mercoledì 5 dicembre 2012

I miei standards preferiti: It Might As Well Be Spring (1945)


Questa soave ballad venne scritta nel 1945 dal celebre duo Rodgers & Hammerstein II per il loro unico musical scritto direttamente per il cinema: State Fair (titolo italiano: Festa d'amore) in cui veniva cantata da Louanne Hogan, che prestava la voce alla protagonista Jeanne Crain. Nel video seguente posiamo vedere la sequenza interessata.


La canzone divenne subito popolarissima e venne premiata con l'Oscar come miglior canzone originale dell'anno. Questo riconoscimento ne aumentò il successo e indusse molti cantanti a registrarla.
Fra le numerose esecuzioni vocali, sia maschili sia femminili, di seguito ne ricordiamo alcune, cominciando con Sarah Vaughan, che dopo averne registrata, appena ventiduenne, una versione nel 1946  con l'orchestra di John Kirby, ne incise un'altra, jazzisticamente più interessante, nel 1950 accompagnata da un gruppo comprendente fra gli altri Miles Davis e che è possibile ascoltare qui di seguito


Molte altre famose voci femminili si sono cimentate negli anni con questa canzone, come ad esempio una giovane Nina Simone che nel 1959 la incluse in uno dei suoi primi LP The Amazing Nina Simone,


che rimase la sua unica interpretazione del brano, almeno su disco, e che possiamo ascoltare in questo video. Un'interpretazione intensa che la differenzia da quelle un pò "sdolcinate" di molte altre colleghe.



Nel tempo questa canzone non ha per nulla perso il suo appeal e nei suoi quasi settant'anni di vita è stata interpretata da decine e decine di cantanti. Ricorderò qui solo alcune versioni che in qualche modo si differenziano dalle interpretazioni più "classiche" come quella latineggiante di Astrud Gilberto del 1964 tratta dall'album Getz/Gilberto#2 (Live at Carnegie Hall) in cui troviamo anche Stan Getz, Joao Gilberto e Gary Burton.


Un'altra originale ed accattivante versione è quella realizzata nel 1997 da Cassandra Wilson per l'album Rendezvous con il pianista Jacky Terrasson.


Una lettura decisamente fuori dagli schemi consueti della canzone con eccellenti spunti jazzistici, grazie anche al contributo della  ritmica composta, oltre che dal pianista, dal basso di Lonnie Plaxico e dalle percussioni di Mino Cinelu.




In tempi più recenti alcune giovani cantanti emergenti si sono cimentate con il brano dandone, a volte, versioni jazzisticamente interessanti, come la giovane Sophie Milman (classe 1983), russo-israeliana che vive in Canada e che nel 2007 la incluse nel suo CD Make Someone Happy. Nel video seguente la versione live ripresa in concerto a Montreal.



Molto meno numerose sono le interpretazioni vocali maschili, nonostante la prima versione discografica in assoluto sia stata quella del cantante Dick Haymes, uno degli interpreti del film, all'epoca molto conosciuto grazie ad un popolarissimo programma radiofonico che conduceva insieme alla cantante Helen Forrest.
In particolare merita qui di essere ricordata l'interpretazione di Frank Sinatra del 1961 contenuta nell'album Sinatra & Strings.


Le innegabili qualità musicali della canzone sono all'origine anche di numerosissime interpretazioni strumentali jazzisticamente molto interessanti. La suadente melodia ha, in particolare, attirato l'attenzione di molti pianisti da Oscar Peterson a George Shearing, da Bill Evans a Kenny Drew, ecc. A mo' di esempio ne ho scelte due: una, più datata, di Erroll Garner risalente ai primi anni '60



e una più recente di Brad Mehldau tratta dall'album The Art of the Trio vol. V - Progression del 2001.


I circa quarant'anni che dividono le interpretazioni di questi due straordinari pianisti dimostrano come il brano costituisca sempre una eccellente fonte d'ispirazione. 
Fra le altre numerosissime interpretazioni non pianistiche ne ricordiamo di seguito solo alcune ritenute maggiormente meritevoli d'attenzione.
nel 1953 Clifford Brown ne incise una a Parigi accompagnato da musicisti locali in cui, al solito, evidenzia le sue doti di creatività improvvisativa.



Un'altra eccellente lettura, al flicorno, è quella di Art Farmer nell'abum del 1975 in cui è accompagnato dal Super Jazz Trio di Tommy Flanagan e anche in questo caso le capacità solistiche dei componenti del gruppo sono pienamente evidenziate.


