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martedì 3 aprile 2018

I miei standards preferiti: What's New (1939) [repost rinnovato]

Nell'ottobre 1938 Bob Haggart, bassista e compositore, all'epoca membro dell'orchestra di Bob Crosby, scrisse I'm Free, pensando alla tromba dell'amico Billy Butterfield, collega nella stessa orchestra. Un brano eccellente molto apprezzato da Crosby e che venne subito registrato con una pregevole esecuzione proprio di Butterfield. Il solista al sassofono è Eddie Miller.




Vista la notevole qualità della musica, l'anno successivo il paroliere Johnny Burke la corredò con un romantico testo sull'incontro fra due ex amanti che intitolò What's New. 


La canzone venne subito registrata dal cantante più in auge del momento: Bing Crosby, fratello di Bob, che ne fece un grande successo di vendite.



Il brano divenne presto famoso e venne ripreso da molte orchestre raggiungendo un'enorme popolarità.

Negli anni del dopoguerra si annoverano decine di versioni sia strumentali, sulle quali tornerò più avanti, sia vocali. Fra quest'ultime, veramente numerose, tre in particolare meritano, a mio avviso, di essere ricordate, dal punto di vista jazzistico. La prima è quella realizzata nel dicembre del 1954 dalla giovane Helen Merrill, nell'omonimo disco di esordio, accompagnata da un gruppo di musicisti di grande livello fra i quali spicca la tromba di Clifford Brown.


La seconda. dell'anno successivo, è quella di Billie Holiday, che, solo verso la fine della carriera, affrontò questo brano, incluso nell'album Velvet Mood, un Lp di standards 


realizzato con la collaborazione di un notevole gruppo di jazzisti come Harry "Sweet" Edison alla tromba, Benny Carter al sax alto, Jimmy Rowles al piano, Barney Kessel alla chitarra, ecc.. La copertina  un pò ruffiana, venne scelta per attirare anche acquirenti non del tutto interessati al jazz.


La terza versione è quella realizzata dal grande Satchmo nel 1957 contenuta nell'album Louis Armstrong meets Oscar Petersonsicuramente la miglior versione vocale maschile mai realizzata.


Di notevole spessore jazzistico sono anche molte versioni strumentali, che vedono impegnati alcuni dei maggiori jazzisti di quegli anni. 
Iniziamo però con una curiosità: siamo nel 1952, anno fra i più difficili nella carriera di Miles Davis, come lui stesso affermò nella sua biografia: «Ero sprofondato in una sorta di nebbia, ero sempre fatto e sfruttavo le donne per la roba [...] avevo una scuderia di puttane che battevano per me» e qui lo troviamo a fare da spalla a Jimmy Forrest, un modesto sassofonista che quell'anno aveva raggiunto una certa popolarità grazie al brano Night Train, che aveva scalato tutte le classifiche. La registrazione venne effettuata dal vivo al Barrell, un night club di Delmar in Missouri nel marzo 1952.



Non si tratta certo di una esecuzione memorabile, gli assolo sono elementari, ma resta comunque un documento interessante.
L'esecuzione  che propongo di seguito, realizzata nel 1956, dal vivo, dal quintetto di Clifford Brown e Max Roach, sembra venire da un altro pianeta. L'assolo di Brownie è strepitoso per originalità e fantasia.



Un altra esecuzione interessante e particolare è quella del trombettista canadese Maynard Ferguson realizzata all'inizio degli anni '50 con l'orchestra di Stan Kenton


Oltre ai numerosi trombettisti che, sulle orme di Billy Butterfield, nel tempo si sono cimentati con questo standard, anche molti sassofonisti, affascinati dalla straordinaria dolcezza della melodia, che ne faceva una ballad perfetta, ne diedero una propria lettura.
Cominciamo con Serge Chaloff, sassofonista baritono, uno dei Four Brothers di Woody Herman, che nel 1955, un anno prima della sua prematura scomparsa, ne incise una suadente versione con un proprio sestetto 



L'anno seguente fu la volta dell'altosassofonista Art Pepper che ne realizzò una versione in quartetto, anche questa altrettanto originale  e intrigante


In questa selezione non poteva mancare colui che è considerato lo specialista assoluto delle ballads, il tenorsassofonista Ben Webster che nel 1965 la incluse nel suo splendido album There Is No Greater Love, una specie di compendio del meglio delle ballads. Il pianista è Kenny Drew, al basso N-H. Ø. Pedersen e alla batteria Alex Riel. La perfezione assoluta!



