mercoledì 7 dicembre 2011

Ricordo di Gorni Kramer, pioniere del jazz italiano


Pubblicato martedì 27 maggio 2008


A chi, come me, negli anni ’50 era un ragazzo, Gorni Kramer (1913 – 1995) era noto per le sue presenze televisive a spettacoli storici come Il Musichiere o Milleluci o come autore, con Garinei e Giovannini, di divertenti commedie musicali o ancora per divertenti sketch pubblicitari per Carosello, come quello con Lelio Luttazzi che qui vi propongo




Insomma essenzialmente un divo televisivo, una star del mondo dello spettacolo.
Grande era anche il suo contributo alla canzone italiana con decine e decine di brani di grande successo interpretati dai cantanti più popolari di allora: Ernesto Bonino, Natalino Otto, Renato Rascel, Alberto Rabagliati, il Quartetto Cetra, ecc.. La colonna sonora della gioventù di molti della mia generazione è costellata di sue canzoni come Un palco della ScalaDonnaMerci BeaucoupDomenica è sempre domenica, o ancora dalla particolarissima Un bacio a mezzanotte, costruita su due piani vocali, con due temi distinti ma armonizzati, una vera “chicca” compositiva. Ricordo ancora la difficoltà e il divertimento nel cimentarsi con gli amici e le morose nell'esecuzione, quasi sempre con risultati disastrosi.
 

 Solo anni dopo, quando cominciai a documentarmi sul jazz, appresi che prima di diventare un popolare e simpatico uomo di spettacolo Kramer era stato per ben 15 anni (1935 -1950) uno degli alfieri del jazz italiano.


Nato a Rivarolo Mantovano il 2 luglio 1913 venne battezzato con il nome Francesco Kramer (di cognome faceva Gorni), nome scelto dal padre, musicista appassionato di ciclismo, in onore di Francis Kramer, campione mondiale di ciclismo su strada del 1912.
Il padre, Francesco Gorni, era un discreto fisarmonicista, abbastanza noto nella bassa padana, detto anche “il Gallo” per una certa “popolarità” fra le giovani donne. Anche Kramer si dedicò presto allo studio della musica; iniziò suonando la fisarmonica, dimostrando subito uno spiccato talento. Già a 9 anni si esibiva in pubblico in duo col padre e presto cominciò anche a «improvvisare sulle polche e le mazurche, perché mi stancavo a suonare sempre lo stesso pezzo».
Affinché quell’evidente talento non andasse sprecato venne iscritto al Conservatorio di Parma dal quale, a soli 17 anni, uscì diplomato in contrabbasso, strumento scelto in quanto la fisarmonica non era considerata abbastanza “nobile”.
In quegli anni oltre a studiare la musica classica, iniziò a scoprire il jazz, come raccontava lui stesso:
«negli anni ’20 giunsero a Rivarolo Mantovano molte persone che ritornavano dall’America dove erano emigrate quindici o vent’anni prima e portavano con loro molti dischi di musica americana da ballo, di Paul Whiteman e altre orchestre, rimasi folgorato. Più tardi quando avevo sedici o diciassette anni verso il ‘29 o il ’30, cominciai a conoscere personaggi come Ellington e Armstrong. Insomma mangiavo pane e Ellington»,
Dopo il conservatorio cominciò a suonare in varie orchestre da ballo inizialmente con il contrabbasso, poi anche con la fisarmonica e fu allora che decise di invertire il nome con il cognome, da cui Gorni Kramer, che gli dava un certo fascino straniero, grazie anche all’erre moscia alla francese.
Il jazz tuttavia gli era entrato nelle vene e nel 1934 si trasferì a Milano dove ottenne una scrittura all’Embassy Club. Inizialmente si esibiva con un quintetto, poi formò una vera e propria orchestra, detta l’orchestra del Circolo dell’Ambasciata, dato che, nel frattempo, a causa della lotta contro gli anglicismi, il Club aveva cambiato nome.
Con il quintetto, che comprendeva oltre a Kramer alla fisarmonica, Romero Alvaro (piano e violino), Armando Camera (chitarra) Ubaldo Beduschi (basso) e Luigi Redaelli, detto Pippo Starnazza per la sua prorompente vivacità (batteria), nel giugno del 1935, venne inciso per la Fonit il primo brano Anime Gemelle (in titolo italiano nascondeva I Wish I Were Twins di Frank Loesser)


Le evidenti sfumature jazzistiche della musica suonata da Kramer se da una parte facevano storcere un po’ il naso agli attempati clienti del club, dall’altra riscuotevano un notevole interesse fra il pubblico più giovane, che aveva sete di novità e che si abbeverava ai pochi dischi provenienti dall’America, che circolavano clandestinamente.
Da quella prima volta Kramer si trovò, sempre più spesso, dal 1936 al 1944, in sala d’incisione sia con il quintetto, sia con l’orchestra, e proprio in quegli anni di difficoltà per il jazz1, egli incise una grande quantità di brani, diventando il jazzista italiano più registrato. Si trattava di un tipo di jazz che si ispirava alla lezione dei classici, da Fats Waller a Benny Goodman, interpretato con grande cura da musicisti molto dotati. A conferma di ciò vi propongo due brani, un brillante China Boy del 1939 eseguito dai Three Niggers of Broadway, che qui però sono cinque, oltre a Kramer, suonano Enzo Ceragioli al piano, Aldo Rossi al sax alto, Cosimo Di Ceglie alla chitarra e “Pinun” Ruggeri alla batteria.


