venerdì 30 dicembre 2011

Morelli e Fornarelli: due eccellenti pianisti pugliesi "d'esportazione".

Repost from Splinder (9 nov. 2011)


Fra i dischi usciti nel 2011 che ho segnalato negli ultimi tempi, prevalgono quelli di noti pianisti italiani come Gaetano Liguori, Stefano Bollani e Stefano Battaglia. Oggi voglio segnalare i CD recenti di due pianisti, altrettanto bravi anche se meno noti, legati fra loro dalla regione d'origine: La Puglia e dall'essere “emigrati” in Francia.

Il primo è Nico Morelli, nato a Taranto nel 1965, già allievo di Franco D'Andrea, che da anni si è stabilito a Parigi, senza tuttavia dimenticare l'Italia ed in particolare la sua regione d'origine. In attività ormai da circa vent'anni, ha inciso numerosi dischi, sia a proprio nome, sia come sideman. 

nico_morelli.tif.big


A fine settembre è uscito l'ultimo album a suo nome: Nico Morelli Trio Live in Morocco (Bonsai Music 2011) con Aldo Romano e Michel Benita. Il disco è la testimonianza di una tournée effettuata dai tre artisti in Marocco alcuni anni fa, dalla quale emergono emozioni e sapori locali e l'attestazione di un perfetto affiatamento dei tre che avevano già collaborato in precedenza. Cinque dei dieci brani sono composizioni di Morelli alcune delle quali ispirate proprio dalle atmosfere magrebine.


nico morelli - live in morocco 
nico morelli back



Il disco è disponibile anche in rete su iTunes e altri siti analoghi.


Il secondo musicista, Kekko Fornarelli è nato a Bari nel 1978 e dopo anni di studio e di collaborazione con numerosi musicisti nel 2005 pubblica il primo album a suo nome, accolto molto favorevolmente dalla critica. Trasferitosi in Francia prosegue nella ricerca di un proprio stile collaborando con musicisti italiani e francesi. Nel 2007 pubblica il suo secondo album A French Man a New York dedicato a Michel Petrucciani, al quale prende parte anche il sassofonista Rosario Giuliani.

KekkoFornarelli


Quest'anno infine è uscito Room of Mirrors (Auand - distr. Egea 2011) in trio con Luca Bulgarelli al basso e Gianlivio Liberti alla batteria. Un disco originalissimo dal “sound cosmopolita fresco ed avvincente fra acustica ed elettronica” come ha scritto il mese scorso il critico Maurizio Zerbo nella sua appassionata recensione su all about jazz.

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kekko fornarelli back


Ispirato alla musica del trio del pianista svedese Esbjorn Svensson scomparso nel 2008 il disco è la conferma delle non comuni qualità di questo artista, il quale per cercare di rendere più appetibile la sua musica anche ai giovani ha realizzato un originale video-clip forse il primo di un jazzista italiano.



Nel concludere non posso che esprimere il mio rammarico per il fatto che molti straordinari talenti nostrani, a causa della miopia dell' establishment musicale italiano, siano costretti ad “emigrare” oltralpe per potersi affermare.


Agogic: il nuovo album del rientrante Andrew D'Angelo

Repost from Splinder (6 nov. 2011)


Nell'ultimo numero dell'interessante e-magazine JazzColours, che ancora una volta consiglio di seguire a chi non lo conoscesse, è uscita un'intervista del direttore Antonio Terzo al sassofonista di origini italiane Andrew N. D'Angelo, ritornato recentemente sulle scene dopo che nel 2008 gli era stato diagnosticato un tumore al cervello.
jazzcolours

Nato a Seattle nel 1966, all'inizio degli anni '90 era divenuto uno dei membri più autorevoli della comunità jazzistica d'avanguardia di New York, soprattutto grazie al gruppo Human Feel (con Chris Speed, Kunt Rosenwenkel e Jim Black), con il quale aveva inciso diversi dischi.

human feel
d
a sx a dx: D'Angelo, Rosenwelkel, Black e Speed

Nel 2008, poco prima della terribile diagnosi, aveva pubblicato il primo disco a suo nome: Skadra Degis (Skirl Records 2008) in trio con Jim Black e Trevor Dunn. Un album esplosivo un misto di graffiante avanguardia e di bruciante free, con spunti accattivanti di puro jazz, accolto entusiasticamente dalla critica.
skadra degis



Io non conoscevo questo disco, me lo sono procurato e confesso che nonostante la mia non eccessiva simpatia per il free, sono rimasto sorpreso favorevolmente sia dalle qualità compositive di D'Angelo, che firma tutti i brani, sia dalla prorompente vitalità di questo trio, che si avventura in spericolate improvvisazioni, audaci, ma mai banali o stridenti.

