni fa, in cui Paolo Fresu e il suo quintetto eseguono un brano tratto dall'opera: I Got Plenty of Nothing



Sito ufficiale George & Ira Gershwin: http://www.gershwin.com/

martedì 6 dicembre 2011

Paolo Fresu al New Morning di Parigi (2002)


Pubblicato martedì 29 gennaio 2008
In un mio precedente post avevo già parlato del New Morning, il prestigioso jazz club parigino che avevo avuto modo di frequentare quando vivevo là. Recentemente ho trovato un bel filmato del quintetto di Paolo Fresu, artista molto noto ed apprezzato anche in Francia, che vi si esibì nel 2002 accompagnato da un gruppo di eccellenti musicisti: Antonello Salis al piano, Nguyên Lê alla chitarra, Furio Di Castri al basso e Roberto Gatto alla batteria, qui in I Got Plenty of Nothing da Porgy and Bess. 


Un grande artista, una star del jazz internazionale degno rappresentante del jazz italiano all'estero.

domenica 4 dicembre 2011

Paolo Fresu incontra "The Lost Chords" di Carla Bley


Pubblicato martedì 6 novembre 2007

Ho ascoltato un disco molto interessante, uscito di recente, che vede Paolo Fresu insieme al quartetto The Lost Chords della pianista e compositrice statunitense Carla Bley (1936), una delle donne di spicco nel mondo del jazz, ancora in grande forma.  Il quartetto comprende anche il fedele Steve Swallow al basso elettrico (suo attuale compagno nella vita), Andy Sheppard al sax tenore e Billy Drummond alla batteria.
Il CD, edito dalla casa discografica Watt di proprietà della Bley, si intitola The Lost Chords Find Paolo Fresu ed è il risultato di una collaborazione voluta dalla pianista che, durante un festival del Jazz di Berchidda, di cui Fresu è organizzatore, individuò in lui un partner ideale per il suo gruppo.
Il progetto ha preso vita quest'anno con una serie di concerti ancora adesso in giro per l'Italia; il CD è stato registrato nel maggio scorso al teatro Olimpico di Vicenza.
La musica, tutta composta dalla Bley per l'occasione, tranne il brano conclusivo Ad Infinitum composto una trentina d'anni fà, è bella e originale ed è stata creata apposta per valorizzare la sensibilità ed il lirismo di Fresu e consentirgli una interessante interazione con il sassofono di Sheppard.
Di seguito un breve video



martedì 29 novembre 2011

Concerto dell'Enrico Rava quintet a Umbria Jazz 2001

Pubblicato domenica 17 agosto 2007

Ultimamente ho un pò trascurato il jazz italiano e per recuperare dedicherò questa pagina ad uno straordinario concerto che ha avuto luogo a Perugia nel luglio 2001, nell'ambito di Umbria Jazz: protagonista un quintetto stellare con Enrico Rava e Paolo Fresu alle trombe, Stefano Bollani al piano, Enzo Pietropaoli al basso e Roberto Gatto alla batteria, ovvero il "gotha" del jazz italiano.


Pur non essendo presente quella sera, ebbi l'occasione di ascoltare quel magico quintetto nel corso della tournée che precedette quel concerto e ne rimasi estasiato. Così disponendo di un video che ci mostra quasi 50' di quello storico concerto finalmente sono riuscito ad inserirlo.
A questo punto non ci resta che metterci comodi e goderci questo spettacolo di grande jazz.


lunedì 28 novembre 2011

Enrico Rava & Paolo Fresu


Pubblicato domenica 27 maggio 2007

Prendete un capolavoro come 'Round Midnight di Thelonious Monk, due strumentisti del calibro di Enrico Rava e Paolo Fresu, una ritmica stellare come quella composta da Stefano Bollani al piano, Enzo Pietropaoli al basso, Roberto Gatto alla batteria e il gioco è fatto.
Questo è il jazz, guys!!!!


giovedì 17 novembre 2011

Paolo Fresu Quintet: da 23 anni sulla breccia.

Pubblicato lunedì 7 maggio 2007


Il 26 marzo u.s. è uscito l'ultimo album dello storico quintetto di Paolo FresuRosso, Verde, Giallo e Blu, il quinto della serie registrata per la Blue Note, ciascuno dei quali dedicato alle musiche di uno dei membri del gruppo.
Questa serie, grazie ad una major come la Blue Note-EMI, è stata pubblicata in tutto il mondo, offrendo così al gruppo la possibilità di farsi conoscere anche fuori d'Europa.
Nel 2005 erano usciti Kosmopolites dedicato alle musiche del pianista Roberto Cipelli e P.A.R.T.E. dedicato al bassista Attilio Zanchi, nel 2006 Incantamento con le musiche del sassofonista Tino Tracanna e Thinking dedicato al batterista Ettore Fioravanti ed infine l'ultimo dedicato alle musiche del Leader.
Sopra ho usato il termine "storico" riferendomi a questo quintetto in quanto i suoi membri suonano insieme da ben ventitré anni. Sicuramente una delle formazioni più longeve nella storia del jazz italiano e non solo, che ha realizzato moltissimi dischi sia in quintetto sia nella versione allargata a sestetto con l'aggiunta di Gianluigi Trovesi.
La foto coglie i membri del gruppo all'epoca del loro primo album.



