martedì 27 dicembre 2011

I miei standards preferiti: My Favorite Things (1959)

Repost from Splinder (15 jun. 2011)


Questa canzone ha fornito lo spunto per una delle più belle performances jazzistiche del secolo scorso, grazie all'interpretazione di John Coltrane del 1961, qui di seguito in una versione in quintetto con Eric Dolphy al flauto, McCoy Tyner al piano, Reggie Workman al basso ed Elvin Jones alla batteria.


Il brano era nato come tema musicale conduttore di un acclamato musical di Broadway The Sound of Music, musica di Richard Rogers e testi di Oscar Hammerstein II, andato in scena per la prima volta nel novembre del 1959. La canzone era interpretata dalla protagonista: Mary Martin, molto popolare all'epoca come interprete di musical famosi.


The_Sound_of_Music_OBC_Album_Cover

Lo spettacolo ebbe un successo straordinario e venne replicato per anni. Nel 1965 il regista Robert Wise ne trasse un famoso film con protagonista Julie Andrews, reduce dal successo di Mary Poppins. Il lungometraggio vinse ben 5 Oscar compreso quello come miglior film. In Italia apparve con il titolo Tutti insieme appassionatamente con la bravissima Tina Centi che doppiava la Andrews. Di seguito possiamo ascoltare la versione in italiano del brano intitolata Le cose che piacciono a me.



Negli anni sono state realizzate decine e decine di diverse versioni di questo brano sia strumentali, sia vocali. Per quanto concerne le prime, a mio avviso, l'unica versione che, ad oggi, possa competere per intensità e freschezza alle varie versioni di Coltrane, è quella di Brad Mehldau nel Solo Live a Marciac del 2006, che ho già proposto in un precedente post e che per comodità riporto qui di seguito.


Per quanto riguarda quelle vocali, invece, fra le versioni maschili o femminili, ne esiste più di una che merita di essere ricordata. In particolare mi ha sempre stimolato, quella registrata dal vivo nel 1994 da Al Jarreau con il soprano lirico Kathleen Battle,

al jarreau - tenderness

in cui l'eclettico cantante di Milwaukee si cimenta con la cristallina voce della Battle, il tutto arricchito da un graffiante assolo al sax di Michael Brecker.




Grazie alla sua struttura musicale il brano si presta particolarmente anche ai virtuosismi vocali, come quelli del funambolo della voce Bobby McFerrin, come possiamo constatare nella prossima versione "a cappella". La qualità del video non è delle migliori, ma consente comunque una visione sufficiente per apprezzare le capacità vocali dell'interprete


Fra  le numerose versioni vocali femminili in mio possesso, più o meno convenzionali, una in particolare, a mio parere, merita di essere segnalata per la sua diversità. Quella realizzata dal vivo a Stoccarda, intorno al 1990, dalla cantante portoghese Maria João con la pianista giapponese di scuola "free" Aki Takase, nella quale la melodia viene scomposta e frantumata per poi essere riportata all'origine.


Cocludo proponendo l'unica versione di un artista italiano in mio possesso.

cover


Nel 1985 il compianto cantautore genovese Bruno Lauzi con l'album Back to Jazz volle rendere omaggio alle sue origini jazzistiche e fra i vari standards interpretati troviamo anche una eccellente versione di My Favorite Things, in cui spicca l'assolo al sax di Luigi Tognoli.


Due nuovi dischi di Giovanni Ceccarelli un pianista diviso fra presente e futuro.

Repost from Splinder (9 jun. 2011)


Il pianista Giovanni Ceccarelli (classe 1967) calca le scene jazzistiche internazionali da molti anni e nella sua lunga carriera ha collaborato con numerosi artisti di spicco: dal compianto Massimo Urbani (performance Live del 1992 rimasta inedita per più di 25 anni e finalmente pubblicata nel 2009) per continuare negli anni sia in studio che dal vivo a fianco di nomi eccellenti come Lee Konitz, Benny Golson, Tony Scott, Enrico Rava, Tiziana Ghiglioni, Gianni Basso, ecc..