Purtroppo questo felice esordio da leader venne vanificato dalla malattia e, solo di recente, dopo due interventi, che sembra abbiano risolto il problema, D'Angelo torna con un nuovo disco realizzato in collaborazione con il trombettista di origine vietnamita Coung Vu, anche lui nato a Seattle, noto per la sua collaborazione con Pat Metheny, con il quale ha messo insieme un nuovo gruppo dall'eccentrico nome Agogic (dotto termine musicale che sta ad indicare alterazioni del valore delle note e delle pause non indicate nel testo musicale) ed il loro primo album porta il nome del gruppo, di cui fanno parte anche Luke Bergman al basso elettrico ed Evan Woodle alla batteria.

cover


AGOGiC
AGOGiC
(Table&Chairs - 2011)

Andrew d’Angelo (sc, cl.bs), Cuong Vu
(tr), luke Bergman (bs.el), Evan Woodle
(bt)

1. En Se Ne
2. Too Well
3. Acid Kiss (Cuong Vu)
4. Old Heap (Evan Woodle)
5. Felicia
6. Use 2
7. Gently Shifting Next (Cuong Vu)
tutti i brani sono di D'Angelo tranne diversa indicazione

Un ritorno decisamente positivo per D'Angelo, coadiuvato dalla elegante dinamicità di Vu e dalla sensibilità espressiva e dalla vivacità ritmica di Bergman e Woodle.
Nei due video successivi e possibile constatare la qualità della musica proposta. Si tratta di due brani del disco eseguiti nel corso di una tournée per promuovere il disco.




The River of Anyder" (ECM 2011): l'ultimo disco di Stefano Battaglia

Repost from Splider (5 oct. 2011)


Dopo il suggestivo, metafisico, spirituale Pastorale dello scorso anno con l'apporto delle percussioni e l'elaborazione elettronica di Michele Rabbia, Stefano Battaglia torna a stupirci con il suo nuovo album – il quarto per ECM – River of Anyder in trio con Salvatore Maiore al basso e Roberto Doni alla batteria e percussioni.
stefano battaglia - the river of abyder
Stefano Battaglia Trio
The River of Anyder
(ECM 2151)

Stefano Battaglia piano
Salvatore Maiore double-bass
Roberto Dani drums
 
01. Minas Tirith
02. The River of Anyder
03. Ararat Dance
04. Return to Bensalem
05. Nowhere Song
06. Sham-bha-lah
07. Bensalem
08. Anagoor
09. Ararat Prayer
10. Anywhere Song

Recorded November 2009

Un nuovo percorso musicale fantastico e fantasioso, che si snoda fra raffinate suggestioni filosofiche (The Anyder River e Bensalem sono citati nell'Utopia di Tommaso Moro), e riferimenti letterari al Signore degli anelli di Tolkien o alle Mura di Anagoor di Dino Buzzati e alle Illuminazioni di Rimbaud.
stefano battaglia

Tutte composizioni originali del pianista milanese giunto ormai ad un'eccellente capacità compositiva ed un'intensa sensibilità espressiva che ne fanno uno dei più interessanti e meno scontati musicisti del panorama musicale odierno non solo jazzistico. Infatti la sua musica si distingue per la rigorosa ricerca delle forme espressive che spaziano da spunti cameristici a sapori etnici con impasti jazzistici al di fuori degli standards contemporanei.
Sabato scorso (01/10/2011) Battaglia è stato ospite della trasmissione di RaiRadio3 “Battiti” per presentare questo nuovo disco. Qui potete trovare il podcast della trasmissione.

"Orvieto" (ECM 2011): l'atteso disco in duo di Corea e Bollani.