Chiudiamo con il tenor-sassofonista Gene Ammons che nel 1958 incluse il brano nel suo album Groove Blues, accompagnato dal trio di Mal Waldron. Nelle note del video viene erroneamente indicata la presenza di John Coltrane, che pur avendo preso parte alla seduta d'incisione dell'album, in questo brano non suona, lasciando ad Ammons l'intera scena solistica. 


domenica 11 novembre 2012

I miei standards preferiti: I'll Remember April (1941)


Questa canzone venne composta nel 1941 da Gene De Paul, con la coppia di parolieri Don Raye e Patricia Johnston, per la colonna sonora di un film comico della coppia Abbott & Costello: Ride'em Cowboy (Gianni e Pinotto fra i Cowboys) in cui era interpretata, con una performance un pò sdolcinata, secondo i canoni dell'epoca, dal modesto cantante e attore western Dick Foran.


Questo filmetto, che molti della mia generazione avranno visto da ragazzini, nei primi anni del dopoguerra in qualche cinema parrocchiale, presentava un'altra particolarità, la presenza di una giovane Ella Fitzgerald, agli inizi della carriera, in una delle sue rare apparizioni cinematografiche, in cui interpreta una cameriera e canta il suo Hit del momento: A Tisket, a Tasket.


Ritornando a I'll Remember April la canzone riscosse comunque un discreto successo grazie alle interpretazioni dell'orchestra di Woody Herman, Bing Crosby e altri, ma esclusivamente nella versione vocale  "convenzionale".
Dobbiamo arrivare al 1947 per trovare la prima versione jazzistica strumentale di notevole interesse: quella del trio di Bud Powell con Curly Russell al basso e Max Roach alla batteria, in cui geniale pianismo di Powell scompone e ricompone la melodia in un caleidoscopio di emozioni, avviando questo motivo al ruolo di grande standard jazzistico. 


Una postilla personale riguardo a questo brano: è stato in assoluto il primo che ho ascoltato di Powell, tratto da un 45 giri acquistato in edicola più di 40 anni fa ed è stato l'ascolto di questo brano che mi ha fatto iniziare ad ammirare questo pianista, del quale oggi possiedo quasi tutti i dischi.



Un altro straordinario pianista: George Shearing nel dicembre del 1949 ne incise, con il suo quintetto, una versione elegante, gradevole, in cui il pianoforte dialoga con il vibrafono della bravissima Marjorie Hyams, accompagnato da una sessione ritmica di tutto rispetto con Chuck Wayne alla chitarra, John Levy al basso e Denzil Best alla batteria. Una perfetta alchimia stilistica che ne farà uno dei gruppi più originali ed apprezzati di quegli anni.




Nella primavera del 1950 Bud Powell venne scritturato, assieme a Curly Russell, da Charlie Parker per una serie di concerti di un nuovo quintetto al Birdland di New York. Gli altri membri erano Fats Navarro e Art Blakey. Durante quei concerti venne eseguita anche I'll Remeber April e ne esiste una registrazione da un nastro privato pubblicata molti anni dopo.


Tuttavia la prima versione su disco di Charlie Parker fu quella storica contenuta nel secondo album di Charlie Parker with Strings dell'estate 1950. La formazione comprendeva, fra gli altri, Bernie Leighton al piano, Ray Brown al basso e Buddy Rich alla batteria, con arrangiamenti di Joe Lippman.



Sempre in quel periodo fra il 1950 e il 1951 il vibrafonista Red Norvo, un musicista sulla breccia da molti anni, decise di rinnovarsi costituendo un trio "anomalo" con il chitarrista Tal Farrow e il giovane e all'epoca poco noto bassista Charles Mingus. Trio che, sia per la sua struttura atipica, sia per la notevole qualità dei componenti, ebbe subito un grande successo di critica e di vendite.



La loro versione del brano è decisamente originale con fluenti passaggi dal singolo assolo a improvvisazioni collettive in una suggestiva atmosfera "cameristica".


Negli anni successivi numerosi furono i musicisti e i cantanti che si cimentarono con questo standard, ma tre in particolare meritano di essere qui ricordati. Sono tre dei più grandi trombettisti di allora e non solo: Miles Davis, Clifford Brown e Chet Baker. Tre letture molto differenti e tutte di grande qualità.
Nel 1954 Davis era definitivamente uscito dal tunnel della droga ed iniziava una nuova stagione, un periodo intensamente creativo che gradualmente lo avrebbe riportato ai vertici. 



Il 3 aprile entrò in studio per la Prestige, e fra i vari brani incise anche I'll Remember April, accompagnato da una sessione ritmica di elevata qualità: Horace Silver al piano, Percy Heath al basso e Kenny Clarke alla batteria e come spalla il poco noto alto sax parkeriano David Schildkraut che in questo brano da il meglio di sé. Una curiosità sulla qualità della performance del sassofonista: durante un Blindford test Charlie Mingus, non uno qualsiasi, ascoltandolo in questo brano, lo confuse con Parker. 
Va inoltre  ricordato che questa session fu la prima in cui Davis cominciò anche a usare la sordina.