Giovanni Ceccarelli by Ulisse Cipriani
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oto di Ulisse Cipriani

Un artista apprezzatissimo in Italia e all'estero (da anni vive a Parigi, pur alternandosi spesso fra l'Italia e Damasco), il quale tuttavia, al contrario di molti giovani, non ha avuto l'ossessione di pubblicare da subito dischi a proprio nome - tranne qualche collaborazione in cui compare come coleader – ma ha preferito raggiungere una sicura maturità artistica che gli consentisse di esprimere al meglio le sue indubbie qualità di esecutore e compositore. Recentemente questo obiettivo è stato raggiunto con due album molto diversi fra loro.

daydreamin'001

Il primo Daydreamin' uscito nel 2010 è stato registrato a Parigi nel 2008 in quartetto con il sassofonista Christophe Panzani, il bassista Nicolas Rageau e il batterista Antoine Paganotti, per un'etichetta americana che lo distribuisce solo in formato digitale, acquisibile sui vari siti specializzati (iTunes, Amazon, ecc.). I sei brani contenuti nell'album sono tutte composizioni di Ceccarelli, che spaziano dalla melodia affascinante e poetica di Notte d'estate al jazz waltz di Riflessioni, dal più funky Daydremin' ai ritmi più afro di Namibia (unico brano registrato dal vivo in Italia e che vede anche la presenza del bassista e amico Ferruccio Spinetti).

Giovanni Ceccarelli by Giorgio Alto
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oto di Giorgio Alto

Un disco veramente gradevole pieno d'atmosfera in grado di soddisfare sia gli intenditori, sia i fruitori meno esperti. Nelle note di copertina Benny Golson da un giudizio molto lusinghiero del pianismo di Ceccarelli, che gli ricorda quello impeccabile del leggendario Hank Jones, in cui ogni nota era ponderata con cura, affermando che Giovanni ha un piede ben piantato nel presente ed uno nel “domani”.

ceccarelli e konitz - Waxin' in Camerino

Il secondo Waxin' in Camerino, uscito quest'anno, è un progetto tutto italiano registrato dal vivo nella deliziosa città marchigiana, per la Philology con la partecipazione dell'amico Lee Konitz. Questa volta i brani sono tutti classici evergreen riletti con grande sapienza e maestria ed evidenziano la capacità del grande Konitz di rinnovare la propria creatività, sostenuto dal pianismo moderno ed espressivo di Ceccarelli che esplora anche nuove sonorità. Eccellente l'apporto della ritmica composta dal bassista canadese Chris Jennings e dal batterista parigino Patrick Gorageur.
Anche questo album merita l'attenzione degli appassionati e non solo.

Giovanni Ceccarelli sul WEB

mercoledì 21 dicembre 2011

Brad Mehldau: Solo Live in Marciac 2006

Repost from Splinder (7 apr. 2011)


È uscito da poche settimane un nuovo interessante album doppio del pianista statunitense Brad Mehldau, un “solo live” registrato al festival di Marciac nel 2006.

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Questo album, pubblicato con colpevole ritardo, costituisce una specie di consacrazione ufficiale di Mehldau come miglior pianista della generazione post-Jarrett e rappresenta, a mio avviso, nella sua carriera quello che è stato il Köhln Concert per Keith Jarrett. Un disco che gli appassionati del piano jazz non possono perdere. (In rete è disponibile anche la versione scaricabile legalmente in mp3 a un prezzo contenuto).
Dal video seguente, tratto dal DVD registrato in occasione del concerto e acquistabile insieme al disco, si può avere un'idea di quanto sopra affermato. Questa lettura di My Favorite Things era il primo bis di quella irripetibile serata.



Brad Mehldau lo scorso anno ad agosto ha compiuto 40 anni ed è ormai alla ribalta da più di 16.

bradmehldau

Fece il suo esordio internazionale nel 1994 con una tournée europea del quartetto del sassofonista Joshua Redman comprendente anche il bassista Christian McBride il batterista Brian Blade. Il quartetto suonò anche a Umbria Jazz, lasciando una ottima impressione.
Il video seguente ci mostra il gruppo in quell'occasione, mentre esegue una composizione del leader The Deserving Many.