Repost from Splinder (30 sept. 2011)


È appena uscito l'atteso album in duo di Chick Corea e Stefano Bollani che contiene una selezione dei tre concerti tenuti nell'ambito di Umbria Jazz Winter al teatro Mancinelli di Orvieto il 29 e 30 dicembre 2010 e l'1 gennaio 2011.
bollani_corea
Corea ama particolarmente cimentarsi in questo genere di confronto con altri grandi pianisti. In questo blog ho già documentato gli incontri con il cubano Gonzalo Rubalcaba (qui) e con la giovane talentuosa giapponese Hiromi (qui).
Con Bollani si era già confrontato al Ravello Festival nel 2009 e da allora i due di sono incontrati in diversi concerti.
Chick Corea ha così commentato questi ultimi concerti: Due pianisti che improvvisano insieme sono una grande sfida e queste performances con Stefano sono state fonte di ispirazione e anche di divertimento.

bollani corea - orvieto 
bollani corea - orvieto back

In questo album troviamo un programma vario e diversificato con composizioni dei due artisti, brani di Tom Jobim, Fats Waller, Miles Davis ed alcuni standards. 75 minuti di musica bellissima eseguita con calore e passione da due dei più dotati talenti pianistici in circolazione.
Di seguito due video che documentano alcuni momenti di una di quelle serate.





Miles Davis a 20 anni dalla morte

Repost from Splinder (23 sept. 2011)


davis_miles_001

A vent'anni dalla sua scomparsa penso che ormai si possa tranquillamente affermare che la seconda stagione di Miles, quella che va dal 1981 alla morte, sia stata decisamente inferiore alla prima e che, soprattutto, non abbia lasciato tracce indelebili paragonabili a quelle, numerose, della stagione anteriore alla malattia, che lo tenne lontano dalle scene dal 1975 al 1981. 
Penso a Birth of the Cool, ai quintetti con John Coltrane prima e con Wayne Shorter poi, a Kind of Blue, alle incisioni con l'orchestra di Gil Evans, a Nefertiti e a Bitches Brew, anche se appartenenti già alla svolta più "rockettara". Decine di capolavori assoluti che non possono mancare in una qualsiasi storia del jazz.

Miles Davis 2

Dell'immensa quantità di materiale pubblicato in quegli ultimi anni, invece, ben poco resterà nella storia del jazz, anche perché ormai Miles aveva rinnegato il termine "jazz" per la sua musica.

...miiles_davis_1991
Miles Davis nel 1991

Album di sucesso come You're Under ArrestDecoyTutù, pur essendo di elevato livello, non meritano certo un posto nel Pantheon del jazz, e difficilmente saranno oggetto di culto come alcuni di quelli sopra citati.
Kind of Blue del 1959, l'album di jazz più venduto in assoluto, per esempio, ha a tutt'oggi abbondantemente superato i 3 milioni di copie vendute e continua ad essere richiesto non solo dagli addetti ai lavori.
Ciò detto l'assoluta grandezza del personaggio e la straordinaria eterogeneità della sua musica non possono essere compresi se non con una visone "panorimica", magari aiutandosi con un testo fondamentale come quello di Richard Cook

miles

pubblicato nel 2005 e disponibile anche in italiano con il titolo "Miles Live e in Studio - Quattordici album fondamentali." (Il Saggiatore 2008)


Inner Smile: il nuovo disco del quartetto di Aldo Romano con Enrico Rava.

Repost from Splinder (23 sept. 2011)


La collaborazione fra Aldo Romano ed Enrico Rava va avanti, sia pur saltuariamente, dalla seconda metà degli anni '70, all'epoca del famoso quartetto di Rava con Roswell Rudd e J. F. Jenny-Clark, qui in ripresi all'epoca.
RAVA QUARTET
Ancora oggi se Aldo chiama Enrico risponde e viceversa.
In questi giorni ho ascoltato il loro ultimo album, a nome di Aldo: Inner Smile (Dreyfuss Jazz 2011), registrato in studio a Udine nel marzo scorso, con il quartetto franco-italiano comprendente anche il brillante pianista Baptiste Trotignon ed il preciso bassista Thomas Bramerie. Il gruppo molto affiatato si esibisce in festivals e concerti dall'anno scorso e con questo album viene messo un punto fermo a questa felice collaborazione.

cover
03

Gli undici brani, tutti di notevole qualità, comprendono 5 composizioni di Romano, alcune delle quali, come quella che dà il titolo al disco, già sentite in passato, una del pianista, 4 famosi standards e un brano collettivo Kind of Autumn.