Molto diversa, ma altrettanto toccante, è la lettura che John Coltrane ne dà con il suo classico quartetto, contenuta nell'album Ballads del 1961.


Questo standard è stato spesso eseguito anche da molti jazzisti italiani fra i quali ricordo Enrico Rava (in Age Mur con Lee Konitz), Massimo Urbani che ne ha realizzato diverse versioni, Franco Ambrosetti, Francesco Cafiso e molti altri. Tuttavia la versione più interessante, dal punto di vista storico, è quella realizzata nel 1988 da Lino Patruno con un quintetto che comprendeva al basso proprio Bob Haggart, il compositore del brano. Una vera perla per concludere questa carrellata su uno degli standards più famosi e popolari.






P.S. Questo post venne pubblicato la prima volta circa sei anni fa e necessitava di essere rivisto per sostituire video non più disponibili e per aggiornarlo con video più recenti o trascurati allora.
Rovistando fra vecchissimi LP ho scovato una versione di questo brano incisa nel 1958 da un misterioso gruppo denominato Modern Flaminia Quintet composto da musicisti sconosciuti tranne per il batterista Lionello Bionda. Una versione molto anni '50, da night club, con un discreto sassofonista Cecchino Tommasini di cui si sono perse le tracce, lo stesso dicasi per il vibrafonista Giovanni Spalletti, il pianista Raffaele Giusti e il bassista Sandro Santoni. 



Nel 2013 la cantante norvegese Elvira Nikolaisen e il trombettista Matthias Eick hanno realizzato una versione molto "nordica", con sfumature boreali che, per certi versi, la rende affascinante.




Infine concludiamo questa rassegna con colui che oggi è considerato il miglior trombettista in circolazione Ambrose Akinmusire, che, evitando di ricalcare le letture di illustri predecessori, ne ha dato nel 2011 una versione abbastanza originale.


venerdì 7 giugno 2013

I miei standards preferiti: A Ghost of a Chance (1932)


Questa celebre canzone, il cui titolo completo era I Don't Stand a Ghost of a Chance with You, venne scritta nel 1932 appositamente per Bing Crosby, che collaborò anche alla stesura del testo, dal paroliere Ned Washington (autore di celebri brani come: Stella by Starlight, The Nearness of You, I'm Getting Sentimental Over You, ecc.), su musica dell'altrettanto famoso compositore Victor Young (autore fra l'altro di My Foolish Heart, Johnny Guitar, ecc., e soprattutto di decine di celebri colonne sonore). All'epoca Crosby era la star più popolare di tutto il mondo dello spettacolo ed intorno a lui ruotava il meglio dello show business. La foto lo ritrae con l'attrice Carol Lombard.



Il disco ebbe un successo straordinario, raggiungendo i vertici delle classifiche, e ne venne realizzato anche un breve filmato, una sorta di odierno video clip.




L'arrangiamento e le atmosfere sono quelli in voga in quegli anni, ed hanno ben poco a vedere con il jazz, ma le splendida melodia venne ripresa, qualche anno dopo, da diversi jazzisti rendendola presto un celebre standard. 


Il primo fu il trombettista Bobby Hackett il quale, con la sua orchestra, nel 1938 ne realizzò una versione decisamente più moderna, che valorizzava al massimo le qualità musicali del brano.



Questa versione aprì la strada ad una serie di nuove interpretazioni da parte di altri musicisti, fra le quali, in particolare, spiccano quelle dei tre maggiori tenor-sassofonisti di quegli anni: Chu Berry, Coleman Hawkins e Lester Young.