N.B. la cover presentata nel video è quella dell'LP 30 cm. del 1957 Blue Haze in cui il brano venne ripubblicato, mentre il brano comparve la prima volta in un LP 25 cm. e la cover è quella riportata sopra, dal titolo poco fantasioso di Miles Davis quintet

Nel febbraio del 1956 Clifford Brown e Max Roach con il loro quintetto comprendente anche Sonny Rollins al sax tenore, Richie Powell (fratello di Bud) al piano e George Morrow al basso registrarono due takes di I'll Remember April, dopo che il brano era stato testato in diversi concerti. Questo avveniva pochi mesi prima dell'incidente automobilistico che il 26 giugno provocò la morte del trombettista e del pianista.
Nel video seguente viene proposta l'alterate take pubblicata nell'album More Study in Brown, fatto uscire dopo l'incidente, mentre la original track era stata pubblicata nel doppio LP At Basin Street




Ciò che colpisce ascoltando questa interpretazione è la grande creatività improvvisativa di Brown. Un assolo strepitoso che ci lascia un grande rimpianto: se la sua carriera, stroncata a soli 25 anni fosse proseguita Davis avrebbe avuto un un concorrente agguerrito.



Nell'inverno 1955-56 Chet Baker era in tournée in Europa con il suo quintetto e durante alcuni suoi concerti in Germania veniva raggiunto dalla giovane cantante emergente Caterina Valente con la quale eseguiva in duo I'll Remember April




Una esecuzione alla tromba molto diversa dalle precedenti e da altre che lo stesso Chet Baker realizzerà negli anni, ma proprio per questo meritevole di essere ricordata.
Questo standard andò via via diffondendosi con una crescente serie di esecuzioni di numerosi musicisti e cantanti che non possiamo stare qui a ricordare.
Avvicinandosi ai nostri giorni tuttavia vorrei segnalarne alcune altre che hanno suscitato in me un notevole interesse.
La prima è quella di Keith Jarrett del 1996. Dopo quasi cinquant'anni dalla bellissima esecuzione di Bud Powell, citata all'inizio, un'altro grandissimo trio esegue lo stesso brano dal vivo con una performance di qualità assoluta. Dieci minuti di puro virtuosismo a partire dal batterista Jack De Johnette, mentre il basso di Gary Peacock centellina i suoi interventi con grande tempismo.


Chiudiamo questa carrellata di esecuzioni differenti con due eccellenti chitarristi il francese Bireli Lagrene e il belga Philip Catherine che affrontano il tema con un sound latineggiante. 

sabato 3 novembre 2012

Vecchi dischi da riscoprire: Joe Williams/Count Basie - Memories ad Lib (1958)



Il disco di oggi è un vecchio album di Joe Williams con Count Basie: Memories Ad-Lib del 1958. Le particolarità di questo album sono diverse. Innanzi tutto da molti anni non viene ripubblicato neanche in CD, poi è uno dei pochissimi album in cui Basie suona esclusivamente l'organo. Inoltre è uno dei pochi in cui è possibile ascoltare alcuni brevi assolo di chitarra di Freddie Green, il fedelissimo chitarrista, a fianco di Basie per tutta la sua carriera e che di solito si limita al sostegno ritmico. Si tratta infine del primo disco in cui Joe Williams non è accompagnato dalla Big Band, ma solo da un Combo composto oltre che da Basie e Freddie Green, da George Duvivier al basso, Jimmy Crawford alla batteria e, in alcuni brani, da Harry "Sweet" Edison alla tromba.

Count Basie, Eddie Jones (non presente nel disco), Joe Williams e sullo sfondo Freddie Green alla chitarra

Nel 1980 l'intero album venne distribuito in edicola nel numero dedicato al cantante della serie "i grandi del JAZZ" dei F.lli Fabbri, una eccellente iniziativa che fece conoscere il jazz a molti giovani. Anche questo ormai un pezzo da collezione.



Joe Williams (1918 -1999) dal 1954 al 1961 è stato la voce maschile della Big Band di Count Basie in uno dei periodi più felici dell'orchestra, immortalato nei numerosi dischi Roulette, prendendo l'eredità dei grandi Joe Turner e Jimmy Rushing, senza farli rimpiangere, cosa non facile. Nel 1955 la sua popolarità raggiunse l'apice grazie all'interpretazione con la Big Band di un noto blues di Memphis Slim Every Day I Have the Blues, che ottenne un successo straordinario e gli fece attribuire, sia pure con molti distinguo, il titolo di Re del Blues.


Nel disco in esame tuttavia non compaiono blues, ma quasi esclusivamente vecchi standards, che consentono di apprezzare in pieno il suo grande talento vocale, grazie anche allo straordinario apporto di Basie all'organo e degli altri musicisti del gruppo.