Per avere un'idea del genere di musica di seguito un video del luglio 2010, ripreso durante un'esibizione in un night parigino

The Time of the Sun: Il nuovo album di Tom Harrell

Repost from Splinder (16 aug. 2011)


Dopo il bellissimo Roman Nights dello scorso anno, Tom Harrell, con questo The Time of the Sun (High Note 2011), uscito quest'estate, ci regala un altro album superbo, pieno di suggestioni e di emozioni.
tom harrell - the time of the sun


Personale:
Tom Harrell (trumpet, flugelhorn)
Wayne Escoffery (tenor saxophone)
Danny Grisett (piano, Fender Rhodes piano)
Ugonna Okegwo (bass)
Johnathan Blake (drums)


Tracklist
tutti i brani sono di Tom Harrell

01. The Time of the Sun 5'57
02. Estuary 8'41
03. Ridin' 9'02
04. The Open Door 6'33
05. Dream Text 7'28
06. Modern Life 7'10
07. River Samba 5'04
08. Cactus 6'28
09. Otra 5'49

Nel mio Tom Harrell: come coniugare musica e disabilità dello scorso anno ho ripercorso il difficile e tormentato cammino artistico di questo personaggio sfortunato, affetto da una particolare forma di schizzofrenia, il quale da poco ha compiuto 65 anni, esprimendo tutta la mia ammirazione per le sue qualità di improvvisatore e di compositore.
tom harrell

Con questo quarto album, realizzato negli ultimi cinque anni con il solito quintetto, Harrell fornisce un'ulteriore prova delle sue ammirevoli doti di compositore, tutti e nove i brani sono sue composizioni, e di improvvisatore, offrendo all'ascoltatore una serie di raffinate ed originali esecuzioni, che spaziano dai ritmi latineggianti al bop più classico con qualche venatura funky, sostenuto dall'autorevole sax di Wayne Escoffery e da un'impeccabile ed affiatatissima sezione ritmica.
Nel video seguente è possibile ascoltare il brano che da il titolo all'album. Il quintetto è stato ripreso in una tournée estiva il mese scorso.


"Noi Credevamo" (E Crediamo Ancora) - Gaetano Liguori Idea Trio 40 anni dopo.

Repost from Splider (7 aug. 2011)


Del maestro Liguori in questo blog ho parlato spesso, sia come musicista (qui), sia come produttore discografico dell'etichetta Bull Record (qui).
Oggi voglio presentare la sua ultima fatica uscita alcuni mesi orsono con il CD "Noi Credevamo (E Crediamo Ancora)" (Bull Record BULL060, 2011) con Roberto Del Piano al basso elettrico e Filippo Monico alla batteria
gaetano liguori noi credevamo

Ed il miglior modo per presentarlo è dare la parola al maestro stesso che in un breve filmato riassume le motivazioni artistiche e ideali che lo hanno indotto a riunire 40 anni dopo lo storico gruppo 

gaetano liguori idea trio

che nei primi anni '70 fu uno dei simboli della musica di protesta giovanile, che in quegli anni furoreggiava nelle piazze e nelle università, spesso occupate.


Nel prossimo video è possibile ascoltare l'interpretazione jazzistica di Bella Ciao

Non appartenendo a quella generazione, nel 1972 ero sposato con figli e lavoravo già da oltre 10 anni, l'album non ha suscitato in me turbamenti nostalgici, pur apprezzando il valore musicale degli interpreti e la qualità innovativa (allora) e storica (oggi) dei diversi brani, ma penso che per chi ha vissuto, nel bene e nel male, quella stagione possa ritrovarvi ricordi, sensazioni ed emozioni vissuti all'epoca.
Per concludere un album che non può mancare nella discoteca di chi ama il jazz italiano e la sua storia.

Gaetano Liguori sul Web

http://www.gaetanoliguori.it/

http://www.facebook.com/profile.php?id=100000789487489

Gaetano Liguori Idea quintet Live in Milano 22 marzo 1979

Repost from Splinder (29 jan. 2011)


Oggi voglio segnalare a chi fosse sfuggita, una vera rarità per chi ama il jazz italiano di qualità.
Sul blog Inconstant Sol nei giorni scorsi è stata messa in condivisione la registrazione di uno dei quattro concerti del gruppo guidato da Gaetano Liguori alla Palazzina Liberty di Milano nel marzo del 1979. Si tratta di un concerto diverso da quello pubblicato (parzialmente) a suo tempo dalla Philology (W 145.2 - 1999) anche se il programma è in parte uguale.