In quello stesso anno Mehldau formò con il bassista Larry Grenadier e il batterista Jorge Rossy un proprio trio che si ispirava a Bill Evans e con il quale cominciò a realizzare diversi album a proprio nome. Nel 1998, vivendo all'epoca a Parigi, ebbi modo di ascoltare per la prima volta quel trio a Jazz à la Défense.

mehldau paris

Allora conoscevo Mehldau solo di nome e non ne avevo ascoltato ancora nulla e quel primo approccio fu nel complesso convincente, anche se il contesto festivaliero non ne favoriva l'ascolto. Quell'esperienza mi indusse, nel tempo, ad approfondirne la conoscenza con i suoi dischi ed in particolare attraverso la serie The Art of the Trio, cinque album nei quali egli gradualmente affina la sua poetica e tende a superare il concetto tradizionale di standard, dedicando la sua attenzione anche a brani pop di artisti contemporanei come i Radio HeadNick DrakePaul Simon, ecc..
Nel video successivo lo troviamo alle prese con un brano dei Radio Head che ripropone spesso nei suoi concerti.


Dopo l'esordio nel 1994 Mehldau è stato spesso presente nel cartellone di Umbria Jazz in diversi contesti. Uno di quelli che mi ha maggiormente affascinato è stato il “piano summit” del 1999 con Kenny Barron. Nel video seguente è possibile apprezzare l'esecuzione del noto brano di Charlie Parker: Billie's Bouce. (Su Youtube si trovano diversi altri estratti di quel concerto).


Negli ultimi 10 anni la produzione discografica di Mehldau è cresciuta a dismisura, fra dischi a suo nome e collaborazioni, suscitando anche perplessità e critiche non sempre favorevoli, e sulla quale non mi dilungo, esistendo in rete decine di pagine che ne parlano diffusamente.
Personalmente ho apprezzato le ripetute collaborazioni con Joshua Redman il musicista che lo ha lanciato e che Mehldau ammira moltissimo. Il loro lavoro in duo, che l'anno scorso ha girato l'Europa, è stato decisamente interessante, come si può constatare dal video tratto dal concerto tenuto a Bruxelles, in cui eseguono un brano dei Nirvana Lithium.


L'altra esperienza degna d'attenzione è stata quella fatta fra il 2006 e il 2007 con Pat Metheny in un acclamatissimo tour e sfociata in ben due diversi dischi Metheny Mehldau (2006) e Metheny Mehldau Quartet (2007). L'accostamento fra questi due virtuosi ha prodotto dei risultati straordinari come è possibile verificare nel seguente video tratto da un concerto tenuto nel 2007 a San Sebastian in Spagna in cui eseguono un vecchio brano di Metheny: Better Days Ahead.


In conclusione questo artista dopo anni in cui è stato lodato e criticato, acclamato e discusso, finalmente sembra aver realizzato con questo Solo Live in Marciac l'opera tanto attesa, che lo consacra definitivamente nel Pantheon dei grandi del jazz.

Brad Mehldau nel Web

I miei standards preferiti: After You've Gone (1918)

Repost from Splinder (3 apr. 2011)

Quando ho ascoltato questo brano per la prima volta ero un ragazzino; l'occasione fu il film a cartoni animati della Disney Musica Maestro (Make Mine Music, 1946) e mai avrei immaginato allora che quel divertente motivetto, sarebbe diventato uno dei miei standard preferiti. Il film era un maldestro tentativo di replicare il successo di Fantasia (1940) ed è rimasto uno dei meno noti.


Questo brano, in assoluto uno dei più battuti dai jazzisti di tutto il mondo (assieme a St. Louis Blues e Indiana), venne scritto più di 90 anni fa da due artisti di vaudville neri: il pianista Turner Layton ed il cantante e ballerino Henry Creamer, che, grazie al successo riscosso dal brano, divennero poi una famosa coppia di autori di canzoni.
page1-468px-After_You've_Gone.pdf

Cantato per la prima volta in teatro nel 1918 da Al Jolson, venne inciso nello stesso anno da Marion Harris, la prima cantante bianca ad attingere per suo repertorio a materiale di compositori afro-americani. Il disco ottenne un buon successo di vendite per l'epoca, rimanendo per ben 3 settimane in testa alle classifiche.
Marion Harris 2


Il motivo venne riproposto negli anni successivi da numerosi artisti, ma solo nel 1929 ebbe la sua consacrazione definitiva, grazie a Louis Armstrong, in quegli anni al massimo della sua vitalità artistica, che il 26 novembre ne incise una versione strumentale e vocale rimasta negli annali.