Quando nel 1985 uscì Ostinato (Spalsc(h) H106), il loro primo LP, mi trovavo a Bucarest dove, all'epoca, non arrivava nulla da fuori (uno dei tanti benefici del comunismo), tuttavia la mia posizione in Ambasciata mi consentiva di ricevere, tramite la benemerita I.R.D., le principali novità discografiche italiane.
L'arrivo di questo album suscitò in me molta curiosità per questo nuovo gruppo, avendo già avuto modo di ascoltare ed apprezzare Fresu con il quintetto di Giovanni Tommaso; inoltre mentre vivevo a Bergamo avevo spesso sentito commenti molto lusinghieri su Tino Tracanna, sopratutto dal mio giovane amico pianista Claudio Angeleri, che suonava spesso con lui. Il disco era molto gradevole, con alcuni temi interessanti come l'Ostinato in due takes con Monk in mezzo, o la divertente sequenza di Paraponzi e Venti Freddi, anche se mostrava qualche pecca di amalgama fra i giovani componenti del gruppo. Trovai comunque eccessiva la poco lusinghiera recensione di Salvatore G. Biamonte apparsa sulla rivista "Musica Jazz" (nov. 1985) che parlava di «curiose sensazioni di stanchezza e ripiegamento su formule scontate (manierismi, i soliti pedali ecc.)..»e concludeva parlando di «materiale non di prima scelta, come ci si aspetterebbe da un gruppo del genere».
Da Angeleri seppi che questa recensione aveva amareggiato parecchio i ragazzi, ma non li aveva scoraggiati, anche perché da altre parti erano giunti molti incoraggiamenti, così continuarono comunque l'esperienza e l'anno dopo uscì l'eccellente Inner Voices (Splasc(h) H110) con la partecipazione di David Liebeman e da allora iniziò il loro straordinario percorso artistico che prosegue tuttora.
La formula vincente stà nel continuo tentativo di realizzare cose sempre nuove e diverse, sfruttando al meglio le caratteristiche strumentali e timbriche dei vari membri del gruppo con un calibrato rapporto fra scrittura ed improvvisazione, evitando il rischio della routine che sempre incombe su questo genere di gruppi.
Un esempio tipico di questa filosofia è costituito dai cinque albums per la Blue Note già citati, che nel loro insieme costituiscono un ricco mosaico di tessere colorate che si arricchiscono sempre di nuovi colori (si vedano anche le cinque copertine uguali nella foggia, ma diverse nei colori o i colori del titolo del quinto album).
Sui singoli dischi è già stato scritto e detto molto nei vari siti specializzati o su altri blog, e solo l'ascolto può dare un'idea della qualità della musica presentata e della straordinaria maturità raggiunta dai cinque musicisti.
Un assaggio di queste qualità in questo Almeno tu nell'Universo dall'ultimo CD 


Concludo offrendo agli amici l'ascolto di una rara versione di Ostinato, il brano che dava il titolo al loro album d'esordio, registrata dal vivo a Lugano il 17 novembre 1989. Mentre nell'LP il brano era intercalato da 'Round about Midnight di Monk, qui Fresu fà solo un accenno a Monk all'inizio e successivamente esegue il brano. I quattro anni che separano le due esecuzioni ci mostrano un gruppo più affiatato, gli assoli sono più brillanti con un Tracanna in gran forma.

'Round Midnight + Ostinato by Paolo Fresu quint. on Grooveshark

Le Signore della canzone e il Jazz

Repost from Splinder  (23 oct. 2006)

Dopo una lunga parentesi dovuta a motivi tecnici, riprendo le mie esternazioni. Mia Martini è stata sicuramente una delle voci più interessanti e particolari del panorama musicale italiano e l'idea di Maurizio Giammarco di farle incidere nel 1991 un album di musica con  flavours jazzistici "Mia Martini in Concerto" (FONIT CETRA CDL 294) è stata senz'altro meritoria. Purtroppo non è stato possibile ripetere questa lusinghiera esperienza a causa della tragica socomparsa della cantante. Riascoltare oggi quell'album non solo ci fa rimpiangere la brava e sfortunata "Mimì", ma ci fa anche rammaricare per quello che ancora sarebbe stato possibile realizzare se l'esperimento fosse proseguito
Questo tipo di contaminazioni, molto frequenti all'estero, sono piuttosto rare e non riscuotono mai grande successo.

Ci ha provato un paio di volte 
Ornella Vanoni con risultati altalenanti.
Un primo tentativo lo fece nel 1986 con Ornella &.... (CGD CDS 6032) in cui la cantante si cimentava in una serie di canzoni italiane di successo, accompagnata da jazzisti di fama come Lee Konitz, Gil Evans, herbie Hancock ad altri ancora, con risultati di scarso interesse jazzistico.

Si trattò di un "matrimonio non consumato" quello fra Ornella ed il Jazz come felicemente scrisse Giuseppe Piacentino recensendo il disco su "Musica Jazz".