Il brano che apre il lato A dell'LP è il celebre Ain't Misbehavin' scritto nel 1929 da Fats Waller. Questa versione di Joe Williams non sfigura nei confronti di quelle di molti altri celebri interpreti, fra i quali lo stesso autore. Nel secondo chorus è possibile ascoltare una degli assoli della chitarra non amplificata di Freddie Green.


Il brano successivo è I'll Always Be in Love with You altro standard del 1929 in cui si evidenzia il dialogo fra voce e organo




Segue un altro celebre brano: Sweet Sue Just You in cui in particolare Basie evidenzia la sua maestria con l'organo



In If I Could Be with You abbiamo il primo intervento della tromba sordinata di Harry Edison, mentre Basie crea un sottofondo superbo.



Ancora un celebre vecchio successo: Dinah del 1925, trattato con grande sensibilità da Williams


Conclude il lato A un altro standard del 1925: Sometimes I'm Happy,  con un altro eccellente assolo della tromba di Edison


Il lato B si apre con Baby Won't You Please Come Home un altro classico del jazz 


Segue una dolce ballad: Call Me Darling, una delle poche del repertorio di Williams, in cui è possibile anche ascoltare un suggestivo intervento della chitarra di Green.


Il terzo brano è The One I Love Belongs to Somebody Else, altro celebre standard portato al successo da Frank Sinatra, in cui Williams non sfigura nel paragone. Anche in questo brano è possibile godere di un intervento solistico di Freddie Green.


Segue Memories of You, composizione di Eubie Blake introdotta nel jazz negli anni '30 da Louis Armstrong in cui Williams sembra particolarmente ispirato.


Il brano seguente è un altro celebre successo di Fats Waller: Honeysuckle Rose, dove torna prepotentemente in primo piano l'organo di Basie


Il disco si conclude con una elegante versione dello standard All of Me in cui si evidenzia la perfetta sintonia del gruppo che accompagna il cantante


A questo punto non resta che augurarvi buon ascolto.

N.B.
Per chi volesse ascoltarselo con calma ho inserito anche un link.

domenica 28 ottobre 2012

I miei standards preferiti: My Old Flame (1934)


Questa celebre ballad, scritta da da Arthur Johnston con testo di Sam Coslow, venne eseguita per la prima volta dalla popolarissima attrice e cantante Mae West nel film Belle of the Nineties del 1934. La bella e procace signora era accompagnata al piano da Duke Ellington, attorniato da alcuni suoi musicisti in una rilassata atmosfera da club.



Inizialmente la produzione aveva rifiutato la presenza di Duke Ellington, ritenendo inammissibile che una cantante bianca fosse accompagnata da musicisti neri, l'orchestra doveva essere bianca. Al limite Ellington e i suoi potevano registrare la colonna sonora, ma in scena avrebbero dovuto apparire musicisti bianchi. Solo grazie alla testardaggine della West, che voleva assolutamente il  Duca, la presenza dell'orchestra venne accolta.



 Nello stesso anno Duke Ellington ne realizzò anche una versione discografica con la parte vocale affidata ad Ivie Anderson, all'epoca cantante dell'orchestra.


Per diversi anni, questa sembra essere l'unica incisione discografica in circolazione. Solo nel 1941 Benny Goodman riprese il brano con la sua orchestra, affidandone la parte vocale alla giovane Peggy Lee, all'epoca poco più che ventenne. La tromba dovrebbe essere quella di Billy Butterfield.


Nello stesso periodo anche Count Basie ne registrò una versione con la voce di Lynne Sherman. Alle versioni vocali, all'inizio tutte abbastanza simili, cominciarono ad aggiungersi versioni strumentali di maggior interesse jazzistico, grazie anche ad assolo di eccellenti musicisti.
Cronologicamente la prima versione che ho trovato è quella realizzata nel 1944 dall'orchestra del trombettista Cootie Williams (uno dei musicisti che suonavano con Ellington nel video di Mae West). 



Il piano che introduce il brano è quello di un giovane Bud Powell appena ventenne; l'altro solista, oltre al leader ed a Powell, è il tenorsassofonista Eddie "Lockjaw" Davis. La linea melodica viene inizialmente affidata alla tromba e in seguito viene rielaborata dal sassofono. Un primo elementare tentativo di novità rispetto alle prcedenti versioni vocali.


L'anno successivo una All Stars, guidata dal trombonista Bennie Morton, ne registrò un'altra interessante versione strumentale, in cui l'elaborazione solistica della linea melodica si fa più concreta. I solisti,  nell'ordine, sono: il clarinettista Barney Bigard (lo stesso che seduto sul pianoforte suona nel video iniziale della West), seguito dal trombone del leader, dal sassofono di Ben Webster e dal piano di Sam Beskin, con una breve chiusura sempre di Morton.