After You've Gone by Louis Armstrong on Grooveshark

Da allora tutti i più famosi musicisti ne dettero una loro interpretazione. Memorabili restano quella strumentale del trio di Benny Goodman con Teddy Wilson e Gene Krupa (1935), quella di Django Reinhardt e Stephane Grappelli (1936) ed infinite altre. 
La popolarità del brano raggiunse anche l'Italia e nel 1938 Gorni Kramer, attenendosi ai diktat del regime sui termini stranieri, incise Dopo l'Addio con un quintetto comprendente Enzo Ceragioli al piano e Luciano Zuccheri alla chitarra, due musicisti che diverranno molto noti nei primi anni '50.

Dopo l'Addio (After you've gone) by Gorni Kramer on Grooveshark

Fra le centinaia di interpretazioni realizzate negli ultimi 50 anni ne ho scelte alcune degne di essere ricordate per la loro particolarità:
dalla essenziale ed intimistica versione di Nina Simone del 1974, decisamente atipica,



a quella spettacolare ed energica, stile Broadway, di Linda Hopkins del 1990



ed ancora quella più “classica” di Ella Fitzgerald con la strepitosa orchestra di Count Basie al Festival di Montreux del 1979.



Ed infine, dopo tre mostri sacri, per confermarne lo stato di evergreen, una recente swingante interpretazione della giovane cantante ungherese Veronika Harcsa, una delle migliori voci del panorama musicale europeo degli ultimi anni.

Willie Nelson, Wynton Marsalis & Norah Jones rendono omaggio a Ray Charles

Repost from Splinder (10 apr. 2011)

Recentemente ho segnalato l'insolito felice connubio fra Wynton Marsalis e Willie Nelson che ha prodotto l'ottimo Two Men with the Blues (qui).
Da alcune settimane è uscito un nuovo eccellente album che vede i due nuovamente riuniti 
per celebrare il ricordo di un altro grande della musica: il genio del blues Ray Charles.

Ray Charles


Nell'occasione ai due si unisce la stupenda voce di Norah Jones. Come nella precedenta occasione il blues è il filo conduttore che unisce questi artisti fra loro e con Ray Charles, qui ricordato con una serie di brani famosi tratti dal suo repertorio abituale, nel corso di due serate celebrative tenutesi nel febbraio 2009 al Rose Theater di New York.

Willie nelson and Wynton marsalis

Lo straordinario successo riscosso dall'evento ha, anche stavolta, indotto la casa discografica Blue Note a trarne un album che merita l'attenzione di tutti gli appassionati, non solo di jazz.

w. nelson, w. marsalis, n. jones - here we go again

Un'idea di quello che l'album offre si può avere da alcuni video proposti qui di seguito, cominciando dal video promozionale



seguito da Norah Jones in Come Rain or Come Shine





per concludere con Willie Nelson in Unchain My Heart (in due parti)




I bravissimi musicisti che accompagnano il tutto sono quelli del quintetto stabile di Wynton Marsalis, tra i quali spicca il sassofonista Walter Blanding jr.,  e Mickey Raphael all'armonica, fedele partner di Nelson.

Joe Pass: un "Virtuoso" della chitarra.

Repost from Splinder (14 feb. 2011)


Il chitarrista italo-americano Joe Pass (all'anagrafe Joseph Antony Passalacqua 1929-1994) è stato uno dei tanti "paisà" che hanno dato un contributo significativo alla storia del jazz.

joe pass 1938


Figlio di un immigrato siciliano all'età di nove anni, epoca cui si riferisce la foto, iniziò a studiare la chitarra rivelando subito una particolare abilità. Intorno ai 15 anni cominciò a suonare in pubblico e ben presto venne scritturato da orchestre che giravano l'America, come quella di Tony Pastor. Trasferitosi a New York ebbe, come molti colleghi all'epoca, i primi contatti con la droga, che presto gli procurarono guai giudiziari con anni di carcere e lunghi periodi di riabilitazione, i quali fortunatamente gli permisero di uscire dal tunnel e con costante esercizio di affinare la sua tecnica.

young joe pass


All'inizo degli anni '60 riprese a suonare ed incidere dischi facendosi subito notare come uno dei più interessanti chitarristi del momento per il suo solismo caratterizzato da un approccio quasi pianistico alla chitarra.
Il video seguente è un evidente esempio della sua tecnica, che ne fa un vero virtuoso del suo strumento.