Chu Berry (1908-1941)

Il primo, in quegli anni militava nell'orchestra di Cab Calloway e nel 1940, poco più di un anno prima della sua morte, ne incise una strepitosa versione ancora oggi insuperata. Una curiosità: in quell'occasione fra i membri dell'orchestra c'era anche Dizzy Gillespie.


Le altre versioni sopra ricordate furono realizzate entrambe nel 1944.


Coleman Hawkins (1904-1969)

Coleman Hawkins era accompagnato dall'orchestra di Cozy Cole e, contrariamente a Chu Berry che era l'unico solista, in questo caso l'assolo del sassofonista era integrato dagli interventi di altri membri dell'orchestra: Charlie Shavers alla tromba che introduce il brano, poi Tiny Grimes alla chitarra, Hank D'Amico al clarinetto e Slam Stewart che chiude con il suo caratteristico vibrato voce e contrabbasso.


L'assolo di Hawkins, pur eccellente, è più breve e molto meno fantasioso e originale di quello Berry. 

Lester Young (1909-1959)

Infine ascoltiamo la versione di Lester Young, accompagnato da Count Basie al piano con la ritmica della sua orchestra. Una versione più lenta e introspettiva delle precedenti, una lettura mesta, malinconica che sembra quasi presagire le tribolazioni e le umiliazioni che egli dovrà sopportare alcuni mesi dopo, a causa del richiamo nell'esercito, che segneranno il resto della sua vita.



Fra le versioni vocali, che vennero realizzate in quei primi anni, merita di essere ricordata quella del 1939 di Mildred Bailey, accompagnata da un gruppo di musicisti capeggiato dalla pianista Mary Lou Williams. 


Un mix interrazziale di swing e di melodia che modernizza il brano riportandolo all'attenzione di un pubblico più vasto.


Dopo queste memorabili esecuzioni il brano entrò nel repertorio di numerosi musicisti e cantanti e ancora oggi viene ripreso da diversi giovani artisti. Fra queste numerose interpretazioni alcune meritano di essere ricordate per la loro originalità.



Iniziamo con Thelonious Monk che nel suo album Thelonious Himself del 1957,  ne propone una versione di solo piano, una lettura in cui è possibile apprezzare tutte le sfumature della melodia.



Fra le esecuzioni imperdibili non poteva mancare quella di Billy Holiday, supportata dalla tromba di Harry "Sweet" Edison, dalla chitarra di Barney Kessel, e dal sax di Ben Webster; un'interpretazione, realizzata per la Verve nel 1955, piena di pathos che evidenzia anche le qualità poetiche del testo.



Molto particolare e delicata l'esecuzione del trio del pianista Elmo Hope, sempre del 1955 e contenuta nell'album Meditations. Questo artista dotato di grande talento, amico e coetaneo di Bud Powell,  purtroppo è caduto nell'oblio.


Vigorosa e piena di fantasia e di feeling è la versione che Clifford Brown registrò con lo storico quintetto che guidava assieme a Max Roach



Per venire a tempi più recenti, ho apprezzato molto, avendola ascoltata anche da vivo, l'interpretazione di Diana Krall, che nella seconda metà degli anni '90, la eseguiva spesso nei suoi concerti, accompagnata solo dalla chitarra di Russell Malone. Il video è stato realizzato durante un concerto tenutosi a Berna nel 1997.


Per chiudere questa, necessariamente incompleta, rassegna di interpretazioni di questo bellissimo standard, ho scelto la commovente versione di Chet Baker tratta dalla colonna sonora del film "Let's Get Lost", in cui è accompagnato fra gli altri da Frank Strazzeri al piano a da Nicola Stilo alla chitarra e al flauto.

martedì 4 settembre 2012

I miei standards preferiti: What's New (1939)

Nell'ottobre 1938 Bob Haggart, bassista e compositore, all'epoca membro dell'orchestra di Bob Crosby, scrisse I'm Free, pensando alla tromba dell'amico Billy Butterfield, collega nella stessa orchestra. Un brano eccellente molto apprezzato da Crosby e che venne subito registrato con una pregevole esecuzione proprio di Butterfield. Il solista al sassofono è Eddie Miller.


Vista la notevole qualità della musica, l'anno successivo il paroliere Johnny Burke la corredò con un romantico testo sull'incontro fra due ex amanti che intitolò What's New. 