Undici anni dopo, nel 1997,  uscì invece Argilla, un album gradevolissimo, frutto della collaborazione con Paolo Fresu ed altri jazzisti italiani del suo i entourage, come Antonello Salis, Tino Tracanna, Furio Di Castri ecc..
 Le differenze con il precedente progetto "grezzo e limitato", sempre per citare Piacentino, è abissale e anche se non si tratta di un capolavoro ma di un prodotto commerciale, bisogna riconoscere che l'imprinting di Fresu & C. ne fa qualcosa di valido e gradevole da ascoltare sempre con grande piacere.
Qualcosa ha tentato anche Giorgia esibendosi in alcuni festivals con Herbie Hancock, l'esperimento tuttavia non mi risulta che sia stato ripetuto in sala d'incisione.
Infine un rimpianto, non aver avuto, almeno fino ad ora, il piacere di un analogo progetto con protagonista Mina. In un'intervista rilasciata a "Musica Jazz" nel giugno del 1988 Giovanni Tommaso dava quasi per certa la realizzazione di un album di Ballads con la cantante, ma purtroppo della cosa non se ne fece più nulla. Dopo quasi 20 anni la speranza rimane ancora, ma purtroppo penso che resterà tale.

Ancora Manusardi e folklore romeno

Dopo una lunga parentesi riprendo là dove ero rimasto, ossia Manusardi e il folklore romeno.Il pianista, in quest'ultimo decennio è tornato sull'argomento con due albums molto interessanti: Village Fair del 1997 e Doina del 2000.Nel primo, nel quale si avvale della collaborazione di Paolo Fresu, di Gian Luigi Trovesi, di Furio Di Castri, di Roberto Gatto e di Roberto Rossi al trombone, troviamo molti riferimenti alla Romania ed al suo folklore già a partire dai titoli, come Ciobanasca (il cioban è il mantello di pecora tipico dei pastori romeni), o  Banat Mood (il Banat è una regione storica della Romania) o ancora Balada (Ballata in romeno), così come negli spunti musicali che sono all'origine di Country Ballad, Gipsy Mood e The Fair, ecc.. Un, disco decisamente interessante, uno dei migliori del pianista, tutto da ascoltare, grazie anche all'apporto straordinario do Fresu e Trovesi.Nel 2000 con Doina l'esperimento viene ripetuto con un diverso organico comprendente ben 4 fiati, dei quali solo Roberto Rossi era presente anche nel precedente album. Gli altri sono F. Bosso alla tromba, G. Visibelli e G. Bombardieri ai saxes, L.Terzano al basso e M. Beggio alla batteria. Anche nei 10 brani contenuti nell'album gli spunti tratti da motivi popolari romeni sono numerosi. Si tratta anche in questo caso di un disco notevole che consiglio vivamente a chi ancora non lo conoscesse e «che non dimenticherete facilmente» come dice Marcello Piras nelle note di copertina.L'ascolto di questo album mi ha fatto ritornare in mente un vecchio LP della mia collezione, registrato a Bucarest, con musicisti romeni, ma pubblicato in Italia, ossia Piano Jazz del 1969 (DIRE Fo 335), in cui troviamo come brano d'apertura quel Doina che da il titolo al CD di cui sopra e che merita un discorso a parte da farsi nei prossimi giorni.

Un album di Giovanni Tommaso di venti anni fa

Repost from Spliner (26 jun. 2006)


Riordinando i miei vecchi LP che ormai ascolto molto di rado mi è capitato fra le mani un disco che non ascoltavo più da molti anni: Via G. T. di Giovanni Tommaso, un Red Record acquistato nel lontano 1986.
Inciso da un quintetto d'eccezione con Paolo Fresu alla tromba, il compianto Massimo Urbani all'alto, Danilo Rea al piano, G. Tommaso al basso e Roberto Gatto alla batteria, questo disco rappresentò l'esordio del grande bassista, a proprio nome, dopo aver per quasi 30 anni militato in gruppi famosi dal Quartetto di Lucca al Perigeo, al trio con Franco D'Andrea e Bruni Biriaco, che per anni fu una delle ritmiche più richieste in Italia per accompagnare grandi solisti americani come Dexter Gordon, Art Farmer, George Coleman e molti altri.
Con questa fatica, dopo la parestesi fusion con il Perigeo, Tommaso tornava al jazz ortodosso avvalendosi finalmente di un gruppo a proprio nome, formato da validissimi giovani talenti.
Il disco venne accolto con grande successo non solo in Italia; negli USA ottenne recensioni lusinghiere ed il gruppo venne chiamato ad esibirsi al Blue Note di New York.
Riascoltandolo oggi si rimane affascinati dalle straordinarie doti del leader, che all'età di 45 anni aveva raggiunto una eccellente maturità artistica ed anche una notevole capacità creativa con una serie di composizioni di alto livello che consentono agli altri quattro membri del gruppo di esprimersi al meglio.
Sicuramente una pietra miliare nella storia del jazz italiano. L'album è stato ripubblicato anche in CD e, per chi non ce lo ha ancora, non dovrebbe essere difficile procurarselo.