Dobbiamo però aspettare il 1947 per avere finalmente una versione jazzisticamente significativa: quella del quintetto di Charlie Parker comprendente un ancora acerbo Miles Davis alla tromba, Duke Jordan al piano, Tommy Potter al basso e Max Roach alla batteria, un'esecuzione rimasta memorabile.


Nel 1950 uno Stan Getz ventitreenne, appena uscito dal "gregge" di Woody Herman, in cui si era distinto come uno dei famosi Four Brothers, ne realizza una versione per solo sax e rhythm session decisamente originale e apprezzabile per la qualità improvvisativa. Il basso in evidenza è quello di Percy Heath, al piano Tony Aless e alla batteria Don Lamond.


Un'altra incisione di grande interesse per la sua particolarità è quella realizzata nel 1953 dal "piano less" quartet di Gerry Mulligan con Chet Baker alla tromba. L'interplay fra tromba e sax baritono è di grande efficacia e rende questa esecuzione una delle migliori mai realizzate. Chet rimarrà molto legato a questo standard, che eseguirà spesso nei suoi concerti, anche dopo aver lasciato Mulligan, e ne esistono numerose versioni registrate negli anni. Il quartetto Mulligan-Baker ne incise anche una versione cantata con la voce di Annie Ross.


L'anno seguente, 1954, il brano viene registrato dal trio di Oscar Peterson con Ray Brown al basso ed Herb Ellis alla chitarra e successivamente incluso nell'LP Pastel Moods



Un'elegante e sofisticata lettura che evidenzia le grandi qualità interpretative dei tre eccellenti solisti.




Nei decenni successivi numerosi artisti si cimentarono con questo standard, ma nessuna di queste interpretazioni, a mio avviso, regge il confronto con le ultime quattro presentate qui sopra. 
Una curiosità riguardo a questo brano è rappresentata dal fatto che, a quel che mi risulta, non esistono versioni vocali maschili ad eccezione di quella realizzata nel 1957 da Matt Monro, crooner inglese molto popolare negli anni '60, versione che però restò inedita fino al 2010, anno in cui fu inclusa in una speciale raccolta contenente tutti i suoi 45 giri, 25 anni dopo la morte.


Si tratta di una versione molto convenzionale, di scarso interesse, ricordata solo per completezza d'informazione, trattandosi dell'unica versione vocale maschile che ho reperito.
Prima di chiudere un breve cenno anche al jazz italiano in quanto anche diversi musicisti italiani, nel tempo, si sono cimentati con questo standard. Di seguito ne segnalo tre che ritengo fra le più significative.



La cantante Tiziana Ghiglioni nel suo album del 1983 Sounds of Love in cui è accompagnata da un trio d'eccezione con Kenny Drew al piano, N-H. Ø. Pedersen al basso e Barry Altschul alla batteria, ne offre una lettura piena di colore e sensibilità all'altezza delle migliori interpretazioni vocali del passato.



Nel 2005 il giovane sassofonista siciliano Francesco Cafiso, all'epoca solo sedicenne, con il suo New York quartet ne realizza, per il CD New York Lullaby, una lunga versione nella quale vengono messe in evidenza le sue indiscutibili doti tecniche ed improvvisative.


Nello stesso anno il pianista Enrico Pieranunzi ne incide una particolarissima versione contenuta nell'eccellente album Special Encounter 


L'elegante pianismo di Pieranunzi sostenuto dal virtuosismo del bassista Charlie Haden e dalla batteria discreta di Paul Motian trasforma questa ballad in un raffinato esercizio stilistico di grande effetto emozionale.


lunedì 22 ottobre 2012

Vecchi dischi da riscoprire: "Four" di Joe Henderson con il trio di Wynton Kelly.


Il sassofonista tenore Joe Henderson (1937 - 2001) appartiene a quella folta schiera di eccellenti strumentisti che, nel corso della loro carriera artistica, hanno dovuto confrontarsi con la presenza o il ricordo di figure mitiche, che con quello strumento hanno scritto pagine insuperabili: Coleman Hawkins, Lester Young, Ben Webster, Dexter Gordon, Stan Getz, Sonny Rollins, John Coltrane. Sette nomi che dalle origini ad oggi (Rollins è ancora vivo) hanno primeggiato e tuttora restano insuperati.


Ad Henderson, nonostante questo handicap, non erano mancate occasioni per mettersi in luce. Aveva preso parte a numerose sedute di registrazione, soprattutto con Blue Note a fianco di Eric Dolphi, Kenny Dohram, Andrew Hill, Freddie Hubbard, ecc., oltre ad alcune registrazioni a proprio nome.
Nella primavera del 1968, quando stava per compiere 31 anni, venne contattato a New York dal pianista Wynton Kelly, che gli propose di unirsi al suo trio, per un concerto da tenersi la sera del 21 aprile a Baltimora, presso la Left Bank Jazz Society. La richiesta lo colse di sorpresa, Wynton Kelly capeggiava da oltre dieci anni un trio con Paul Chambers al basso, e Jimmy Cobb alla batteria, un gruppo perfettamente collaudato.

