Visualizzazione post con etichetta gianluigi trovesi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gianluigi trovesi. Mostra tutti i post

giovedì 17 novembre 2011

Nel 2007 due nuovi dischi di Gianluigi Trovesi


Pubblicato mercoledì 11 aprile 2007 

Nel mio lungo peregrinare in Italia e all'estero, fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 ho vissuto anche a Bergamo, città che, soprattutto in quegli anni, ha dato molto al jazz: con i suoi festivals (Rassegna Internazionale del Jazz di Bergamo, Bergamo Jazz, Clusone Jazz, Festival Internazionale "Nuovo Jazz" di Lovere); con i suoi clubs (penso al Bobadilla Feeling Club di Dalmine, gestito da Benvenuto Maffioletti, grande appassionato di jazz - qui  accanto in una foto dell'epoca con Mal Waldron e David Friesen - dove ho trascorso bellissime serate ascoltando musicisti del calibro di Gerry Mulligan, Art Farmer, Charles Tolliver. Oggi purtroppo è stato trasformato in una discoteca); infine con bravissimi musicisti quali Claudio Angeleri, Tino Tracanna (nato a Livorno ma formatosi musicalmente a BG), Roberto Zonca, e Gianluigi Trovesi, per citare i più noti.
Quest'ultimo in particolare, già allora, quando lo conobbi circa 25 anni fà, era il simbolo della Bergamo jazzistica, come si evince anche dalla foto qui sotto, tratta dalla copertina del volume "Jazz Live in Bergamo" (1983) del giornalista Paolo Arzano, in quegli anni eminenza grigia del jazz bergamasco, che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare.


Trovesi da allora è cresciuto anno dopo anno, diventando un grande artista di fama internazionale e, sicuramente, uno dei massimi esponenti del jazz italiano, grazie alla sua straordinaria abilità e versatilità di polistrumentista ed alla sua notevole originalità creativa tendente a privilegiare la tradizione europea ed i colori mediterranei.
In questi anni i dischi incisi a suo nome o in collaborazione con altri sono stati moltissimi ed hanno riscosso grande successo di critica ed autorevoli riconoscimenti. Ricordo la vittoria del TOP JAZZ 1992 con From G. To G., nel 1996 con Les Hommes Armés,  e nel 2002 con Fugace, solo per citarne alcuni.
Veniamo ora al motivo di questa mia personale rievocazione, ossia la recente pubblicazione nel 2007 di due album del nostro: uno nella serie Jazz Italiano 2007 edito da L'Espresso e registrato alla Casa del Jazz di Roma con la partecipazione di Enrico Rava, e l'altro Vaghissimo Ritratto, registrato in studio per la ECM.
Il primo è un disco di jazz più "convenzionale", da concerto, molto godibile e, potremmo dire, senza volerlo sminuire, adatto ad un pubblico più ampio.
Il secondo è invece musicalmente più sofisticato ed inserito nel filone sperimentale della musica europea, con riferimenti classici, (Da Palestrina, di Lasso, Monteverdi, ecc.) e dedicato ad un pubblico più avvertito e musicalmente più esperto.

Il disco, come tutte le opere più impegnate,  richiede un ascolto attento e ripetuto, ma grazie alla straordinarie e poliedriche capacità del leader, supportato dal pianismo arioso ed elegante di Umberto Petrin e dai cromatismi ritmici di Fabio Maras, offre sensazioni molto particolari ed emozioni genuine: dalle affascinanti atmosfere oniriche di Orfeo, ai misteriosi arabeschi di Canto Vago, dalle sonorità evanescenti ed enigmatiche di Vaghissimo Ritratto, ai ritmi severi di The Lover Appeal, dalle vivacità ritmiche di El Grillo alla versione soavemente classicheggiante di Angela, solo per citarne alcune.
In sintesi un disco di eccellente livello, che continua lo straordinario percorso di ricerca del musicista bergamasco.

Ancora Manusardi e folklore romeno

Dopo una lunga parentesi riprendo là dove ero rimasto, ossia Manusardi e il folklore romeno.Il pianista, in quest'ultimo decennio è tornato sull'argomento con due albums molto interessanti: Village Fair del 1997 e Doina del 2000.Nel primo, nel quale si avvale della collaborazione di Paolo Fresu, di Gian Luigi Trovesi, di Furio Di Castri, di Roberto Gatto e di Roberto Rossi al trombone, troviamo molti riferimenti alla Romania ed al suo folklore già a partire dai titoli, come Ciobanasca (il cioban è il mantello di pecora tipico dei pastori romeni), o  Banat Mood (il Banat è una regione storica della Romania) o ancora Balada (Ballata in romeno), così come negli spunti musicali che sono all'origine di Country Ballad, Gipsy Mood e The Fair, ecc.. Un, disco decisamente interessante, uno dei migliori del pianista, tutto da ascoltare, grazie anche all'apporto straordinario do Fresu e Trovesi.Nel 2000 con Doina l'esperimento viene ripetuto con un diverso organico comprendente ben 4 fiati, dei quali solo Roberto Rossi era presente anche nel precedente album. Gli altri sono F. Bosso alla tromba, G. Visibelli e G. Bombardieri ai saxes, L.Terzano al basso e M. Beggio alla batteria. Anche nei 10 brani contenuti nell'album gli spunti tratti da motivi popolari romeni sono numerosi. Si tratta anche in questo caso di un disco notevole che consiglio vivamente a chi ancora non lo conoscesse e «che non dimenticherete facilmente» come dice Marcello Piras nelle note di copertina.L'ascolto di questo album mi ha fatto ritornare in mente un vecchio LP della mia collezione, registrato a Bucarest, con musicisti romeni, ma pubblicato in Italia, ossia Piano Jazz del 1969 (DIRE Fo 335), in cui troviamo come brano d'apertura quel Doina che da il titolo al CD di cui sopra e che merita un discorso a parte da farsi nei prossimi giorni.