Queste grandi qualità non sfuggirono a quel esperto scopritore di talenti che era Norman Granz, che lo scritturò per la Pablo, facendogli registrare numerosi dischi sia in solo, sia affiancandolo ad alcuni dei più grandi jazzisti dell'epoca da Count Basie a Ella Fitzgerald, da Dizzy Gillespie a Duke Ellington, ecc.,
Il video seguente ce lo mostra in duo con Ella in "Stormy Weather" nel 1975.



Ma il sodalizio più straordinario fu quello con Oscar Peterson con il quale per anni si esibì in trio e in quartetto lasciandoci una serie di incisioni memorabili sia in studio che live. Fra questi merita una particolare menzione l'album in trio con N.-H. Ø. Pedersen realizzato nel 1973 a Chicago. Un vero capolavoro che mette insieme tre "virtuosi" dei rispettivi strumenti.

Nel video seguente è possibile vederli riuniti qualche anno dopo (1980) in un quartetto comprendente anche il batterista Martin Drew.

Sempre in quell'anno 1980 io ebbi la fortuna di presenziare al concerto di Ella Fitzgerald tenutosi alla Bussola Domani di Focette dove Joe Pass, definito da Ella "the greatest", figurava come ospite d'onore. Poiché il concerto venne registrato dalla Rai ne conservo gelosamente il nastro dal quale ho tratto questo delizioso duetto sulle note di The Very Thought of You, la bellissima ballad di Ray Noble, preceduta da un breve accenno di Torna a Surriento

Per chi volesse approfondire la storia di questo grande maestro consiglio il cofanetto di 4 CD "Virtuoso" e di visitare il sito Joe Pass Memorial Hall.

Willie Nelson e Wynton Marsalis: incontro fra due mostri sacri della musica americana

Repost from Splinder (11 jan. 2011)



Willie Nelson e Wynton Marsalis - two men with the blues


La storia del jazz è punteggiata da insoliti incontri di personaggi tra loro molto diversi che, però, producono effetti unici ed irripetibili, come nel caso dell'anziano country-blues singer, texano, bianco, Willie Nelson (classe 1933) e del più giovane trombettista nero Wynton Marsalis (classe 1961), nato a New Orleans, culla del jazz.


Willie_Nelson_and_Wynton_Marsalis


Nonostante la differenza di età e di back-ground culturale [il primo è un curioso personaggio molto hip, estroso, decisamente anticonvenzionale, cresciuto in quel particolare mondo musicale country-western che trova le sua culla in Nashville, anche se poi si è distaccato da quel cliché per dedicarsi, con grande successo, ad un repertorio più eterogeneo,

willie_nelson

mentre  il secondo è la tipica "persona seria", giacca e cravatta, un erudito che divide i suoi interessi fra il jazz, di cui studia quasi con pignoleria le origini, e la musica classica nella quale si cimenta con passione ottenendo pregevoli risultati]

wynton 29

i due hanno trovato nel Blues un felice punto di contatto, un terreno comune.
Il 18 giugno 2008 si sono incontrati al Lincoln Center di New York per un'esibizione decisamente ispirata, nella quale la voce ruvida, nasale, fascinosa di Nelson, che suona anche la chitarra, supportata dall'armonica a bocca del fedele Mickey Raphael, si è confrontata con l'insuperabile abilità strumentistica di Marsalis, che giunto ormai alla soglia dei 50 anni, ha raggiunto anche quella maturità espressiva che, a detta di alcuni critici, gli sarebbe mancata in passato. Lodevole anche l'apporto del quintetto stabile del trombettista composto da elementi di prim'ordine fra i quali spicca il sassofonista Walter Blanding jr..


L'evento ha riscosso uno strepitoso successo, tanto da essere replicato alcune settimane dopo in California, e la casa discografica Blue Note ne ha tratto un bellissimo album tutto da ascoltare.