Dario Fo poster gaetano liquori idea quintet
In quell'occasione all'Idea Trio di Liguori comprendente Roberto Del Piano al basso e Filippo Monico alla batteria si unirono i fiati Massimo Urbani (1957-1993) al sax e Danilo Terenzi (1956-1995)  al trombone, due grandi strumentisti entrambi scomparsi, purtroppo, prematuramente.
Questa registrazione, mai pubblicata, contribuisce a ricordare una interessante pagina di un periodo storico del jazz italiano contemporaneo discograficamente trascurato.

P.S.
Riporto di seguito il ricordo di uno dei protagonisti di quell'evento, l'amico Roberto Del Piano, da lui lasciato nei Commenti, ma che per completezza ho voluto inserire qui.:

Questo è il terzo dei quattro concerti che quel quintetto tenne alla Palazzina Liberty di Milano, all'epoca gestita da Dario Fo. Era la prima volta che il jazz compariva in quel luogo, ma lo stesso Fo disegnò - non senza gusto - l'immagine del manifesto.
La sala non fu mai piena, ma nel complesso delle quattro serate il pubblico fu, anche per l'epoca, abbastanza numeroso.
Erano i primi concerti di quel quintetto, nato su sollecitazione del padre di Massimo a Gaetano - credo proprio di non sbagliarmi nel ricordo - il quale rassicurò il pianista sulle condizioni del figlio.
Massimo aveva passato un brutto periodo a causa della dipendenza dall'eroina (inutile nascondersi dietro al dito...) ma stava, con grande  forza di volontà, cercando di uscirne e aveva bisogno di rimettersi a suonare; per lui sarebbe stato anche meglio allontanarsi dal "giro" romano e fu così che si trasferì a casa mia assieme all'amico fraterno Danilo Terenzi.
Un po' di prove nel "loft" di Filippo Monico e il gruppo prese vita.
Come scrisse Arrigo Polillo, eravamo cresciuti abbastanza da lasciarci alle spalle un certo "free" di maniera, non rinnegando quella splendida stagione creativa, senza con ciò diventare uno dei tanti gruppi neo-bop tutti un po' uguaali gli uni agli altri.
Polillo, come sempre, aveva ragione e queste sue parole - che riporto a memoria - le considero uno dei più bei complimenti mai ricevuti.
Non tutto quello che facevamo era oro colato, ovviamente: anche in queste registrazioni i primi due brani zoppicano un po' (molto meglio le versioni apparse su Philology), mentre altri - penso al "Corale per Albert Ayler" e la lunga suite - qui in versione integrale - mi fanno ancora venire i brividi.
Il quintetto purtroppo ebbe vita breve, in questa versione: dopo i concerti milanesi iniziò una breve tournée sopratutto nel triveneto. A Bolzano avremmo dovuto essere registrati in video per la RAI; Massimo purtroppo, sfuggito a quella che era una blanda sorveglianza non dichiarata, scomparve per alcune ore: quando tornò, era a malapena in grado di stare sul palco; suonò malissimo, sotto l'effetto della droga e dovemmo chiedere alla troupe della RAI di cancellare tutto.
Fu l'ultimo concerto con quella formazione; il quintetto continuò con Sergio Fanni e Pasquale Liguori al posto di Massimo e Filippo, poi ce ne fu una terza versione - di cui non resta alcuna registrazione - con Sandro Satta e Ivano Nardi.
Risentire oggi queste note riapparse come per miracolo dal passato provoca comunque in me un'emozione quasi insostenibile; non nascondo che - al primo ascolto - ho pianto come un bambino.
Direi che ogni altro commento, da parte mia, sarebbe superfluo.

Roberto Del Piano



Jazz Quatter Quartet: ALI (1983)

Repost from Splinder (12 dec. 2010)


Dopo una lunga parentesi dovuta a problemi vari riprendo l'idea di riportare all'attenzione gli LP in mio possesso, prodotti dalla casa discografica Bull Record fondata da Gaetano Liguori, e mai ripublicati in CD, operazione iniziata a suo tempo con Tetakkon (Bull Record LP 0010) dello stesso Liguori e Aspettando i Dinosauri (Bull Record 0009) del Gruppo Contemporaneo.
Il disco di oggi è ALI (Bull Record 0002) album d'esordio del Jazz Quatter Quartet, realizzato nei primi mesi del 1983 e all'epoca accolto da critiche più che lusinghiere. Il quartetto arrivò a questa prova discografica dopo alcuni anni di "gavetta" e, poiché all'epoca non erano molti i discografici disposti a scommettere sui giovani jazzisti, solo grazie a Gaetano Liguori ebbe l'opportunità di realizzare questo disco.