La canzone venne subito registrata dal cantante più in auge del momento: Bing Crosby, fratello di Bob, che ne fece un grande successo di vendite.




Il brano divenne presto famoso e venne ripreso da molte orchestre raggiungendo un'enorme popolarità.
Negli anni del dopoguerra si annoverano decine di versioni sia strumentali, sulle quali tornerò in seguito, sia vocali. Fra quest'ultime, veramente numerose, tre in particolare meritano, a mio avviso, di essere ricordate, dal punto di vista jazzistico. La prima è quella realizzata nel dicembre del 1954 dalla giovane Helen Merrill, nell'omonimo disco di esordio, accompagnata da un gruppo di musicisti di grande livello fra i quali spicca la tromba di Clifford Brown.


La seconda. dell'anno successivo, è quella di Billie Holiday, che solo verso la fine della carriera, affrontò questo brano, incluso nell'album Velvet Mood, un Lp di standards 


realizzato con la collaborazione di un notevole gruppo di jazzisti come Harry "Sweet" Edison alla tromba, Benny Carter al sax alto, Jimmy Rowles al piano, Barney Kessel alla chitarra, ecc.. La copertina  un pò ruffiana, venne scelta per attirare anche acquirenti non del tutto interessati al jazz.


La terza versione è quella realizzata dal grande Satchmo nel 1957 contenuta nell'album Louis Armstrong meets Oscar Peterson,


sicuramente la miglior versione vocale maschile mai realizzata.




Di notevole spessore jazzistico sono anche molte versioni strumentali, che vedono impegnati alcuni dei maggiori jazzisti di quegli anni. 
Iniziamo però con una curiosità: siamo nel 1952, anno fra i più difficili nella carriera di Miles Davis, come lui stesso affermò nella sua biografia: «Ero sprofondato in una sorta di nebbia, ero sempre fatto e sfruttavo le donne per la roba [...] avevo una scuderia di puttane che battevano per me» e qui lo troviamo a fare da spalla a Jimmy Forrest, un modesto sassofonista che quell'anno aveva raggiunto una certa popolarità grazie al brano Night Train, che aveva scalato tutte le classifiche. La registrazione venne effettuata dal vivo al Barrell, un night club di Delmar in Missouri nel marzo 1952.


Non si tratta certo di una esecuzione memorabile, gli assolo sono elementari, ma resta comunque un documento interessante.
L'esecuzione  che propongo di seguito, realizzata nel 1956, dal vivo, dal quintetto di Clifford Brown e Max Roach, sembra venire da un altro pianeta. L'assolo di Brownie è strepitoso per originalità e fantasia.



Un altra esecuzione interessante e particolare è quella del trombettista canadese Maynard Ferguson realizzata all'inizio degli anni '50 con l'orchestra di Stan Kenton


Oltre ai numerosi trombettisti che, sulle orme di Billy Butterfield, nel tempo si sono cimentati con questo standard, anche molti sassofonisti, affascinati dalla straordinaria dolcezza della melodia, che ne faceva una ballad perfetta, ne diedero una propria lettura.
Cominciamo con Serge Chaloff, sassofonista baritono, uno dei Four Brothers di Woody Herman, che nel 1955, un anno prima della sua prematura scomparsa, ne incise una suadente versione con un proprio sestetto 


L'anno seguente fu la volta dell'altosassofonista Art Pepper che ne realizzò una versione in quartetto, anche questa altrettanto originale  e intrigante


In questa selezione non poteva mancare colui che è considerato lo specialista assoluto delle ballads, il tenorsassofonista Ben Webster che nel 1965 la incluse nel suo splendido album There Is No Greater Love, una specie di compendio del meglio delle ballads. Il pianista è Kenny Drew, al basso N-H. Ø. Pedersen e alla batteria Alex Riel. La perfezione assoluta!


Molto diversa, ma altrettanto toccante, è la lettura che John Coltrane ne dà con il suo classico quartetto, contenuta nell'album Ballads del 1961.