Jimmy Cobb, Wynton Kelly, Paul Chambers

Infatti dopo essere stati dal 1959 al 1963 la rhythm session del quintetto di Miles Davis, con cui fra l'altro presero parte alla realizzazione dello storico Kind of Blue, avevano continuato ad esibirsi unicamente in trio.



Henderson racconta che, prima di accettare, ebbe qualche perplessità, temeva, non avendo mai suonato con loro prima, di non riuscire ad inserirsi adeguatamente in un gruppo così affiatato.
Per facilitare la cosa la scelta del programma della serata cadde su una serie di brani molti noti e nonostante i timori iniziali si instaurò subito un feeling straordinario e i risultato della serata fu strepitoso.
Il concerto venne registrato interamente, quasi due ore e mezzo di musica, ma i nastri rimasero chiusi in qualche cassetto per quasi 25 anni.
Nel 1994 la casa discografica Verve decise di pubblicare un Cd intitolato Four contenente una selezione di sei brani scelti fra i migliori della serata,


e finalmente gli appassionati poterono godere di quell'unico ed eccezionale connubio. La scelta del titolo non si riferisce solo al numero dei musicisti, ma anche al brano di Miles Davis eseguito dal gruppo. Il brano, scritto originariamente proprio per essere eseguito in quartetto, venne inciso da Davis per la prima volta nel 1954 con Horace Silver,  Percy Heath e Art Blakey. 
Nel video seguente è possibile ascoltare una parte dell'esecuzione tratta dal CD, contenente il lungo assolo di Henderson.


Di seguito proponiamo il brano di apertura del CD, il classico Autumn Leaves di Prevert-Kosma che sempre Miles Davis consacrò come jazz standard. 


Motivi di copyright non consentono di proporre l'intero album, che tuttavia è disponibile a prezzi contenuti in numerosi siti a partire da iTunes.

Il Cd riscosse a suo tempo un buon successo di vendite che la Verve pensò bene di sfruttare proponendo due anni dopo un secondo CD contenente i rimanenti brani della serata e intitolato Straight No Chaser. Anche questo secondo album è degno d'attenzione, ma non aggiunge niente di nuovo e può interessare solo come completezza di documentazione.






giovedì 11 ottobre 2012

Ricordo di Art Blakey (11 ott. 1919 - 16 ott. 1990)


Art Blakey nacque l'11 di ottobre del 1919 ed è deceduto il 16 ottobre 1990, solo cinque giorni dopo il suo 71° compleanno. Viene considerato uno dei maestri della batteria moderna.
Nel video seguente è possibile apprezzare la grande vivacità percussiva


Egli è stato anche uno dei protagonisti, con i suoi Jazz Messengers della importante stagione dell' Hard Bop, che rappresentò il risveglio del jazz "nero" ed inoltre fu uno straordinario scopritore di talenti. Nei suoi gruppi hanno militato negli anni moltissimi personaggi divenuti in seguito della star, da Cliford Brown a Wynton Marsalis, da Woody Shaw a Lee Morgan, da Horace Silver a Mal Waldron, da Wayne Shorter a Bobby Watson, solo per ricordarne alcuni.
Ripropongo qui un vecchio post nel quale è possibile ripercorrere, a grandi linee, l'evoluzione del suo gruppo più famoso che per decenni ha raccolto successi in tutte le parti del mondo.

http://gerovijazz-jazzfan37.blogspot.it/2011/12/il-messsaggio-dei-jazz-messengers.html


giovedì 4 ottobre 2012

The King of Swing at The Carnegie Hall (16 jan.1938)

Fra poco più di due mesi saranno trascorsi 75 anni da quella storica serata del 16 gennaio 1938 in cui, per la prima volta, il jazz entrò alla Carnegie Hall, fino ad allora considerata il tempio della musica classica. Questo evento di rottura avvenne grazie a Benny Goodman, che, nel corso dell'anno appena trascorso, aveva raggiunto dei vertici di popolarità impensabili per l'epoca, al punto da essere proclamato Re dello Swing, e paragonabili, fatte le debite proporzioni, a quelli di una rockstar di oggi.