jazz quatter quartet - ali

Il gruppo era nato intorno al 1978 dall'incontro di due giovani musicisti che frequentavano associazione chiamata AMARC (Associazione musicisti alla ricerca della creatività): il trombettista triestino Mario Fragiacomo, allievo di Gaslini, 

mario fragiacomo

e il pecussionista milanese Enrico Del Piano, allievo del batterista Pasquale "Lino" Liguori e che aveva seguito anche i corsi di Pierre Favre; siamo negli anni '70 e il jazz d'avangurdia cercava agganci anche con la musica colta contemporanea. 

enrico del piano

Dopo alcune esperienze in duo, essi pensarono di ampliare l'organico e ritenendo necessario l'apporto di un musicista con esperienza compositiva, venne contattato il sassofonista Marco Lasagna, anch'egli allievo di Gaslini, studioso di musica contemporanea e apprezzato compositore


marco lasagna

Per completare il quartetto serviva un bassista e dopo alcuni tentativi non soddisfacenti, si ricorse all'ausilio del fratello maggiore di Del Piano, Roberto, da anni affermato strumentista, già membro del Gruppo Contemporaneo di Guido Mazzon e poi del Trio Idea di Gaetano Liguori.

roberto del piano
Il gruppo fu attivo per anni nell'area dell'avanguardia milanese con esibizioni e concerti molto apprezzati dal pubblico e positivamente accolti dalla critica. Il repertorio oltre alle composizioni di Lasagna e degli altri membri del gruppo prevedeva anche l'utilizzo di brani di jazzisti contemporanei come Ornette Coleman, Eric Dolphy, Don Cherry ecc.. Il noto critico Franco Fayenz recensendo un concerto definì la loro ricerca «punto di partenza per un originale sviluppo creativo» ed ebbe lusinghiere parole di apprezzamento per i musicisti, con particolare riferimento ai fratelli Del Piano.

jazz quatter quartet

L'approdo discografico consentì loro di ampliare le possibilità di farsi conoscere a livello nazionale ed internazionale, grazie anche alle recensioni positive apparse dopo la pubblicazione del disco.
Su Musica Jazz nel numero di ago/set. 1984 Gian Mario Maletto scriveva:
«Il "Quatter" trova le sue origini stilistiche [...] nell'hard bop rinnovato, rinverdito e intensificato dal free che s'è imposto negli anni scorsi, ma questo è stato, si badi bene, soltanto un lontano punto di partenza: ciò che piace nel quartetto milanese è l'intelligenza con cui ha superato i moduli istituzionali e ha fatto il salto nella creatività e nell'avventura
Altro aspetto non indifferente evidenziato dal critico è la durata dei brani incisi che contrariamente ai consueti "sbrodolamenti" di molti artisti d'avanguardia, raramente superano i 3 minuti «come dire che questi musicisti, per quanto arditi, sanno il fatto loro abbastanza per colpirci con la qualità piuttosto che con la quantità da supermarket della musica
Un aspetto curioso e simpatico di questa esperienza discografica riguarda la realizzazione tecnica della registrazione raccontatami da Roberto Del Piano:
«registrammo ALI nel "loft" di Giorgio Buratti, nel quale, in uno scantinato, c'era una specie di piccolo club - attrezzato di tutto punto - dove lui e i suoi amici si esibivano per una ristretta cerchia di appassionati; lo "studio di registrazione" (diciamo così) era al piano superiore; per cui non ci vedevamo e ci lanciavamo richiami a voce e a distanza. Una cosa molto poco professionale, ma divertente.» e il risultato comunque, come potrete constatare, non ne subì conseguenze.


jazz quatter quartet - ali back


credits
Jazz Quatter Quartet
ali
(Bull Record LP0002)
recorded at the Living House Studio
Milano 27/2/83 - 6/3/83

personnel
Roberto Del Piano (bass)
Enrico Del Piano (percussion)
Marco Lasagna (tenor & alto sax)
Mario Fragiacomo (trumpet)

jazz quatter quartet - ali LBA

Side A

1. Tema (M. Lasagna) 3'06"
2. Ali (M.Lasagna) 3'30"
3. Per Quattro (M. Lasagna) 3'18"
4. Habitat (M. Fragiacomo) 3'40"
5. Sprazzo (M. Lasagna/ R. Del Piano) 1'30"

jazz quatter quartet - ali LBB

Side B

1. Beauty is a Rare Thing (O. Coleman) 4'52"
2. Tutankhamun (M. Favors) 7'50"
3. Liberamente (M. Lasagna) 1'30"
4. Fine (E. Del Piano) 1'00"