Questo standard è stato spesso eseguito anche da molti jazzisti italiani fra i quali ricordo Enrico Rava (in Age Mur con Lee Konitz), Massimo Urbani che ne ha realizzato diverse versioni, Franco Ambrosetti, Francesco Cafiso e molti altri. Tuttavia la versione più interessante, dal punto di vista storico, è quella realizzata nel 1988 da Lino Patruno con un quintetto che comprendeva al basso proprio Bob Haggart, il compositore del brano. Una vera perla per concludere questa carrellata su uno degli standards più famosi e popolari.

lunedì 19 dicembre 2011

Il Jazz vocale al maschile (part II)

Repost from Splinder (3 jan. 2010)


proseguiamo nella segnalarzione di altre voci maschili che negli anni hanno fatto la storia del jazz vocale.

Fra i grandi vecchi non poteva mancare Bing Crosby (1903-1977) che raggiunta la grande popolarità come star del cinema e della TV, non dimenticò mai le proprie origini jazzistiche e la gavetta fatta al fianco di musicisti del calibro di Bix Beiderbecke, Eddie Condon, Frankie Trumbauer, ecc.


Qui possiamo ascoltarlo in un gustoso Blue Room, scritto nel 1926 dal duo Rogers & Hart, e registrato nel 1956, accompagnato dalla swingante orchestra di Buddy Bregman.



Nel tempo, molti storici brani di jazz vocale sono stati realizzati da estemporanee performances di musicisti che solo raramente si esibivano come cantanti. Di seguito vengono riproposti due classici: il primo è I Can't Get Started il noto brano composto per la rivista Ziegfeld Follies 1936 da Vernon Duke con i versi di Ira Gershwin, il fratello paroliere del grande George. L'anno seguente il giovane trombettista Bunny Berigan (1908-1942) ne dette un'interpretazione vocale e strumentale che ancora oggi è considerata la miglior versione mai realizzata, tale da meritarsi nel 1975 l'ingresso nella Grammy Hall of Fame.

Purtroppo si trattò di un unicum, in quanto il trombettista morì di lì a poco, devastato dall'alcol, senza lasciare altre incisioni vocali.


L'altro brano è Stars Fell on Alabama, un classico standard composto nel 1934 da Frank Perkins con i versi di Mitchell Parish e che nel tempo ha avuto centinaia di interpreti più o meno famosi. La versione di Jack Teagarden (1905-1964),


noto trombonista e spesso spalla di Louis Armstrong in divertenti duetti, è una di quelle jazzisticamente più valide.


Un altro nome che non può mancare è quello di una star di prima grandezza come Nat King Cole (1919-1965), cui è già stata dedicata in passato un'ampia pagina (qui).


Oggi lo riascoltiamo in un'incisione dei primi anni '40, quando era principalmente un pianista jazz, che ogni tanto cantava. Il brano è It's Only a Paper Moon, altro classico standard, composto nel 1933 da Harold Arlen con i versi di E. Y. Harburg e Billy Rose.


Che dire poi della straordinaria voce di Johnny Hartman (1923-1983), strepitoso balladeur, che nel 1963 incontrando il quartetto di John Coltrane


realizzò uno degli album vocali più belli della storia del jazz, come dimostra questa versione del celebre brano di Billy Strayhorn: Lush Life.


Fra le nuove generazioni una menzione particolare merita Al Jarreau (1940), funambolo della voce, che ha anche lui iniziato con il jazz, per poi cedere alle lusinghe del pop.


Qui possiamo ascoltarlo nel famoso brano di Dave Brubeck Blu Rondò a la Turk, in cui sfodera tutta la sua versatilità vocale.


Venendo a tempi più recenti diversi sono i cantanti jazz che si sono messi in luce. Fra i più interessanti ricordiamo i bianchi Kurt Elling (1967) e Curtis Stigers (1965) e il nero Kevin Mahogany (1958).