L'avvenimento fece grande scalpore e rappresentò un punto di svolta nei programmi della sala da concerto newyorkese, che costituirà l'avvio di manifestazioni analoghe negli anni successivi. Duke Ellington, Charlie Parker, Billie Holiday, Miles Davis e molti altri, negli anni, si sarebbero esibiti su quel palcoscenico. 
Il successo fu strepitoso, nonostante il pubblico non fosse costituito dai giovanissimi fans del clarinettista, ma, prevalentemente, da signori della classe benestante in abito da sera e smoking, come si può constatare dal seguente video realizzato con filmati d'epoca.


Il critico del New York Times il giorno dopo scrisse che Benny Goodman, che indossava un elegantissimo frack, venne accolto dalla sala con un caloroso applauso, come se fosse stato Toscanini.
Il concerto venne registrato con un solo microfono posto in alto sopra il palco, e quelle registrazioni rimasero in un cassetto per oltre vent'anni. Finalmente con l'avvento del Long Playing la CBS ebbe l'idea di pubblicare l'intero concerto contenuto in due dischi da 33 giri, consentendo agli appassionati di godere di questo storico evento.




Il concerto si aprì con le note di Don't Be That Way eseguita dall'orchestra con gli assolo nell'ordine di Benny Goodman, Babe Russin al sax tenore, Harry James alla tromba e Gene Krupa alla batteria, entrambi accolti da scroscianti applausi, e infine Vernon Brown al trombone.


L'orchestra continuò con Sometimes I'm Happy, non incluso nel disco perché la registrazione era difettosa.
Il brano successivo era One O'Clock Jump, un omaggio a Count Basie, - presente quella sera e che più avanti prenderà parte alla jam session - con un lungo solo iniziale del pianista Jess Stacy, gli altri solisti sono nell'ordine Russin, Brown, Goodman e James.



La fase successiva del concerto prevedeva una specie di rassegna storica intitolata "Venti anni di Jazz" e per l'occasione all'orchestra si unirono alcuni famosi solisti: Bobby Hackett alla cornetta, e gli ellingtoniani Johnny Hodges al sax soprano, Harry Carney al sax baritono e Cootie Williams alla tromba. 
Vennero eseguiti brani storici per ricordare l'evoluzione del jazz dalle origini, aprendo con un omaggio alla Original Dixieland Jazz Band. Il brano scelto era Sensation Rag eseguita quasi alla lettera da Goodman con Gordon Griffin al sax ten., Vernon Brown al trombone, Gene Krupa alla batteria e Jess Stacy al piano.


Il brano successivo era I'm Coming Virginia, un omaggio a Bix Beiderbecke, con Bobby Hackett alla cornetta e Allan Reuss alla chitarra che esegue la parte che era di Eddie Lang.


Il jazz di Chicago degli anni '20 e l'orchestra di Ted Lewis sono l'oggetto con When My Baby Smiles at Me del successivo omaggio


Non poteva mancare un breve omaggio a Louis Armstrong con Shine eseguito da Harry James.


L'omaggio successivo è all'altro grande maestro: Duke Ellington, in questo Blue Reverie in cui emergono gli ellingtoniani Hodges, Carney e Williams con al piano Jess Stacy.


Segue un'autocelebrazione dell'orchestra, con questa poderosa esecuzione di Life Goes to Party. Il brano scritto da Harry James e Benny Goodman, era dedicato al magazine illustrato Life, che aveva pubblicato un ampio servizio fotografico di una tournée dell'orchestra.



La fase della rievocazione storica si conclude con un'affollata e lunga jam session sulle note di Honeysuckle Rose, il noto brano di Fats Waller. Sul palco salgono Count Basie, con alcuni suoi orchestrali: Lester Young, Buck Clayton, Freddie Green, Walter Page, gli ellingtoniani Johnny Hodges e Harry Carney e infine Benny Goodman con i suoi Harry James, Vernon Brown e Gene Krupa. Quasi un quarto d'ora di puro jazz nel quale i protagonisti si alternano in brillanti performances solistiche. 


La fase successiva è dedicata ai piccoli complessi di Goodman: il trio con Teddy Wilson e Gene Krupa ed il quartetto con l'aggiunta del vibrafono di Lionel Hampton. Il trio esegue una particolare versione di Body and Soul


Il quartetto segue con tre brani del proprio classico repertorio: Avalon


seguito da The Man I Love


per concludere con I Got Rhythm



Dopo il quartetto rientrò l'orchestra per un'ulteriore sequenza di brani, cominciando con un famoso standard Blue Skies, nell'elegante arrangiamento di Fletcher Henderson, aperto dalla sezione delle trombe, con l'intervento di Vernon Brown e successivamente quello di Adrian Rollini al sax tenore, di Harry James alla tromba e di Goodman.


Il brano seguente era un motivo tradizionale scozzese Loch Lomond, arrangiato da Claude Thornill e affidato alla voce di Martha Tilton, voce solista dell'orchestra. La tromba è sempre quella di Harry James.