Il secondo brano è invece un Body and Soul del 1940 eseguito da Kramer con l'accompagnamento ritmico, un'esecuzione di grande spessore che nulla ha da invidiare ad altre più celebri interpretazioni.


Nel 1936 incise sia con il quintetto per la Fonit, sia con l’orchestra per la Columbia, un brano molto particolare, Crapa Pelada, versione jazz di una popolare filastrocca lombarda, forse il primo brano jazz tutto italiano, che secondo alcuni, può considerarsi una specie di rap ante litteram. Non solo ma alcuni zelanti funzionari di partito vi videro un riferimento satirico a Mussolini, anche se la cosa poi non ebbe seguito.


Quella mole di registrazioni, dopo un oblio di oltre mezzo secolo, oggi è nuovamente in larga parte disponibile, grazie alla lodevole iniziativa della casa discografica romana Riviera Jazz Records che ha pubblicato ben 4 CD come le migliori incisioni di quegli anni.


Finita la guerra, grazie anche alla ritrovata libertà, l’attività jazzistica di Kramer, che nel frattempo aveva acquisito anche una certa popolarità grazie ad alcune canzoni di successo come Un giorno ti dirò e Pippo non lo sa, riprese con grande intensità. Vi era una grande richiesta di musica anche per le truppe americane, e Kramer cominciò a cercare musicisti per un nuovo gruppo, andando dove si faceva musica.
Tra i musicisti scritturati per quella nuova avventura c'era anche Franco Cerri un giovane chitarrista sconosciuto, che diventerà uno dei più apprezzati jazzisti della nuova generazione. Lo stesso Cerri raconta così il loro primo incontro:
«Lo avevo conosciuto nel 1945, lui famoso, io esordiente, in uno di quei balli che subito dopo la guerra si organizzavano nei cortili. Capitò lì come per caso e chiese se nella nostra orchestrina di “liscio” qualcuno conoscesse pezzi di jazz. Io già facevo qualcosa con Giampiero Boneschi e mi feci avanti. Suonammo in duo per mezz'ora buona. Un sogno»,
Un mese dopo Cerri entrò a far parte del nuovo gruppo e rimarrà con Kramer per diversi anni.
Le due foto d'epoca che propongo ci mostrano la realtà di quegli anni, la prima sembra essere la fotto ufficiale del gruppo con Cerri primo a sinistra e Kramer a centro


la seconda presenta il gruppo in un contesto da “sagra paesana”; oltre a Cerri e Kramer si vede un gruppo vocale con Felice Chiusano, Virgilio Savona e altri due non distinguibili, forse Tata Giacobetti e Enrico De Angelis, ovvero il Quartetto Cetra prima maniera.


Il gruppo successivamente si allargò fino a formare una vera big band che suonava spesso alla radio e che registrò anche diversi dischi.
Nel 1949 la carriera jazzistica di Gorni Kramer ottenne la massima consacrazione essendo stato invitato a rappresentare l'Italia, come bassista in trio con Armando Trovajoli e Gil Cuppini, al famoso Festival del Jazz di Parigi, che vide la partecipazione di musicisti del calibro di Charlie Parker, Miles Davis, Don Byas, Max Roach, i quali per la prima volta si esibivano in Europa.
Dopo questo exploit la sua militanza jazzistica andò gradualmente riducentosi e i suoi interessi principali divennero la musica leggera, le commedie musicali e poi la televisione, anche se nella sua musica lo swing e il ritmo fecero sempre capolino, e il jazz gli rimase sempre nel cuore.
Concludo queste brevi note con le parole, che condivido in pieno, del fisarmonicista Gianni Coscia, grande ammiratore di Kramer, cui ha dedicato nel 1999 un bellissimo CD A Kramer piaceva così,
«... noi italiani non lo abbiamo capito del tutto. Lo avremmo dovuto valorizzare esattamente come hanno saputo fare i francesi per Django Reinhardt, in quanto Kramer non è stato meno importante per noi di Django. Del resto come solista di fisarmonica jazz, è arrivato prima dei francesi e degli americani più celebrati».
 
1Su “jazz e fascismo” vedere i diversi post dedicati all'argomento sul blog http://jazzfromitaly.splinder.com/tag/jazz+e+fascismo

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