Il primo, dopo anni di gavetta nella sua nativa Chicago, venne scoperto dalla casa discografica Blue Note, che nel 1995 lo lanciò con l'album Close Your Eyes dal quale è tratto il brano omonimo qui proposto


Dotato di un'ampia estensione vocale e di una voce baritonale molto affascinante ottenne subito un largo successo che continua tuttora. In questi ultimi anni ha collaborato con molti noti musicisti anche come apprezzato paroliere.
Curtis Stigers invece viene dal rock ed è anche un discreto sassofonista. Negli anni '80 era una star acclamata e si esibiva con Eric Clapton, Elton John ed altri. Poi di colpo verso la fine degli anni '90, ha voltato le spalle allo show business e si è dedicato alla sua musica preferita, il jazz, attività che non gli offre certo i lauti guadagni di una volta, ma che artisticamente lo soddisfa di più.

Il brano che segue Secret Heart del 2002 è tratto da uno dei suoi primi album del nuovo corso.


Kevin Mahogany infine è stato il più apprezzato cantante di colore apparso negli anni '90, è tuttora uno dei migliori in circolazione e viene considerato l'indiscusso erede di grandi del passato come Johnny Hartman o Joe Williams.

Questo Teach Me To Night è tratto da uno dei suoi albums più belli: Portrait of Kevin Mahogany del 2002. Il sax è quello i Michael Brecker.

giovedì 17 novembre 2011

Il Duetto Vocale nel Jazz: Bing Crosby & Frank Sinatra


Sia Bing Crosby (the Crooner),che Frank Sinatra (the Swooner) hanno avuto una lunga consuetudine di incontri vocali con altri cantanti, ed anche, più di una volta, fra di loro, soprattutto in spettacoli radiofonici. Nella prima metà degli anni ’40 i due animarono molte trasmissioni dell’Armed Forces Radio Services (AFRS), nelle quali si esibirono in gustosi siparietti vocali ed in duetti[1]. Tuttavia tutto il materiale disponibile si riferisce a canzoni natalizie o a canzoni melodiche che nulla hanno a che fare col jazz. Fra queste merita comunque di essere ricordata una medley comprendente fra l’altro un eccellente As Times Goes By[2]. Come abbiamo già visto, nella pagina dedicata ad Armstrong, i due si incontrarono anche sul set del film High Society e cantarono insieme  Well, Did You Evah? ; anche in questo caso siamo di fronte ad una simpatica canzoncina infarcita di citazioni musicali, eseguita con brio dai due, ma di scarso interesse jazzistico. Le cose però cambiano, per entrambi, se ci si riferisce invece agli incontri con altri artisti, infatti nelle discografie di entrambi è possibile trovare alcuni pezzi jazzisticamente interessanti.
 