Un altro noto standard di Rogers & Hart, arrangiato ancora da Flether Henderson, Blue Room con in evidenza la tromba di Gordon Griffin.


Segue un tipico brano goodmaniano Swingtime in the Rockies, tromba solista Ziggy Elman


conclude questa seconda parte dell'orchestra un brano particolare tratta da un musical Bei Mit Bist Du Schon, reso celebre dalle Andrews Sisters, qui ripreso da Martha Tilton e da Ziggy Elman.


Nel brano successivo si torna al trio con un altro suo popolarissimo tema China Boy con un vivace confronto tra la batteria di Krupa e i vibrafono di Hampton 


il quartetto invece si cimenta qui in un brano di solito eseguito dall'orchestra il famoso Stomping at the Savoy


e conclude con un vivacissimo Dizzy Spells, composizione collettiva del gruppo, che consente di valutare a pieno le qualità virtuosistiche dei componenti 


Per il gran finale torna l'orchestra con quel Sing, Sing, Sing brano entrato nella leggenda grazie, soprattutto, alla vulcanica esibizione di Gene Krupa.


Il successo fu travolgente, gli applausi si conclusero con una standing ovation e i bis furono più di uno. Nel album venne tuttavia riportato solo Big John's Special, un vecchio successo di Fletcher Henderson ripreso da Goodman e divenuto presto uno dei brani più noti dell'orchestra.


In conclusione uno storico avvenimento che ancora oggi è pienamente godibile nonostante siano passati 75 anni, la mia intera vita!!!

P.S.: un particolare ringraziamento va al canale Irh1966 di Youtube che ha avuto la pazienza di postare l'intero album con tracce di qualità molto buona.

mercoledì 26 settembre 2012

Dischi storici: Duke Ellington & John Coltrane (1962)

Il settembre 1962 è stato per Duke Elligton un periodo di intensa attività, nonostante la non più giovane età - aveva 63 anni - nel quale si è cimentato soprattutto come pianista al di fuori dell'orchestra. Nel giro di un paio di settimane realizzò infatti due dischi molto importanti per chi voglia conoscerlo in tale veste. Del primo Money Jungle, con Charlie Mingus e Max Roach, ho abbondantemente parlato nel post precedente, oggi presenterò il secondo Duke Ellington & John Coltrane, registrato esattamente 50 anni fa, il 26 settembre 1962 per la Impulse! Records.


John Coltrane all'epoca aveva 36 anni ed aveva raggiunto una grande notorietà grazie alla sua militanza con Miles Davis, prima e con un proprio quartetto, comprendente al piano il giovane talento emergente McCoy Tyner, poi. La sua musica all'epoca rientrava ancora nel canoni della "normalità", la svolta verso il free avverrà nel 1964 con la realizzazione di A Love Supreme.
Il Duca lo volle al suo fianco per questo nuovo cimento con un musicista molto più giovane e con un background musicale diverso, ma con il quale trovava nel blues un terreno comune.
Per la seduta di registrazione i due portarono con sé i rispettivi bassisti e batteristi: gli ellingtoniani Aaron Bell e Sam Woodyard e Jimmy Garrison ed Elvis Jones, membri del quartetto di Coltrane, i quali si alternarono e si mescolarono nelle sette tracce contenute nell'album.


Il brano di apertura è un classico ellingtoniano In a Sentimental Mood nel quale Coltrane, sostenuto da Ellington e da una ritmica molto discreta, si limita ad eseguire il tema senza particolari variazioni.


Segue un brano composto per l'occasione da Billy Strayhorn, alter ego del Duca, Take the Coltrane, giocando nel titolo con l'altro famoso brano ellingtoniano, sigla dell'orchestra. Il brano molto più vivace e swingante offre a Coltrane lo spunto per una ampia improvvisazione in alternanza con Ellington.


Il brano successivo è una composizione di Coltrane: Big Nick, scritta per l'occasione,  in cui egli si esibisce al sax soprano.




La prima facciata si chiude con Stevie un brano del Duca, composto anche questo per l'occasione. Un blues che consente ai due artisti di evidenziare le loro rispettive qualità esecutive.


Il lato B si apre con un'altra delicata composizione di Billy Strayhorn: My Little Brown Book nella quale ancora una volta si evidenziano il pianismo essenziale del Duca e gli eleganti fraseggi di Coltrane.


Il brano successivo è una seconda nuova composizione del Duca: Angelica, dal ritmo latineggiante, molto gradevole.


L'album si chiude con un brano tratto dal repertorio di Ellington: The Felling of Jazz, che potrebbe anche rappresentarne il sottotitolo,  per il grande affiatamento che si riscontra fra musicisti che non avevano mai suonato insieme prima.

Per concludere un altro pezzo di storia del jazz che dopo mezzo secolo è ancora tutto da ascoltare.