Dopo la pubblicazione del disco il quartetto continuò nella sua l'attività, ma dovettero trascorrere altri nove anni per tornare in sala d'incisione e registrare, con un organico leggermente diverso, un nuovo interessante disco: le bois, la voix... (C.M.C. 9933.2 - 1992)
jazz quatter quartet - le bois, la voix


Poco dopo il gruppo si sciolse e oggi Roberto Del Piano, dopo molti anni di inattività, ha ripreso a suonare ed ha appena finito di registrare assieme a Gaetano Liguori e Filippo Monico un nuovo disco per festeggiare i 40 anni dalla nascita dell'Idea Trio, il fratello Enrico si è trasferito a Santo Domingo dove opera nel settore della ristorazione, Marco Lasagna è docente presso il Conservatorio di Novara e Mario Fragiacomo, dopo aver lasciato in anticipo il gruppo, ha continuato in proprio ed è tuttora in attività. (www.fragiacomo.org/)

P.S. Un doveroso ringraziamento ai fratelli Del Piano per il loro supporto informativo e naturalmente al maestro Gaetano Liguori per avermi consentito di mettere in condivisione il disco.

Dopo la pubblicazione di questo post ricevetti una email di precisazione da Enrico del Piano che riporto di seguito:

Caro GianLuigi,
avendo letto il tuo blog e rimgraziandoti per lo spazio che ci hai dato, volevo solo farti sapere che il gruppo é stato attivo fino al 2000, anno in cui abbiamo anche registrato un CD che purtroppo é tutt´ora inedito e forse é il piú riuscito dei tre. In quell´occasione oltre a me mio fratello e Marco Lasagna ha suonato con noi il trombettista Alberto Mandarini, con cui abbiamo anche fatto diversi concerti.
Grazie e ancora auguri.
Enrico Del Piano

martedì 27 dicembre 2011

Il mio incontro con Dizzy Gillespie in un concerto di oltre 50 anni fa.

Repost from Splinder (23 aug. 2011)

Curiosando su Youtube mi sono imbattuto in un paio di video-frammenti che mi hanno portato indietro di oltre mezzo secolo, quando, per la prima volta, ebbi l'occasione di ascoltare dal vivo Dizzy Gillespie durante la sua tournée europea dell'autunno del 1959, con il quintetto comprendente Leo Wright al sax alto e flauto, Junior Mance al piano, Art Davis al basso e Teddy Steward alla batteria.






Questi due brevi frammenti hanno risvegliato in me lontane sensazioni di una felice serata in quel di Torino, nella quale, ancora giovane neofita, per la prima volta ascoltavo una vera Jazz Star. Un personaggio straordinario che esprimeva un'incontenibile simpatia con quella strana tromba e il suo buffo copricapo afro e che trascinava il pubblico con la sua musica coinvolgente.

dizzy gillespie


Quando molti anni dopo mi imbattei in un album che conteneva un concerto registrato a Copenhagen nel corso di quella tournée, lo acquistai immediatamente. Dopo la visione dei video l'ho ritirato fuori e me lo sono nuovamente goduto e l'ho messo in condivisione.

dizzy gillespie - copenhagen concert



Tracklist
 01. I Found a Million Dollar Baby  10:20
02 My Man  4:16
03 Oh! Lady Be Good    3:42
04 They Can't Take That Away    5:29
05 Wheatleigh Hall  11:41
06 A Short One    0:09
07 Introduction  0:26
08 A Night In Tunisia   13:00
09 Lorraine  4:01
10 Ooh-Shoo-Be-Doo-Bee  4:01
11 There is No Greater Love   4:01
12 Woody'n You 7:51

LINK

All'epoca ero quasi digiuno di jazz e del programma della serata che probabilmente, almeno in parte, doveva coincidere con i brani dell'album, ricordo che riconobbi solo Night in Tunisia, accolta fra l'altro da un applauso scrosciante, che avevo già ascoltato nelle versione con Charlie Parker, anche se l'arrangiamento era molto diverso. Riascoltato a distanza di anni questo arrangiamento più ritmico non è poi male e il bravo Leo Wright, non potendo certo essere paragonato a Bird, tuttavia se la cava dignitosamente, com'è possibile ascoltare qui sotto.