Per quanto riguarda Bing Crosby, va innanzitutto ricordato che i suoi esordi artistici avvennero proprio come membro di un duo vocale formato con l’amico Al Rinker (fratello della cantante Mildred Bailey) con il quale si esibiva in giro per la California. Il loro esordio discografico avvenne nel 1926 con un breve coretto nel brano I’ve Got the Girl eseguito dalla “Don Clark’s Baltimore Hotel Orchestra”[3]. Da lì a poco vennero scritturati da Paul Whiteman, entrando a far parte di una delle più famose orchestre dell’epoca che annoverava fra i suoi membri musicisti del calibro di Bix Biederbecke, Jimmy e Tommy Dorsey, Eddie Lang, Joe Venuti e molti altri ancora. Nell’ambito dell’orchestra il duo si trasformò presto in trio, i famosi “Rhythm Boys”. Questa esperienza lascerà il segno nella carriera di Bing, che pur essendo essenzialmente un cantante melodico non disdegna ogni tanto di immergersi in atmosfere jazz, ed, in particolare, nei duetti trasmette anche ai suoi partners la sua swingante musicalità ed il suo ineffabile humor. Grazie alla sua lunga carriera ed alla sua straordinaria popolarità, tra dischi, radio e cinema, riuscirà a confrontarsi con quasi tutto il gotha artistico-musicale statunitense ed in particolare hollywoodiano[4]: dalla signorile eleganza di Fred Astaire[5] al fascino sensuale di Peggy Lee, dalla morbida voce con inflessioni sudiste di Dinah Shore alla comicità garbata di Bop Hope, dalla prorompente vivacità di Judy Garland all’incontro, nei secondi anni ’40, con il redivivo maestro ispiratore della sua adolescenza: Al Jolson[6], solo per citarne alcuni.
   Maggiore attenzione meritano invece gli incontri con alcune colleghe, che hanno prodotto delle performances di notevole valore artistico. Innanzi tutto quelli con Ella Fitzgerald, altra artista che amava molto cimentarsi in incontri con i colleghi. I due incisero molti brani insieme, non solo di jazz, ma in particolare meritano di essere citati Basin Street Blues con Red Nichols alla tromba,  Way Back Home accompagnati dai Mills Brothers[7], ed uno straordinario Memphis Blues[8] in cui ai due si aggiunge Louis Armstrong.
Altre due partners ideali per Bing furono negli anni ’30-40 Connie Boswell, e negli anni ’50 Rosemary Clooney che «come nessun’altra riescono ad assecondare il senso della commedia, ad emularne il relax, la capacità di distendersi e divertirsi nello spazio di una canzone»[9]
Connie Boswell (1907- 1976) (o Connee secondo lo spelling adottato in un secondo tempo), cantante bianca di New Orleans, costretta sulla sedia a rotelle da un grave incidente in tenera età (e non dalla poliomielite, come viene spesso scritto), nota anche come leader delle Boswell Sisters, gruppo vocale formato con due sorelle, ebbe negli anni ’30 frequenti rapporti musicali con Crosby, sia come solista, che col trio. Il particolare feeling creatosi fra i due porterà ad una collaborazione che, iniziata con il trio nel 1932 con Lawd, You Made the Night Too Long[10], si protrarrà per circa vent’anni e si concluderà nel 1952 con That’s a Plenty[11].
Oltre che in sala d’incisione i due si incontrarono spesso anche in numerosi spettacoli radiofonici ed ebbero una notevole popolarità. I loro successi vengono ancora oggi pubblicati, tuttavia non esiste una specifica raccolta dei brani eseguiti insieme, pertanto questi vanno ricercati nella sterminata discografia di Crosby o nei diversi album della Boswell.
Dall’ascolto di alcuni brani jazzisticamente più interessanti come: Bob White, Watcha Gonna Swing to Night[12], del 1937, loro maggior successo discografico, con un gustoso testo di Johnny Mercer, Basin Street Blues[13]sempre del 1937, Yes, Indeed e Tea for Two[14]del 1940 con i “Bob Cats” di Bob Crosby, fratello di Bing, ci si può rendere conto dello straordinario swing e dell’ affiatamento musicale che univa questi due artisti.
 
Nel 1954 sul set del film White Christmas, diretto da Michael Curtiz, e musicato da Irving Berlin, Bing incontra un’altra protagonista dello show business hollywoodiano Rosemary Clooney (1928 -2002), affermata cantante e attrice d’origine irlandese[15], all’epoca molto nota anche in Italia per il suo hit Mambo Italiano (1954) e moglie della star hollywoodiana di origine portoricana, José Ferrer[16]Musicalmente anche Rosemary nasce come componente di un duo vocale con la sorella Betty, le Clooney Sisters, gruppo stabile dell’orchestra di Tony Pastor. Nel 1949 la sorella Betty lascia il gruppo e Rosemary resta nell’orchestra come solista. Nel 1951 grazie al successo del suo primo singolo Come On - A My House[17] inizia una brillante carriera artistica. Dotata di una vocalità ricca, morbida e profonda, nonostante la notevole differenza d’età diventa la partner ideale per Bing Crosby, con il quale inciderà moltissimi dischi. Anche se il suo repertorio sia prevalentemente leggero, neppure lei disdegnerà frequenti incursioni nel jazz esibendosi con Benny Goodman, Duke Ellington, Woody Herman, Count Basie e molti altri. Questa affinità renderà possibile ai due di realizzare una serie di eccellenti brani dal sapore jazzistico.[18]



Torniamo ora a Frank Sinatra, altro artista che nella sua carriera si è dedicato spesso ai duetti, soprattutto negli spettacoli radiofonici e televisivi dei quali per decenni è stato protagonista e nei quali ha incontrato, come già Bing Crosby, un’innumerevole quantità di artisti: da Tony Bennett, a Rosemary Clooney, da Tom Jobim a Ella Fitzgerald, improvvisando sempre gustosi siparietti di grande qualità artistica[19]. Nel caso della Fitzgerald, in particolare, il cruccio resta che i due, visti i risultati dei loro incontri estemporanei, non siano mai stati riuniti in sala d’incisione. Dal loro connubio sarebbe senz’altro scaturito qualcosa d’eccezionale.