This Side of Strayhorn: un omaggio al grande compositore dal trombettista Terell Stafford

Repost from Splinder (30 aug. 2011)


Le musiche di Billy Strayhorn hanno ispirato decine di artisti e il risultato, grazie alla "materia prima" è stato sempre eccellente.
Non fa eccezione questo album, uscito la scorsa primavera, realizzato dal quintetto del trombettista Terell Stafford come epilogo di un programma di concerti dal titolo "Celebrating Billy Strayhorn".

terell stafford
terell stafford back

Terell Stafford (classe 1966) è un bravissimo trombettista molto versatile e preparato con alle spalle solidi studi universitari. Ha suonato con Bobby Watson, che in pratica lo ha lanciato con il suo gruppo Horizon, e con molti altri come McCoy Tyner, Steve Turre ecc..

terell stafford

Quest'anno era presente al Festival di Cala Gonone in Sardegna, dedicato al 20° della morte di Miles Davis, con un quintetto comprendente anche Dado Moroni al piano.

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Prima di questo album, nel quale mi sono imbattuto per caso, conoscevo Stafford solo di nome, ma non lo avevo mai ascoltato e sono rimasto colpito dalla sua sonorità calda, piena rotonda che ricorda molto Clifford Brown, come si può constatare da questo breve scoppiettante assolo.



Il disco pur non essendo, a quanto ne so, ancora distribuito in Italia, può essere facilmente reperito in internet sui siti specializzati o scaricato da I Tunes o siti analoghi e non può mancare nelle discoteche di chi ama il jazz classico di Strayhorn.

I miei standards preferiti: I Remember Clifford (1957)

Questo brano è sicuramente il più famoso canto funebre del jazz. Venne scritto dal sassofonista Benny Golson, profondamente colpito per la prematura scomparsa nel 1956 a soli 25 anni, del quasi coetaneo collega Clifford Brown, astro emergente della tromba. Di seguito un raro video di Clifford Brown ripreso un anno prima dell'incidente.




Benny Golson all'epoca suonava con l'orchestra di Dizzy Gillespie e racconta che quando appresero la notizia dell'incidente automobilistico in cui persero la vita oltre a Brown anche il pianista Richie Powell, fratello di Bud, e la moglie, stavano suonando all'Apollo Theatre di New York.

benny golson



La notizia sconvolse tutti i musicisti, molti dei quali piangevano mentre suonavano. Da quell'emozione scaturì l'ispirazione a Golson per questo splendido brano che venne eseguito per la prima volta nel 1957 proprio dall'orchestra di Gillespie. Nel video seguente Dizzy Gillespie l'esegue al Festival di Newport nel luglio dello stesso anno.





L'anno seguente Golson venne chiamato da Art Blakey a far parte dei Jazz Messengers, ed il brano entrò stabilmente nel repertorio del gruppo. Di quel periodo è il video seguente con Lee Morgan alla tromba e lo stesso Golson al sax. Il pianista è Bobby Timmons.





Nel 1961 a Parigi Don Byas e Bud Powell, accompagnati da Pierre Michelot al basso e Kenny Clarke alla batteria, ne registrarono una struggente versione. L'esecuzione di questo brano per Powell aveva un significato speciale in quanto in quell'incidente perirono anche suo fratello e la cognata.



Il brano, negli ultimi 50 anni, è diventato una delle composizioni più eseguite e più amate al mondo e grazie ai versi scritti da Jon Hendricks è stata eseguita anche da molti cantanti. Fra le varie versioni vocali in circolazione, a mio parere, quella di Helen Merrill, che con Brown aveva realizzato uno splendido disco, è una delle più sentite. La tromba è quella di Roy Hargrove.





Nel 1986, nel 30° anniversario, Keith Jarrett riprende il brano e con il suo trio e ne da una lettura che ne evidenzia la straordinaria liricità e bellezza







Ancora oggi il brano è spesso eseguito dai musicisti contemporanei come dimostrano i due successivi video. Nel primo troviamo Fabrizio Bosso in un concerto con Italian Big Band di Marco Renzi al teatro Petruzzelli di Bari lo scorso anno.






Infine il giovane trombettista cubano Gendrickson Mena con il sestetto di Gianni Cazzola ripresi a Busto Arsizio lo scorso maggio.