Alla soglia degli ottant’anni, Sinatra venne coinvolto in una operazione commerciale di dubbio gusto, anche se molto remunerativa, con due CD Duets (1993) e Duets II (1994) nei quali gli vennero affiancati una serie di cantanti, fra i cui alcune delle più famose pop stars del momento (Bono, Louis Miguel, Gloria Estefan e altri ancora). Duetti costruiti, prevalentemente, mettendo insieme esecuzioni avvenute separatamente e poi montate in studio e che pertanto perdono l’immediatezza e la spontaneità del rapporto diretto e dello stimolo reciproco che dovrebbero caratterizzare il vero duetto.




[1] Una casa discografica statunitense la HLC ha iniziato a riproporre in CD-Rom alcune di queste trasmissioni, ma per ora, nessuna con i due artisti insieme. Chi fosse interessato può consultare il sito www.footlight.com
[2] In Frank Sinatra & Friends, CD Hallmark, track n. 21
[3] Chi avesse la curiosità di ascoltare questo esordio discografico può collegarsi con il sito www.kcmetro.cc.mo.us/pennvalley/Biology/lewis/crosby/bing.htm 
[4] Molti di quegli incontri sono stati raccolti dalla britannica Avid Music in un 2 CD Box Bing Crosby and his Hollywood Guests AVC626, prevalentemente tratti da trasmissioni radiofoniche.
[5] Nel 1975 i due vennero riuniti in sala d’incisione per riproporre quei loro duetti, un revival gradevole che però evidenzia impietosamente il trascorrere del tempo ed il conseguente logoramento delle voci dei due artisti ormai ultrasettantenni.
[6] Anche questi incontri sono disponibili in un altro 2 CD Box sempre della Avid Music Bing Crosby with Judy Garland & Al Jolson AVC625 sempre tratto da trasmissioni radiofoniche.
[7] questi due brani sono reperibili assieme a molti altri nell’album “My Happiness” PARCD 002.
[8] In Louis Arstrong Wonderful Duets , CD AMSC 37 (2002), track 25
[9] Luciano Federighi  Cantare il Jazz, cit. p. 55
[10]In  Bing Crosby-Everybody Loves My Baby CD Pro Arte 1999, track 8
[11] In Bing Crosby and his Gal Pals, CD Riff City, 2004 track 5
[12] Reperibile sia su Bing Crosby-The Legendary Years 193 to 1957, Box di 4 CD MCA Records, CD2 track 6, sia su Connee Boswell- Heart & Soul, Living Era 1997 track 11.
[13] Sempre su Connee Boswell- Heart & Soul, cit., track 10
[14] In Bing Crosby-It’s Easy to Remember, Proper Box 4 CD, 2001, CD3 tracks 6 e 7.
[15] Il divo hollywoodiano George Clooney è suo nipote, figlio del fratello.
[16] Oscar nel 1950 come miglior attore protagonista per Cyrano di Bergerac di Michael Gordon, e una nomination nel 1952 per l’interpretazione di Toulouse –Lautrec nel film di John Huston Moulin Rouge.
[17] In Rosemary Clooney-16 Biggest Hits, CD Sony, track 6
[18] Nel 2005 la Platinum Disc ha pubblicato un doppio CD Bing Crosby & Rosemary Clooney contenente tutte le loro incisioni più famose.
[19] Diversi di questi incontri sono ascoltabili in Frank Sinatra & Friends, cit., e in FrankSinatra:Duets with the Ladies CD Castle Pulse e in Frank Sinatra Duets with the Dames CD Capitol/EMI (Disponibile anche in DVD)